Arbovirosi

Virus e zanzare: origine e differenze di Dengue, Chikungunya e West Nile

Un tempo queste infezioni venivano definite “esotiche” o “rare”: non esistono terapie specifiche, la prevenzione resta l’arma migliore per difendersi dai contagi

Disinfestazione in alcune aree di Panama City, Panama, nell’ambito di una "mega operazione interistituzionale contro la dengue".  EPA/Carlos Lemos

4' di lettura

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Paese che vai, zanzara che trovi. Ma per effetto della globalizzazione, quindi dei lunghi e frequenti viaggi di uomini e merci nei diversi continenti, capita anche di trovarle tutte nello stesso paese. Succede all’Italia che sta ospitando colonie di zanzare che trasmettono i temuti virus di Dengue, Chikungunya e West Nile.

Un tempo, non molto lontano, queste infezioni venivano definite “esotiche” o “rare”. Ma oggi, con la complicità dei cambiamenti climatici e dei movimenti migratori di uccelli e insetti, occupano le prime pagine dei giornali e sono entrate di diritto tra le preoccupazioni dei cittadini che hanno cominciato a conoscere le arbovirosi.

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Ma cosa sono? Si tratta di malattie infettive causate da virus che vengono trasmessi all’uomo e ad altri animali attraverso artropodi vettori come zanzare, zecche, attraverso la puntura o il morso. Il virus non si trasmette da uomo a uomo.

La diversa origine dei virus e dei nomi

I nomi delle infezioni, Dengue, Chikungunya, West Nile , richiamano a mondi e lingue lontane. La Dengue è conosciuta anche come “febbre spacca ossa” per i dolori che provoca proprio a livello dello scheletro, mentre il termine Chikungunya, di origine africana, significa “ciò che curva o contorce” per i particolari dolori articolari che costringono a una posizione difensiva e immobile. Per queste due infezioni la responsabile è la zanzara di genere Aedes, la cosiddetta “zanzara tigre”, che si è diffusa in Italia agli inizi degli anni ’90, quando è sbarcata per la prima volta a Genova insieme a un carico di copertoni dagli Usa. Il nome “West Nile” (Nilo Occidentale), invece, deriva dal distretto dell’Uganda in cui il virus è stato isolato per la prima volta nel 1937, in base al luogo di provenienza di una donna che presentava sintomi febbrili. Il virus, quindi, prende il nome dalla regione in cui è stato scoperto ed è per questo che in Italia è conosciuto anche sotto il nome di “febbre del Nilo”.

Chikungunya in Italia dal 2007

Per quanto riguarda la Chikungunya, i primi casi a trasmissione locale in Italia risalgono al 2007. Dopo la puntura di una zanzara portatrice del virus - come riporta il sito Epicentro dell’Istituto superiore di sanità - l’incubazione va da 3 a un massimo di 12 giorni. In seguito si manifestano improvvisamente febbre e dolori alle articolazioni, tali da limitare i movimenti dei pazienti che tendono a rimanere assolutamente immobili e in posizioni rannicchiate. Tra i sintomi anche dolore muscolare, mal di testa, affaticamento e rash cutaneo. Nella maggior parte dei casi i pazienti si riprendono completamente, ma il dolore alle articolazioni può persistere per mesi e persino anni. Raramente si verificano complicanze gravi, tuttavia negli anziani la malattia può essere una concausa di morte.

Ad oggi non ci sono cure e i trattamenti sono sintomatici anche se recentemente è stato approvato un vaccino negli Usa, non disponibile in Europa.

I sintomi scatenati dalla Dengue

Il virus della Dengue ha come ospite principale l’uomo, ma non c’è contagio diretto tra esseri umani: circola nel sangue della persona infetta da 2 a 7 giorni e se in questo periodo si verifica la puntura di una zanzara questa può trasmetterlo ad altri. Dopo 5 o 6 giorni dalla puntura, se si sviluppa la malattia, si può avere una febbre molto alta, mal di testa acuti, dolori attorno e dietro agli occhi, forti dolori muscolari e alle articolazioni, nausea e vomito, irritazioni della pelle che possono apparire sulla maggior parte del corpo dopo 3-4 giorni dall’insorgenza della febbre. In genere si guarisce completamente in 2 settimane. Raramente l’infezione può evolvere in febbre emorragica - che si presenta soprattutto in un secondo episodio di infezione - con emorragie gravi che possono causare veri e propri collassi e, anche se in casi rari, risultare fatali. Per la prevenzione esistono due vaccini: uno indicato solo per le persone che si sono già infettate, l’altro efficace contro i diversi sierotipi del virus, il cui uso va però valutato di volta in volta.

West Nile: i serbatoi del virus sono gli uccelli

A differenza delle altre due infezioni, a trasmettere il virus West Nile non è la zanzara tigre, ma il tipo Culex. Anche in questo caso non c’è trasmissione da uomo a uomo e i “serbatoi virali” sono soprattutto gli uccelli. Più lunga - in relazione alle altre due arbrovirosi - l’incubazione dopo la puntura, visto che i sintomi possono presentarsi anche a distanza di 14 giorni e possono passare persino 21 giorni nelle persone con un deficit del sistema immunitario. La maggior parte delle persone infettate non sviluppa sintomi, ma nel caso si presentino, per circa il 20% dei contagiati si tratta di forme leggere: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. L’80% è asintomatico e solo l’1% dei casi rischia un aggravamento legato all’età e alle condizioni di salute già compromesse. I sintomi più gravi possono essere febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. Nei casi più gravi, il virus può causare un’encefalite letale e non esiste una terapia specifica.

Per tutti i virus la regola principale è prevenire il contagio

Qualunque sia il nome del virus o la zanzara vettore, la prevenzione resta l’arma più efficace per prevenire il contagio. Ecco le raccomandazioni degli esperti: usare repellenti per zanzare, indossare abiti che coprano il corpo, dormire sotto zanzariere, e se possibile, soggiornare in luoghi con aria condizionata o zanzariere alle finestre. È anche importante eliminare i luoghi di riproduzione delle zanzare, come acqua stagnante (fioriere e piscine per bambini), e parlare con il medico della prevenzione vaccinale, specialmente se è previsto un viaggio nelle aree endemiche.

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