Mappe emozionali

Pampelonne, il cane chiamato come la spiaggia

In un’estate di molti anni fa, sulla celebre spiaggia di Saint-Tropez, la decisione di prendere un golden retriever biondo come il colore della sabbia. E niente nelle nostre vite fu come prima...

 (Illustrazione di Chiara Morra)

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Tu sei pazza, mi diceva M. Anzi lo scriveva, lapidario, tombale, in risposta alle mie farneticanti mail - non si comunicava ancora via emoticon su whatsapp - a proposito di quella presenza che come un fantasma sentivo aggirarsi di notte in casa e che mi stava facendo uscire - appunto - pazza. Ma questa storia va raccontata dall’inizio, e non è questo l’inizio. Estate 2007. Siamo noi - il perimetro di quel noi comprende M. marito, G. e S. figli bambini - a Saint-Tropez, più precisamente a Ramatuelle nella spiaggia di Pampelonne. Rigorosamente il tratto di spiaggia libera, mai preso un lettino a Pampelonne. In Francia la spiaggia libera non è come in Italia, non è un indicatore di status sociale, non fa Lido Mappatella con la canottiera e la frittata di maccheroni . In Francia è soffio di anarchica libertà. Eccoci allora a Pampelonne, con i teli, la borsa di paglia e e un piccolo ombrellone bianco e blu. Forse nella nostra vita erano già comparsi i racchettoni ma onestamente non lo ricordo anche se poi negli anni sono stati assoluti protagonisti delle estati a Saint-Tropez. È probabile fosse anche l’anno in cui avevamo affittato la Mini Moke con il tettuccio di paglia. Se sto divagando è per contestualizzare. Serve il contesto per capire quello sta per succederci. Era una di quelle stagioni nell’esistenza degli esseri umani in cui si è così felici ma così felici - di una fugace ed effimera felicità - che si prova quella che Borges chiama in una poesia «nostalgia del presente». E ora prendiamo la frase di Tolstoj e ribaltiamola: se dunque le famiglie infelici sono tutte infelici a modo loro e quelle felici invece si assomigliano, che cosa fanno le famiglie felici nei momenti di felicità? Ovvio. Prendono un cane. La spallata finale alla decisione la diede un cartello sulla staccionata: era stato trovato un labrador color cioccolato lungo la spiaggia di Pampelonne. Il tempo di chiedere ma gli avevano già trovato un nuovo padrone. Ma ormai l’idea del cane si era insinuata prepotentemente e subdolamente nelle nostre vite, si parlava solo del cane che doveva arrivare e della delusione perché il cane non era arrivato più. Nell’allevamento dove andammo la scelta cadde su una cucciola di golden retriever di colore biondo sabbia che, seppure timidissima, si era audacemente strusciata sulle nostre gambe. Senza esitazioni la cucciola fu chiamata Pampelonne, come la spiaggia.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Tralasciamo ora il cane e parliamo di Pampelonne, che non si trova nemmeno nel Comune di Saint-Tropez – tranne il primo pezzo – ma che è a tutti gli effetti inseparabile da quel villaggio di pescatori esploso nell’immaginario collettivo grazie a un’attrice di pochi film che nessuno vede più ma ugualmente memorabili: Brigitte Bardot. Rapita da Saint-Tropez dove aveva girato Dio creò la donna di Roger Vadim perché - come dichiarò in un’intervista – «non c’era nessuno», qualche anno dopo la Bardot comprò una magnifica tenuta pieds dans l’eau, La Madrague. La nemesi fu che da allora Saint-Tropez la conobbero tutti, ma poco importa. A Saint-Tropez B.B. è vissuta alla epicurea, nascondendosi. Avrebbe pure voluto farsi seppellire nel giardino di casa ma non le è stato permesso e ora la sua tomba è al Cimitero Marino di Saint-Tropez, posto di strepitosa bellezza ma dove è esposta allo sguardo di tutti i passanti. Che sono migliaia perché la costa francese è attraversata da un percorso pedonale che ora è diventato una formidabile attrazione turistica: il Sentier du Littoral, chiamato anche «passarella costiera». E così una delle dive più schive nella storia del cinema di tutti i tempi è per l’eternità in passarella davanti a una processione di turisti accaldati con scarponcini e borraccia.

Loading...

Ricapitolando, B.B. si installa a Saint-Tropez che diventa suo malgrado famosissima. Ma Pampelonne – questa spettacolare striscia di sabbia chiara lunga circa cinque chilometri– in realtà è stata “inventata” da un altro personaggio che è destinato a cambiare l’essenza della spiaggia facendola diventare emblema di trasgressione, glamour, promiscuità ed eccessi: Paul Tomaselli, appunto il re di Pampelonne. Tomaselli, inventore e facilitatore del topless in un’epoca in cui la gendarmeria francese non approvava, era il gestore di una delle attrazioni più note di Saint-Tropez, la Voile Rouge. Il volume della musica, la follia del listino prezzi, il via vai degli elicotteri: tutto ciò ha contribuito a forgiare la leggenda della Voile Rouge e a esporla alla lapidazione collettiva. Troppi soldi, troppo rumore, troppi party.

La polemica sul destino di Pampelonne comincia ben prima che noi prendessimo il cane che si chiamava come la spiaggia. Dal 2000 in poi i movimenti ambientalisti hanno protestato per affermare l’idea che dovesse essere considerata una riserva naturale eliminando gli stabilimenti balneari per preservare le dune e l’ecosistema. Nel 2012 viene abbattuta La Voile Rouge e nel 2018 le ruspe e i bulldozer completano la bonifica risparmiando gli stabilimenti storici e rilasciando ben poche concessioni. Ora la spiaggia è “quasi” intatta e libera, con i locali che sparano la musica a palla come il Nikki Beach e Casa Amor più rientrati rispetto alla spiaggia e qualche altro stabilimento graziato dalla carneficina ambientalista come Tropezina, Club 55, Cabane Bambou. La svolta ecologica senza dubbio c’è stata, quella anticapitalista no: i beach club dove suonano i deejay celebri hanno prezzi stellari.

E Pampelonne, il cane? Non amava l’acqua e detestava la sabbia. Fifona, pigra e buona. Pampi è come noi, diceva S, figlia. Pampelonne a Pampelonne è venuta pochissimo tranne la sua ultima estate quando, a 14 anni, faceva fatica a camminare . Nella foto qui a destra è lei che si congeda dalla“sua” spiaggia. Un paio di anni dopo, i figli ormai fuori casa devono averci visto talmente ingrigiti e malinconici che ci hanno suggerito di prendere un altro cane. Ed eccoci di nuovo a Pampelonne alle otto del mattino con Olli che nuota e galoppa mentre gli asini passano al setaccio la spiaggia con gli spazzini. A quell’ora ci sono solo nudisti hippie mummificati e bagnini palestratissimi pronti per un casting di Dolce & Gabbana che sistemano i lettini. Tutto sembra così perfetto, ed è nostalgia del presente.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti