Parco della Salute di Torino: il progetto che guarda alla medicina del futuro
Non sarà un grande ospedale, ma un polo sanitario all’avanguardia, focalizzato su ricerca, sviluppo e innovazione, in grado di attrarre investimenti e generare occupazione
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Non un grande ospedale, ma un polo sanitario dove ci si prenda cura dei pazienti, dove si faccia ricerca, un polo dove si inseriscano anche le aziende, che riesca a generare reddito e occupazione. Questo, in sintesi, l’obiettivo del Parco della Salute della capitale piemontese. Un progetto enorme, che dovrebbe accorpare tre grandi ospedali torinesi: le Molinette, il Sant’Anna e il Cto. Un disegno ambizioso che Unione Industriali Torino, Politecnico di Torino, Università di Torino (Dipartimento di Giurisprudenza e Scuola di Medicina) e Centro Einaudi hanno reso protagonista di un ciclo di incontri dedicati a trasmettere l’importanza che questo polo potrebbe ricoprire per il territorio, stilando un decalogo riassuntivo del progetto. Nell’ambito di Torino Capitale della Cultura d’impresa 2024, l’incontro “Salute, Parco e sviluppo” ha analizzato il concetto di sanità come motore di sviluppo territoriale, portando esempi virtuosi italiani ed europei. «La salute risponde a esigenze molto forti della società contemporanea. E sarà sempre di più così con l’invecchiamento della popolazione e l’allungamento della speranza della vita – spiega Giorgio Marsiaj, presidente di Unione Industriali Torino -. Garantire a tutti i cittadini, senza differenze di reddito, l’accesso a servizi sanitari adeguati è uno dei valori fondanti dell’Europa: un principio che ci differenzia positivamente da tutti gli altri paesi. Sono convinto che questa non sia solo una esigenza etica ma una condizione necessaria per garantirci uno sviluppo davvero equo e dunque sostenibile». Secondo il presidente «occorre ribaltare la concezione dei servizi sanitari da voce di mero “costo” o “impiego di risorse” a quello di “opportunità di sviluppo” economico e sociale».
Il progetto Parco della Salute di Torino
La proposta del parco della Salute immagina un nuovo polo dove il personale sanitario possa operare e formarsi in condizioni migliori, un luogo che contribuisca, con la sua ricerca d’avanguardia, allo sviluppo della città e di tutta la Regione. Una superficie di 127mila metri quadrati, ai piedi del grattacielo della Regione, con oltre mille posti letto complessivi, a cui dovrebbero poi aggiungersi in un secondo momento altri 10mila metri quadri dedicati a ricerca e didattica. Un polo che offra ai cittadini prestazioni evolute, più efficaci e più sicure, salvaguardando e ampliando il diritto fondamentale alla salute. Non solo, un luogo capace di affrontare le sfide della medicina di domani senza ridurre la disponibilità di cure perché, come dice il decalogo di Unione Industriali Torino, per fare un buon ospedale non sono sufficienti operatori sanitari bravi e motivati, ma servono infrastrutture tecnicamente avanzate. La medicina del futuro, infatti, si basa su ricerca, sviluppo e innovazione tecnologica, elementi che solo un particolare contesto – impegnato nel favorire scambi tra l’Università e le imprese – può garantire. Il nuovo polo dovrà poi attrarre studenti, servizi, investimenti e lavoro, dovrà essere utile per la collettività: fondamentale, in questo senso, l’idea di dedicare particolare attenzione gli elementi architettonici e tecnologici della struttura – compito, questo, di competenza specifica del Politecnico – elementi che dovranno garantire all’ospedale un impatto ambientale ed economico sostenibile. «Il messaggio che vogliamo mandare con questo progetto – spiega ancora Giorgio Marsiaj - non è che la sanità privata debba sostituire quella pubblica: ci deve essere, in generale, un ruolo di entrambi gli attori. Il settore pubblico deve mantenere un ruolo centrale, la sanità deve essere pubblica, ma non ci deve essere opposizione ideologica al privato, al contrario auspichiamo un’integrazione tra i due settori anche per attirare nuovi investimenti».
Due esempi virtuosi: Lille e Rozzano
Il progetto torinese non è un unicum, al contrario si rifà a due esempi che hanno dimostrato la validità di un disegno così ambizioso. Il primo è un caso italiano, si tratta dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (provincia di Milano), un policlinico ad alta specializzazione, un centro di ricerca scientifica e clinica e sede di insegnamento dell’Università Humanitas. Attualmente si tratta di un punto di riferimento a livello internazionale per la ricerca sui tumori e sulle malattie immunodegenerative. Il secondo è invece un caso francese: si tratta del Parco Eurosanté di Lille che, partendo da un polo ospedaliero, è diventato un polo sanitario a 360 gradi, in cui si fa ricerca e dove si sono insediate grandi aziende. «Abbiamo scelto Lille come esempio – sottolinea Luca Pignatelli, responsabile del centro studi economici di Unione Industriali Torino - perché era un’area tessile in declino, poi 20 anni fa hanno costruito questo parco» puntando su ricerca, sviluppo, innovazione e strizzando l’occhio alla medicina del futuro. «A Lille anche l’industria tradizionale tessile ha trovato spazi di business nel parco, dedicandosi a nuovi tessuti medicali. Questo per noi potrebbe essere uno spunto, per esempio nell’ambito della robotica». Un progetto importante, non semplicemente un grande ospedale, ma quello che potrebbe essere «un modo per rilanciare lo sviluppo di Torino».

