Partecipazione e segnali. Quando le norme si rispettano a prescindere dalle sanzioni
La produzione volontaria di un bene pubblico è un esempio classico di “dilemma sociale”, una situazione nella quale, cioè, l'interesse individuale e quello collettivo divergono
di Vittorio Pelligra
5' di lettura
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La produzione volontaria di un bene pubblico è un esempio classico di “dilemma sociale”, una situazione nella quale, cioè, l'interesse individuale e quello collettivo divergono. Per questa ragione la capacità di produrre beni pubblici è vista come una misura affidabile della propensione di un certo gruppo alla cooperazione.
Questa propensione è influenzata da molti fattori che vengono studiati nell'ambito dell'economia sperimentale. Sappiamo, per esempio, che la cooperazione aumenta quando viene introdotta la possibilità di una “punizione altruistica”, quando, cioè, è possibile spendere parte delle proprie risorse per sanzionare quei membri del gruppo che non fanno la loro parte nella soluzione del dilemma sociale e si comportano in maniera opportunistica. Sappiamo anche che potendo scegliere tra un assetto sociale senza sanzione e uno con l'opportunità della sanzione, la maggior parte delle persone “vota con i piedi” preferendo un contesto nel quale la sanzione tra pari è possibile.
Questa, infatti, garantisce livelli più elevati di cooperazione e quindi di benessere sia da un punto di vista sociale che individuale. Il “voto coi piedi” contribuisce ad attribuire maggiore legittimità al tipo di istituzione che contraddistingue il contesto scelto. In altre parole, la possibilità di sanzione tra pari diventa più efficace perché ho scelto io stesso e non qualcun altro al posto mio di operare in quel dato contesto. Un fenomeno analogo si osserva in quegli studi nei quali i partecipanti hanno la possibilità di esprimente un voto per decidere autonomamente quale assetto istituzionale dare al gruppo cui appartengono. Cosa c'è alla base di questo effetto? Perché si rispetta di più una regola che ci siamo scelti piuttosto che la stessa regola quando questa viene introdotta da un soggetto terzo? Questo è il quesito che hanno analizzato Jean-Robert Tyran e Lars Feld in un importante studio pubblicato qualche anno fa. I due economisti hanno progettato un esperimento basato sul consueto public good game presentato, questa volta, in tre varianti differenti: senza sanzione, con una sanzione moderata e, infine, con una sanzione severa. Inoltre, in un secondo trattamento, le tre versioni public good game non vengono imposte dallo sperimentatore ma possono essere scelte dai partecipanti stessi attraverso una votazione. I membri del gruppo votano rispetto a quale tipo di “organizzazione sociale” – senza sanzione o con sanzione lieve o severa – preferiscono darsi. In questo modo Tyran e Feld sono in grado di verificare in maniera rigorosa sia l'effetto della severità delle sanzioni sia quello della loro “legittimazione popolare”. Ne emerge un quadro interessante. Quando l'assetto istituzionale è dato esogenamente, assegnato, cioè, dagli sperimentatori, la sanzione lieve non fa aumentare significativamente il livello di cooperazione rispetto all'assetto senza sanzione (33% e 30%, rispettivamente).
Cooperazione che invece aumenta in maniera significativa nel caso in cui la sanzione sia severa (89%). Cioè quando la regola è data dall'esterno ciò che induce i soggetti a cooperare è la paura della sanzione e quando questa è lieve, l'effetto deterrente è scarso. Le cose cambiano radicalmente quando gli assetti vengono scelti attraverso una votazione dagli stessi partecipanti. In questo caso l'introduzione di una sanzione lieve fa aumentare il livello di cooperazione di ben tre volte rispetto al caso in cui si scelga l'assetto senza punizione (62% contro 19%). Cosa determina questa differenza? Le ragioni che spingono a cooperare nel caso in cui si voti l'introduzione della sanzione lieve sono essenzialmente due: in primo luogo, le persone possono sentirsi motivate a rispettare una regola che loro stessi hanno votato; in secondo luogo, constatare un forte sostegno a una certa regola che è stata scelta dalla maggioranza dei votanti, segnala che la maggioranza degli altri membri del gruppo ha intenzione di conformarsi a quella stessa regola. Questo secondo fatto può far scattare la cooperazione condizionale e indurre, quindi, anche i riluttanti a cooperare sulla base dell'aspettativa che la maggior parte degli altri membri del gruppo lo farà. Impegno e cooperazione condizionale, sono questi i due elementi che spiegano l'efficacia di una norma indipendentemente dalla severità della sanzione che la supporta. Non è tanto la paura della sanzione, quindi, che rende quella norma efficace quanto il fatto di averla votata e di pensare che, siccome è stata votata dalla maggioranza dei partecipanti, questa stessa maggioranza vorrà rispettarla.
Questo meccanismo altamente efficiente presenta, però, anche un lato oscuro. Se in un certo gruppo, infatti, la sanzione lieve non raggiunge la maggioranza dei voti allora si osserveranno livelli di cooperazione inferiori a quelli che si osservano nel trattamento senza sanzione (il 19% contro il 30%). Questo perché anche il mancato supporto elettorale all'introduzione della sanzione lieve viene interpretato come un segnale della “volontà popolare” che, in questo caso, indica la non disponibilità a conformarsi, il che, a sua volta, attiva un meccanismo di contagio che induce all'inosservanza (“Achieving Compliance When Legal Sanctions Are Non-Deterrent”. Scandinavian Journal of Economics 108, pp. 135-156, 2006).








