Partite Iva apri e chiudi sempre più nel mirino con l’analisi del rischio
Con l’incrocio dei dati l’obiettivo è risalire ai beneficiari degli illeciti
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Le frodi Iva restano uno snodo da monitorare attentamente per presidiare fenomeni di evasione che poi possono riversarsi anche su altre tipologie di imposte. L’imposta sul valore aggiunto resta un’osservata speciale per stanare o prevedere forme di illeciti in ambito tributario e non solo. Da qui una crescente attenzione al fenomeno delle cosiddette «apri e chiudi», ossia l’utilizzo strumentale di posizioni Iva fasulle per emettere fatture inesistenti in modo da consentire ai beneficiari della frode (i cosiddetti broker) di acquisire vantaggi anche in termini di acquisizione di crediti d’imposta, come hanno insegnato tanti casi di disegni criminosi portati alla luce con le truffe legate alle cessioni del credito sulle agevolazioni edilizie. Ecco perché entra in campo l’analisi di rischio su cui è stata messa in campo anche una task force (l’Upar) tra agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza.
Le sinergie
La sinergia tra strutture centrali e locali dell’agenzia delle Entrate punta a una capacità di selezione sempre più mirata dei soggetti ritenuti più pericolosi. Una selezione in grado di produrre i propri risultati non solo in fase di controllo ma anche nel rilascio di nuove partite Iva andando così a ricostruire l’eventuale storia pregressa dei richiedenti. Ma, come anticipato, l’obiettivo non è solo quello di inibire per il futuro comportamenti illeciti attraverso i provvedimenti di cessazione della partita Iva. L’attività di intelligence presuppone infatti anche la capacità di risalire a tutta la filiera fraudolenta, nel caso in cui sia stata messa in campo, e individuare così i destinatari finali. In questo ambito diventa così strategica l’attivazione di sinergie investigative con la Guardia di Finanza.
Gli esportatori abituali
C’è poi la vigilanza, ormai sempre a livelli elevatissimi, sul fenomeno dei finti esportatori abituali. Uno status che offre il vantaggio di acquistare o importare beni o servizi senza applicare l’Iva. In questo modo, le frodi generano un doppio effetto negativo: sia in termini di gettito per l’Erario sia per il dumping che si genera sul mercato nei confronti degli operatori in regola. Da qui il ricorso sempre più stringente alle potenzialità offerte dalle banche dati con la possibilità di bloccare sul nascere gli illeciti attraverso una procedura di blocco automatico delle lettere di intento false e di comunicazione tempestiva ai fornitori.
I rivenditori sulle piattaforme e-commerce
In questo solco va anche la stretta varata con il decreto attuativo della delega fiscale sull’accertamento (Dlgs 13/2024) che riguarda il fenomeno dell’evasione Iva dall’estero sulle piattaforme di e-commerce. In particolare, il decreto ha previsto un obbligo di una garanzia che gli operatori extra Ue dovranno depositare se si avvalgono di rappresentanti fiscali per effettuare acquisti e vendite intracomunitari. A questo si aggiungono requisiti più stringenti richiesti ai rappresentanti, come il non aver riportato condanne (anche non definitive) per reati finanziari e non aver commesso violazioni gravi e ripetute delle disposizioni tributarie e contributive. Senza dimenticare la necessità verificare la veridicità e completezza dei documenti prodotti dal contribuente per non rischiare una sanzione amministrativa da 3mila a 50mila euro.








