Sclerosi laterale amiotrofica

Pazienti Sma, dopo l’innovazione la nuova sfida è la qualità della vita

Non dobbiamo scegliere tra innovazione scientifica e rivoluzione sociale: le due dimensioni devono procedere insieme

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Ci sono momenti in cui una comunità si ferma a guardare il percorso fatto e si accorge che, nel frattempo, è cambiato quasi tutto. Per le persone con atrofia muscolare spinale (Sma) questo è uno di quei momenti.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Dopo la rivoluzione terapeutica

Le nuove terapie hanno modificato profondamente la storia naturale della malattia e aperto prospettive che fino a pochi anni fa erano difficili persino da immaginare. Ma proprio questi progressi ci impongono oggi di cambiare anche il modo in cui guardiamo la Sma. La rivoluzione terapeutica non può essere il punto di arrivo: deve diventare il punto di partenza per una nuova stagione, nella quale al centro ci siano le persone e la qualità della loro vita.

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È questo il filo rosso che ha attraversato il nostro Convegno nazionale: i cambiamenti della nostra comunità e la necessità di accompagnarli con un’evoluzione altrettanto importante del sistema di cura e di assistenza.

La persona al centro

Per troppo tempo abbiamo raccontato la Sma quasi esclusivamente attraverso la dimensione clinica. Oggi sappiamo che curare una malattia non coincide necessariamente con il garantire una buona qualità di vita. Una persona con Sma non è soltanto il risultato di un esame, di una funzione motoria o di una risposta a una terapia. È una persona che studia, lavora, pratica sport, costruisce relazioni, viaggia, si innamora, diventa genitore, fa progetti. Ha desideri, aspettative e bisogni che cambiano nel corso della vita.

Mettere la persona al centro significa quindi riconoscerne l’unicità e costruire intorno a lei una presa in carico capace di guardare oltre la patologia. Significa occuparsi di salute, ma anche di autonomia, inclusione, scuola, lavoro, mobilità, supporto psicologico e sostegno alle famiglie e ai caregiver.

La sfida per il Ssn

È una sfida che riguarda anche il Servizio sanitario nazionale. L’innovazione ha senso se riesce a tradursi in un accesso equo alle cure, indipendentemente dal luogo in cui una persona nasce o vive. E la presa in carico non si dovrebbe interrompere quando termina la fase più intensamente clinica, ma accompagnare la persona lungo tutto l’arco della vita.

Screening neonatale prioritario

In questo percorso, lo screening neonatale continua a essere una priorità per Famiglie Sma. Ancora una volta, durante il convegno, i clinici ci hanno ricordato quanto la diagnosi precoce e l’avvio tempestivo della presa in carico possano cambiare radicalmente il decorso della malattia. Oggi abbiamo la possibilità concreta di intervenire prima che il danno diventi irreversibile. Per questo non possiamo accettare che questa opportunità dipenda dal territorio in cui un bambino nasce.

Aggiungo che una presa in carico efficace deve essere anche pronta ad affrontare l’imprevedibilità. Per questo per noi è particolarmente importante il rinnovo della collaborazione con la Società Italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza (Simeu) finalizzata a migliorare la gestione delle persone con Sma nei contesti di emergenza. Il pronto soccorso è spesso il luogo nel quale il tempo è poco e la conoscenza della storia clinica della persona può essere necessariamente limitata. Disporre di indicazioni condivise, protocolli appropriati e professionisti formati significa ridurre il rischio di interventi non adeguati e garantire maggiore sicurezza.

Anche questo è qualità della vita: sapere che, quando qualcosa accade, il sistema è preparato a riconoscere i bisogni specifici di una persona con Sma.

I prossimi traguardi

Abbiamo fatto molta strada. Lo dobbiamo alla ricerca, ai clinici, alle famiglie, alle istituzioni e soprattutto alle persone con Sma che per anni hanno contribuito a cambiare il modo stesso di guardare alla malattia. Ma proprio i risultati raggiunti ci chiedono di alzare ulteriormente l’asticella.

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Le prossime sfide saranno l’equità nell’accesso alle terapie, l’estensione e l’omogeneità dello screening, la continuità assistenziale, la gestione delle emergenze, il sostegno ai caregiver e, più in generale, la possibilità per ogni persona di costruire il proprio progetto di vita.

Non dobbiamo scegliere tra innovazione scientifica e rivoluzione sociale. Le due dimensioni devono procedere insieme.

Oggi non ci basta più chiederci quanto siamo riusciti a modificare la malattia. Dobbiamo chiederci quanto siamo riusciti a modificare la vita delle persone.

È qui che misureremo davvero il valore dell’innovazione. E questa, per la nostra comunità, è la prossima grande sfida.

* presidente Famiglie SMA

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