Pazienti Sma, dopo l’innovazione la nuova sfida è la qualità della vita
Non dobbiamo scegliere tra innovazione scientifica e rivoluzione sociale: le due dimensioni devono procedere insieme
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I punti chiave
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Ci sono momenti in cui una comunità si ferma a guardare il percorso fatto e si accorge che, nel frattempo, è cambiato quasi tutto. Per le persone con atrofia muscolare spinale (Sma) questo è uno di quei momenti.
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Dopo la rivoluzione terapeutica
Le nuove terapie hanno modificato profondamente la storia naturale della malattia e aperto prospettive che fino a pochi anni fa erano difficili persino da immaginare. Ma proprio questi progressi ci impongono oggi di cambiare anche il modo in cui guardiamo la Sma. La rivoluzione terapeutica non può essere il punto di arrivo: deve diventare il punto di partenza per una nuova stagione, nella quale al centro ci siano le persone e la qualità della loro vita.
È questo il filo rosso che ha attraversato il nostro Convegno nazionale: i cambiamenti della nostra comunità e la necessità di accompagnarli con un’evoluzione altrettanto importante del sistema di cura e di assistenza.
La persona al centro
Per troppo tempo abbiamo raccontato la Sma quasi esclusivamente attraverso la dimensione clinica. Oggi sappiamo che curare una malattia non coincide necessariamente con il garantire una buona qualità di vita. Una persona con Sma non è soltanto il risultato di un esame, di una funzione motoria o di una risposta a una terapia. È una persona che studia, lavora, pratica sport, costruisce relazioni, viaggia, si innamora, diventa genitore, fa progetti. Ha desideri, aspettative e bisogni che cambiano nel corso della vita.
Mettere la persona al centro significa quindi riconoscerne l’unicità e costruire intorno a lei una presa in carico capace di guardare oltre la patologia. Significa occuparsi di salute, ma anche di autonomia, inclusione, scuola, lavoro, mobilità, supporto psicologico e sostegno alle famiglie e ai caregiver.







