Osservatorio Territorio e sostenibilità: la sfida per una nuova autostrada

Pedemontana Lombarda accelera: avanzano i cantieri della nuova dorsale strategica della mobilità

In una intervista il dg, Sabato Fusco, fa il punto sulle opere in corso che rappresentano un vero e proprio modello di rigenerazione urbana. Lavori che hanno al centro il benessere dei cittadini e il rispetto dell’ambiente e del panorama

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(Il Sole 24 Ore Radiocor)- Prosegue a pieno ritmo l'avanzamento dei cantieri di Autostrada Pedemontana Lombarda, un elemento strategico per il potenziamento della mobilità regionale e il miglioramento dei collegamenti tra i principali poli economici del territorio. Come spiegato dal dg, Sabato Fusco, i lavori in corso interessano la tratta B2, con la riqualificazione della SP35 Milano-Meda tra Lentate sul Seveso e Cesano Maderno, e la tratta C, che collegherà provvisoriamente, in attesa della realizzazione dell'ultima tratta dell'A36 fino ad Agrate, Cesano Maderno alla Tangenziale Est di Milano (A51) all'altezza di Vimercate, delineando un nuovo asse strategico per la mobilità lombarda. A questi si affianca un sistema articolato di opere connesse e interventi sulla viabilità locale, indispensabili per garantire continuità agli spostamenti durante tutte le fasi di cantiere. «E’ in stato di esecuzione avanzata anche l’attività di bonifica delle aree interessate dall'incidente Icmesa” del 1976. Si tratta di “un intervento che rappresenta una fase cruciale non solo per il proseguimento dell'infrastruttura, ma anche per il recupero ambientale di un'area che porta con sé una storia complessa e significativa», spiega il manager.

«Il tracciato della Pedemontana», ricorda Fusco, «è in pianura e pur non essendoci dei vincoli la nostra è un’autostrada all’80% interrata. Una scelta dettata dalla volontà di mitigare l’impatto ambientale. Questo significa che il tracciato autostradale viene realizzato quasi completamente in trincea e in galleria, seguendo lo stesso modello utilizzato per la realizzazione della metropolitana di Milano, oppure con metodi tradizionali di scavo come nel caso di Arcore. Sono quindi in fase di realizzazione i diaframmi attraverso l’utilizzo di macchine adatte alla conformazione geologica di quelle porzioni di tracciato. Nei nostri cantieri al momento abbiamo in azione quattro idrofrese, e ne arriveranno altre tre proprio per accelerare i lavori».

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Il ruolo dei cantieri nell’ottica della mobilità

Per comprendere che ruolo giocano questi cantieri in un’ottica più ampia di mobilità bisogna considerare che le opere in fase di realizzazione riguardano un tratto autostradale che «sarà una vera e propria alternativa all’A4 e all’A8 per attraversare la Lombardia», spiega Fusco, che ricorda come la parte occidentale dell'Autostrada Pedemontana Lombarda (A36) è stata aperta e inaugurata nel gennaio 2015, includendo la Tratta A (da Cassano Magnago a Lomazzo), la Tangenziale di Varese (A60) e la Tangenziale di Como (A59). «Di fatto», prosegue, «il nuovo tratto autostradale consentirà al traffico locale di attraversare la Lombardia da est a ovest bypassando la città di Milano. Questo avrà anche una funzione di collegamento dell’area della Brianza monzese, una zona altamente produttiva: basti pensare che nel quadrilatero con Milano, Lodi e Pavia si concentra il 13,6% del Pil nazionale. Un progetto che ridurrà sensibilmente i tempi di percorrenza: da un’ora per percorrere circa 20 km a poco più di 10 minuti, considerando una velocità di 120 km orari». Elemento che da un lato consentirà una mobilità molto più fluida ma soprattutto «migliorerà la qualità della vita non solo dei cittadini che quotidianamente percorrono quel tratto di strada ma soprattutto quella degli autisti professionisti dei mezzi pesanti». Il tutto con un occhio sempre ben puntato sul rispetto dell’ambiente e del paesaggio: “sarà un’opera completamente mimetizzata con le aree circostanti, senza alterare il panorama».

Opere come percorso di rigenerazione

Quelle della Pedemontana Lombarda sono opere progettate «con i più recenti criteri di attenzione all’impatto ambientale. A titolo di esempio basti pensare che buona parte delle reti autostradali italiane, realizzate tra gli Anni 70 e 80, smaltivano le acque liberamente nell’ambiente. Nel nostro caso abbiamo invece un sistema di raccolta che porta le acque direttamente in sistemi in cui vengono trattate. Altro elemento sul quale ci siamo focalizzati è la mitigazione del rumore, grazie alla scelta di realizzare una infrastruttura sotto il livello del terreno; e la mitigazione è garantita anche negli spazi in superficie attraverso l’utilizzo di barriere antirumore e gallerie foniche. Non dimentichiamo infine la grande opera di piantumazione di specie autoctona di alberi e arbusti che contribuiscono a mitigare l’impatto visivo dell’autostrada e allo stesso tempo migliorare la vita dei territori interessati». E proprio sull’attenzione al territorio Fusco sottolinea come «oggi c’è una diversa coscienza in chi progetta e realizza opere infrastrutturali. Una coscienza che, per certi versi, è stata favorita anche dalla diversa accoglienza delle infrastrutture sul territorio: è realistico che oggi una qualunque infrastruttura sia accettata con un grado di sensibilità diverso rispetto al passato. Oggi abbiamo un compito più importante rispetto agli anni precedenti: non c’è bisogno solo di una infrastruttura funzionale e sicura ma deve avere anche un certo grado di accettabilità da parte di chi vive e chi abita quei territori. L’attenzione ambientale diventa dunque un ulteriore strumento di integrazione, perché i territori e le popolazioni condividano l’esigenza di un’opera infrastrutturale, nel nostro caso un’autostrada. Chi progetta e realizza un’opera deve mettersi al posto di chi vive nelle zone interessate dai lavori. A tutto ciò ovviamente si associa anche il tema regolatorio, con un codice ambientale che prevede fondi di mitigazione diretta oltre ad altre forme di compensazione al territorio interessato. Nel nostro caso non solo abbiamo applicato la norma ma abbiamo cercato di fare di più. Abbiamo raddoppiato quello che era l’obbligo normativo e fatto sì che questo importo economico fosse interamente destinato ai comuni attraversati dall’opera, senza includere nel budget ambientale le opere di mitigazione diretta dell’autostrada, lasciando quindi a disposizione dei territori maggiori risorse per progetti da loro ideati e che potessero ulteriormente compensare la presenza dell’autostrada».

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