L’indagine

Pedopornografia, arrestato un uomo ad Ancona: sequestrati oltre 500mila file

Il materiale era organizzato in un complesso sistema di cartelle. Sequestrati anche numerosi computer e smartphone. Il soggetto impiegava tecnologia peer to peer per occultare le tracce

di Pietro Menzani

 IMAGOECONOMICA

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Al termine di un’operazione durata mesi, la Guardia di Finanza di Ancona ha arrestato un uomo per detenzione di materiale pedopornogafico. In suo possesso sono stati trovati più di 500mila file, tra video e immagini.

La posizione del soggetto è aggravata dal quantitativo ingente di materiale rinvenuto, ma anche dalle precauzioni prese dall’indagato, che ha impiegato mezzi volti a cancellare le tracce della sua attività in rete.

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Il materiale sequestrato

Le foto e i video requisiti dalle Fiamme Gialle erano suddivisi e organizzati tramite un complesso sistema di cartelle e sottocartelle. Il catalogo digitale contenente materiale pedopornografico trovato in possesso dell’uomo pesava oltre due Terabyte.

Tra i contenuti sequestrati figurano scene sessuali perpetrate ai danni di minori che, in alcuni casi, secondo quanto rivela la Guardia di Finanza, assumono tratti assimilabili alla tortura.

Oltre ad arrestare il soggetto e a sequestrare i file, sono stati confiscati anche numerosi computer e smartphone. Nell’ambito dell’operazione sono stati infine oscurati un sito web e un canale di una nota piattaforma social.

Le precauzioni prese dall’indagato

Da quanto emerge, l’uomo era inserito in sistemi criminali che condividono in rete questo tipo di contenuti in modo sistematico, facendo ricorso anche alla tecnologia peer to peer - che permette a dispositivi connessi tra loro di passarsi materiale in modo diretto, senza passare da un server centrale - e a tecniche informatiche che consentono di reperire foto e video in forma anonima, occultando i dati di navigazione.

Nonostante l’impiego di mezzi simili, come spiega la Guardia di Finanza, l’accesso a questo tipo di contenuti lascia comunque tracce che possono essere rilevate e perseguite dalle autorità competenti.

L’operazione

Le indagini sono state condotte dal G.I.CO. (Gruppi di investigazione sulla criminalità organizzata) del Nucleo Pef di Ancona e sono state coordinate dalla Procura del capoluogo marchigiano.

L’attività investigativa è stata portata a termine anche grazie al supporto dei militari specializzati Cfda - Computer Forensics e Data Analysis. Al momento, il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari.

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