Difesa

Pevkur (Estonia): «L’Europa può difendersi da sola, basta investire il 4% del Pil»

Alla Lennart Meri Conference di Tallinn prove di difesa europea senza gli Usa

di Antonio Talia

Il ministro della Difesa estone Hanno Pevkur  APN

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

«Se gli Stati Uniti vogliono cambiare postura, è un loro diritto. Noi europei dobbiamo concentrarci su quello che stiamo già facendo. Sappiamo già che gli Stati Uniti si stanno riorganizzando a livello globale, il processo è in corso, ma finché non conosciamo tutto nel dettaglio penso che sia più importante concentrarsi su quello che l’Europa deve fare».

Hanno Pevkur, ministro della Difesa dell’Estonia dal 2022, riassume la posizione di molti davanti alla platea della Lennart Meri Conference, la conferenza di alto profilo che nel corso degli anni ha riunito a Tallinn capi di governo, ministri, diplomatici, militari e analisti, fino a diventare un punto di riferimento per la sicurezza e la difesa europea.

Loading...

Secondo Pevkur, i paesi europei non devono arrivare necessariamente alla soglia psicologica del 5% di PIL investito in difesa tracciata lo scorso anno per compiacere Donald Trump: un 4%, investito da tutti, può portare gli investimenti a circa mille miliardi, una cifra sufficiente per mettersi in sicurezza.

L’edizione 2026 della Lennart Meri Conference, iniziata ieri, si svolge in un momento con tutte le caratteristiche della tempesta perfetta: prima il Pentagono, che sospende all’ultimo momento e senza spiegazioni l’invio di 4mila soldati americani in Polonia, una mossa che sembra cogliere di sorpresa gran parte degli europei e arriva a sole due settimane di distanza dall’annuncio del ritiro di altri 5mila soldati dalla Germania.

Poi le parole di Mario Draghi, che nel discorso di accettazione del premio Carlomagno ad Aquisgrana ha detto chiaramente che l’Europa deve difendersi da sola.

Infine il segretario generale della NATO Mark Rutte che – secondo le indiscrezioni pubblicate dal Financial Times – convoca per la prossima settimana i vertici dell’industria della difesa europea a Bruxelles, con l’obiettivo di incrementare il più possibile la produzione in vista del vertice dell’Alleanza Atlantica previsto per i primi di giugno ad Ankara.

Su questo clima pesano la guerra in Ucraina di cui ancora non si vede la fine, l’insofferenza MAGA espressa nel documento sulla Strategia di Sicurezza Nazionale americana che indica nell’Unione europea una minaccia, l’insoddisfazione di Donald Trump per il rifiuto delle nazioni europee di lasciarsi coinvolgere nella guerra in Iran. Ecco perché tra i corridoi e le sale della Lennart Meri Conference la domanda che risuona più di frequente in queste ore non è fino a che punto la frattura con gli Stati Uniti si possa ricomporre, ma quanto tempo ha l’Europa per stare in piedi da sola sulle sue gambe.

«A volte leggo sui media che politici e generali dicono “saremo pronti a difendere da soli l’Europa nel 2029”. Ma non mi piacciono queste scadenze», dice il generale Ingo Serhartz.

Tedesco, sessant’anni, Gerhartz è il comandante del NATO Allied Joint Force Command di Brunssum, in Olanda, e quindi è il responsabile di oltre un milione di soldati schierati dal Golfo di Finlandia fino all’Ungheria e alla Slovacchia, dall’est dell’Olanda fino all’Atlantico, posti a protezione di oltre il 50% della popolazione europea. «Specialmente qui nei paesi baltici, alla gente non importa quello che può succedere nel 2029; importa quello che succede oggi. Credo che sia importante portare il punto di vista delle nazioni del fianco est su tutte le agende europee, fino ad arrivare all’opinione condivisa che dobbiamo essere pronti oggi, non nel 2029. Il che non significa che allo stesso tempo non si debbano evolvere e migliorare le nostre capacità».

Secondo il generale Gerhartz, una NATO sempre più a trazione europea deve prendere esempio dalle nazioni del fianco est come i Paesi baltici, gli scandinavi e la Polonia non solo per la preparazione militare, ma soprattutto per la consapevolezza della società di fronte a un’eventuale minaccia russa, resa sempre più attuale dal disimpegno americano.

Ma per Robert Wilkie, presidente del Center for American Security, ex vicesegretario alla Difesa della seconda amministrazione Bush e direttore del National Security Council con Condoleezza Rice, la chiamata alla responsabilità degli europei non significa un taglio netto con l’America, nonostante le posizioni oltranziste MAGA: «I segnali che gli Stati Uniti avrebbero potuto rimettere in discussione le spese militari in Europa si susseguono da decenni», dice al Sole 24Ore.

«Il PIL degli altri Paesi NATO è una volta e mezzo quello americano, e complessivamente avete molti più abitanti degli Stati Uniti. Quindi, è obbligatorio che l’Europa prenda una posizione. E allo stesso tempo gli Stati Uniti devono rimanere vicini all’Europa, culturalmente, emotivamente e finanziariamente. Siete i nostri principali partner economici, e fronteggiamo le stesse minacce, perché chi ha attaccato l’Ucraina fa parte di un gruppo che ritiene che l’Occidente sia morto e vuole rimpiazzare l’ordine globale post-Seconda Guerra Mondiale con un altro sistema».

Se tutti questi allarmi sull’aggressività russa sembrano eccessivi, molti degli analisti e militari presenti alla Lennart Meri Conference hanno pochi dubbi: il conflitto in Ucraina non sta andando come sperava Vladimir Putin, ma la minaccia di Mosca non si ridimensionerà nel breve periodo.

«Dobbiamo tutti capire che tra un missile che colpisce Tallinn e uno che colpisce Madrid non ci sono ore, ma pochi minuti di differenza», conclude il ministro degli Esteri estone Pevkur. «Che l’allarme per una nave piena di droni nel Mediterraneo non prevede tempi di reazione di due ore, ma di due minuti. La realtà è questa, e se non la comprendiamo non possiamo sentirci davvero al sicuro».

«Se fossi Putin, agirei nelle prossime settimane» dice Carlo Masala, professore di politica internazionale alla Bundeswehr University di Monaco e autore del bestseller geopolitico “If Russia Wins”, intervistato da AdnKronos a margine della conferenza. «Abbiamo elezioni imminenti in Francia con esito incerto, un governo Starmer dalla vita breve, un presidente americano che ogni giorno dice ai suoi follower su Truth Social che non intende difendere la Nato, e gli USA già distratti e a corto di munizioni nel Golfo Persico. Strategicamente, è il contesto perfetto per provocare qualcosa in Europa».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti