Orticaria cronica spontanea

Pelle chiama cuore: un filo rosso lega la malattia al rischio di aritmie e infarto

Analisi su una grande banca dati rivela le associazioni. L'infiammazione è una delle chiavi

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Pomfi che durano più di sei settimane, senza una causa apparente. il tutto, con presentazioni ad intermittenza e recidive che possono anche andare avanti per mesi o anni. L'orticaria cronica spontanea si può manifestare in questo modo sul fronte delle lesioni cutanee, con eruzioni che possono comparire e scomparire ripetutamente per ore o giorni, causando prurito intenso. Ma fermarsi solo alla pelle, nelle persone che soffrono di questa condizione, può essere riduttivo.

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C'è infatti un elemento che può associare quella che può sembrare solo una “semplice” malattia della pelle ad altri apparati, primo tra tutti quello cardiovascolare. Si chiama infiammazione. E proprio i processi infiammatori sistemici sarebbero alla base dell'aumento dei rischi di aritmie ed altri eventi cardiovascolari. A segnalarlo è una ricerca pubblicata su Allergy e condotta da Philip Curman, Diamant Thacj e Ralf J. Ludwig dell'Università di Lubecca. Lo studio rivela la presenza di un legame tra orticaria cronica spontanea e rischio cardiovascolare, segnalando la necessità di effettuare valutazioni preventive sull'apparato circolatorio per chi soffre della malattia cutanea.

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Non solo aritmie

La ricerca mostra come l'orticaria cronica spontanea sia associata ad un aumentato rischio di malattie cardiovascolari, in particolare disturbi della conduzione, a causa della sua natura pro-infiammatoria e pro-trombotica. Per giungere a questa conclusione gli esperti hanno utilizzato le informazioni della banca dati TriNetX. Analizzando 105.593 pazienti adulti con orticaria cronica spontanea confrontati a controlli che non presentavano la patologia cutanea ma avevano medesimi aspetti demografici e profilo di rischio cardiovascolare. senza CSU in base a dati demografici chiave e fattori di rischio cardiovascolare. le due popolazioni sono state seguite in media per circa tre anni. Cosa è emerso? Sostanzialmente esisterebbero associazioni tra la presenza di orticaria cronica spontanea, eventi cardiovascolari maggiori come infarti o ictus, aritmie e disturbi della conduzione elettrica del cuore, malattie valvolari e, tanto per citare altri esempi, il rischio di tromboembolismo venoso o di infezioni.

Come si spiega il rischio

“Le associazioni osservate sono biologicamente plausibili – segnalano nella loro corrispondenza gli autori dell'analisi -. L'orticaria cronica spontanea è caratterizzata da un'infiammazione sistemica cronica, con livelli elevati di proteina C-reattiva, interleuchina-6 e fattore di necrosi tumorale, tutti fattori collegati a eventi cardiovascolari e mortalità”. Come se non bastasse, va detto, spesso il quadro cutaneo si associa a condizioni tipiche della sindrome metabolica come obesità, ipertensione, diabete e dislipidemia, che possono ulteriormente favorire il danno vascolare.

Approcci interdisciplinari

“L'infiammazione sta riemergendo come uno dei principali meccanismi patogenetici alla base di numerose patologie cardiovascolari - commenta Leonardo De Luca, Direttore della Cardiologia del Policlinico San Matteo di Pavia -. Studi come questo rafforzano l'idea che condizioni apparentemente limitate a un singolo organo, come l'orticaria cronica spontanea, possano riflettere uno stato infiammatorio sistemico con ricadute anche sul cuore e sui vasi”. Insomma: oggi sappiamo che l'infiammazione non è soltanto un marcatore di rischio, ma rappresenta un vero fattore causale dell'aterosclerosi e dei suoi eventi clinici. “Per questo è fondamentale una valutazione globale del paziente e una stretta collaborazione tra specialisti – conclude De Luca -. In tal senso la ricerca sta aprendo scenari terapeutici molto promettenti: sono infatti attesi nei prossimi anni i risultati di importanti trial clinici su farmaci in grado di colpire selettivamente l'inflammasoma, con l'obiettivo di ridurre il rischio cardiovascolare residuo legato all'infiammazione”.

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