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Pensioni 2025, donne ancora penalizzate: assegni più bassi del 25% rispetto agli uomini

Secondo il Rapporto Inps, l’importo lordo medio mensile delle pensioni è di 1.885 euro, ma c’è una rilevante differenza tra quanto percepiscono gli uomini (2.165 euro) e le donne (1.633 euro). Le nuove prestazioni liquidate dall’Inps nel 2025 sono diminuite dell’1,8% rispetto al 2024, attestandosi a poco più di 1,5 milioni, a causa delle stretta sulle uscite anticipate

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I pensionati complessivamente sono circa 16,4 milioni, di cui 8 milioni uomini e 8,4 milioni donne, l’importo lordo medio mensile è di 1.885 euro, ma c’è una rilevante differenza tra quanto percepiscono gli uomini (2.165 euro) e le donne (1.633 euro), alle quali va circa un quarto in meno dei maschi (-24,6%) . Le donne sono penalizzate da carriere contributive storicamente più discontinue (spesso a causa degli oneri di cura dei familiari) e da retribuzioni inferiori nel corso della carriera lavorativa (anche a causa del maggior ricorso al part time involontario).

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Le donne sono il 51% dei pensionati ma rappresentano il 44% dei redditi

Nel XXV rapporto annuale presentato ieri alla Camera dal presidente dell’Inps, Gabriele Fava, l’importo lordo delle pensioni complessivamente erogate è cresciuto a circa 371 miliardi di euro (dai 347 miliardi di euro nel 2023), principalmente per gli effetti della rivalutazione delle pensioni.

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Sebbene rappresentino la quota maggioritaria sul totale dei pensionati (il 51%), alle donne va il 44% dei redditi pensionistici (ovvero 163 miliardi di euro contro i 207 miliardi degli uomini). Guardando all’evoluzione delle prestazioni istituzionali dell’Inps, su un totale di 425,6 miliardi di euro, la voce pensioni assorbe 325 milioni (+1,4% sul 2024), seguita dalle prestazioni di inclusione sociale con 36,4 milioni (+7,1%), dalle misure per la famiglia ( con 26,7 milioni (+2%) e dal sostegno al reddito con 19,7 milioni (+4,5%).

In calo del 3,2% le nuove prestazioni previdenziali

Le nuove prestazioni liquidate dall’Inps nel 2025 sono diminuite dell’1,8% rispetto al 2024, attestandosi a poco più di 1,5 milioni; di queste il 54% sono prestazioni previdenziali e il 46% assistenziali, con importi medi mensili pari rispettivamente a 1.312 e 500 euro. La riduzione numerica interessa soprattutto le prestazioni previdenziali, in calo del 3,2% sul 2024 (sono 835mila); tra queste la diminuzione è più marcata per le pensioni anticipate (-5,9%) - complice la stretta operata sui canali di flessibilità in uscita - e per i trattamenti ai superstiti (-4,3%), mentre le pensioni di vecchiaia sono rimaste stabili in termini di numerosità all’ingresso. Le prestazioni assistenziali, nel complesso, non mostrano variazioni rilevanti, interrompendo la crescita sostenuta degli anni passati: sono 706mila (-0,1%).

Rispetto al 2024, l’importo medio lordo mensile dei redditi pensionistici è aumentato dell’1,3%, ma l’importo dei redditi percepiti dagli uomini supera quello delle donne di circa il 34%. Da notare poi, che il 96% circa dei pensionati percepisce almeno una prestazione dall’Inps, con un reddito lordo mensile medio di circa 1.906 euro. Il restante 4% non beneficia di prestazioni Inps, ma di rendite Inail, pensioni di guerra o pensioni da Casse professionali, Fondi pensione ed enti minori.

Le pensioni anticipate hanno l’importo medio più elevato: 2.162 euro mensili,

Tra le prestazioni previdenziali vigenti al 31 dicembre 2025, le pensioni anticipate presentano l’importo medio più elevato, pari a 2.162 euro mensili, per la maggiore durata media delle carriere sottostanti. Seguono le pensioni di invalidità con 1.130 euro, le pensioni di vecchiaia con 1.035 euro, e i trattamenti ai superstiti con 868 euro.

Le prestazioni assistenziali si collocano su livelli più contenuti, in media circa 511 euro mensili. Il 66% delle pensioni anticipate va agli uomini, mentre alle donne va il 61% dei trattamenti di vecchiaia (con un importo medio di 880 euro mensili a fronte di 1.272 euro mensili delle pensioni di vecchiaia percepite dagli uomini). Le donne prevalgono anche nelle pensioni ai superstiti (l’87% delle prestazioni) e nelle pensioni e assegni sociali (il 62%).

Età media del pensionamento cresciuta a 64,7 anni

È cresciuta l’età media alla decorrenza delle pensioni dei lavoratori dipendenti privati e pubblici, che passa da 61,7 anni nel 2012 a 64,5 nel 2024 per attestarsi a 64,7 anni nel 2025. L’aumento è particolarmente evidente per le pensioni di vecchiaia, la cui età media è di 67,2 anni sia nel 2024 che nel 2025 nel 2025 (67,1 anni per gli uomini e a67,3 anni per le donne).

Le pensioni anticipate seguono invece una dinamica più irregolare: dopo il massimo osservato nel 2020 (62,1 anni), l’età media si attesta a 61,6 nel 2024 e 61,7 anni nel 2025, risentendo più dei canali di flessibilità in uscita.

I lavoratori dipendenti privati che nel 2025 accedono al pensionamento anticipato hanno maturato in media circa 2.220 settimane, equivalenti a oltre 42 anni. Le settimane contributive medie alla vecchiaia sono circa 1.643 per gli uomini e 1.335 per le donne, equivalenti rispettivamente a circa 31 anni e mezzo e 25 anni e 8 mesi di contribuzione. Le 300 settimane di differenza, pari a quasi sei anni di contribuzione, incidono sull’adeguatezza delle prestazioni femminili.

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