Per 7 docenti su 10 gli studenti oggi sono meno preparati a causa della disabitudine allo studio dei manuali
E' quanto emerge dalla ricerca Talents Venture su 463 docenti di 34 atenei italiani, presentata al convegno AIE “Dal sapere fragile al sapere critico”. Il ministro Bernini: “Il libro continua ad avere una forza straordinaria: ci chiede tempo, attenzione. Ci accompagna dentro un ragionamento, non ci consegna soltanto una risposta”
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Gli studenti arrivano agli esami sempre meno preparati. Per sette docenti universitari su dieci (il 68%), una delle principali cause è la progressiva perdita dell'abitudine a leggere e studiare integralmente i manuali universitari, sebbene questi siano i mezzi didattici considerati più efficaci (88%) e quelli più spesso indicati come obbligatori (50%) e consigliati (45%) per la preparazione degli esami. Solo il 17% dei professori, infatti, ritiene che gli strumenti didattici progettati dagli editori siano oggi molto letti.
L'indagine
Da questa evidenza, contenuta all'interno di una indagine su 463 docenti di prima e seconda fascia appartenenti a 34 atenei italiani svolta da Talents Venture per l'Associazione Italiana Editori (sintesi in allegato), prende le mosse il convegno “Dal sapere fragile al sapere critico. Editoria universitaria, qualità e innovazione”, promosso da AIE, che ha riunito oggi a Roma istituzioni, politica, università ed editori per discutere il futuro dell'apprendimento nel Paese. Un confronto che ha posto al centro il valore dell'editoria universitaria come infrastruttura della conoscenza e presidio di una formazione critica nell'era dell'evoluzione dei sistemi di apprendimento, sempre più frammentati.
Cambio di modalità
Negli ultimi 3-5 anni, infatti, ben l'83% dei docenti rileva un cambiamento nelle modalità di studio, con una sempre minore consultazione dei testi suggeriti o indicati come obbligatori, un maggiore ricorso a materiali sintetici e riassunti, difficoltà crescenti nell'affrontare testi complessi o di ampia estensione. Presentazioni e slide del corso (69%) e appunti (52%) sono i materiali più spesso utilizzati, sempre secondo l'opinione dei docenti.
Si riduce la capacità critica e di analisi
Il risultato? Senza libri si riduce la capacità critica e di analisi. Il 68% dei docenti identifica nella mancata abitudine a leggere e studiare manuali di studio integrali la causa delle criticità riscontrate nella preparazione degli studenti. Tra i deficit più citati ci sono la ridotta capacità di analisi e di ragionamento critico (41%), una preparazione nozionistica superficiale (28%), difficoltà nel collegare argomenti tra loro (24%), scarsa comprensione dei concetti di base (19%).
Cipolletta (Aie): “Utilizzo passivo degli strumenti di Ai”
“Questo – ha dichiarato il presidente di AIE Innocenzo Cipolletta – è tra i settori storicamente più aperti all'innovazione e al cambiamento: sette editori su dieci hanno portato l'IA nei processi lavorativi e nell'offerta di strumenti didattici nuovi. Al contempo, assistiamo a un utilizzo scorretto, passivo, degli strumenti di IA da parte di alcuni studenti, tanto che il 55% dei docenti ritiene che l'impatto degli algoritmi sulla preparazione degli studenti sia negativa. Il problema però non è nella tecnologia in sé, ma nel modo in cui viene utilizzata: dobbiamo governare questa transizione rimettendo i contenuti editoriali per l'università e, più in generale, il sapere strutturato al centro dei processi di formazione”.
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