«Per i data center serve pianificazione energetica, miope escludere gli Smr»
L'intervista al sottosegretario Alessio Butti. Un data center, dice, non si valuta solo in metri quadrati o server, ma in megawatt disponibili.
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L’Italia ha il vantaggio della posizione geografica per candidarsi ad hub europeo di data center e super calcolo, ma il vero nodo è quello dell’energia necessaria per farli funzionare. E su questo fronte serve «una pianificazione dedicata». Lo afferma Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica, in un’intervista a DigitEconomy.24, in collaborazione con Digit’Ed, gruppo attivo nella formazione e nel digital learning. Il sottosegretario Butti sta lavorando a strettissimo contatto con il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto per trovare una soluzione. Una parte della quale potrebbe passare per gli Smr, i piccoli reattori modulari nucleari. Risolvere il problema, peraltro è essenziale vista la strategicità di questi asset.
Chiedilo al Sole
«I data center – dice Butti - sono una parte essenziale della sovranità digitale e della sicurezza nazionale. Chi controlla dati e infrastrutture critiche controlla una quota crescente dei processi decisionali dell’economia e dello Stato. Per questo l’Italia deve giocare una partita ambiziosa. Abbiamo alcuni vantaggi oggettivi, come posizione geografica nel Mediterraneo e dorsali sottomarine. Il Digital Decade Report riconosce che l’Italia è sopra la media Ue su 5G, fibra, servizi digitali, cloud e uso dei dati, e riconosce anche il primato italiano nella governance dell’AI. Il punto, però, è non limitarci a ospitare infrastrutture altrui, ma sviluppare capacità nazionale ed europea. È la logica su cui abbiamo avviato iniziative di assoluto rilievo come Q-ARCA, insieme al ministero della Difesa: una piattaforma nazionale HPC, AI e Quantum, con governance pubblica, aperta alla ricerca e all’industria, capace di sostenere applicazioni strategiche in sanità, energia e difesa. Dobbiamo dare allo sviluppo dei data center un disegno strategico nazionale».
Sottosegretario, l’area di Milano è al momento quella con la maggior crescita per data center, non si rischia di tagliare fuori le altre aree geografiche?
Milano è oggi il mercato più dinamico perché concentra domanda, imprese e connettività. Anche la Liguria ha una forte vocazione in questo ambito. Ma non possiamo costruire un Paese digitale a una sola velocità.
Il Sud, e in particolare la Sicilia, ha caratteristiche molto interessanti: posizione nel Mediterraneo, cavi sottomarini, vicinanza ai flussi digitali tra Europa, Africa e Medio Oriente, disponibilità di aree e potenzialità energetiche. Palermo e la Sicilia possono diventare un tassello importante di una strategia nazionale distribuita.

