«Per evolversi, le aziende integrino le start up nella quotidianità operativa»
Intervista a Itai Green: «L’errore più comune che i dirigenti commettono è cadere nella trappola del cosiddetto teatro dell’innovazione, come fosse una campagna di pubbliche relazioni anziché una disciplina»
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Itai Green è uno dei massimi esperti e sponsor dell’open innovation, del sistema di integrazione dei modelli di sviluppo innovativo tra grandi aziende e start up. Nel suo recente libro Innovation or Elimination: Winning in a World of Constant Change, Greeen ha affrontato questioni spinose per l’evoluzione delle nuove tecnologie. Ha spiegato perché alcuni colossi si evolvono ed altri no. Ma soprattutto ha raccontato la compressione dei tempi di sviluppo dei progetti e delle piattaforma e ne ha disegnato un perimetro di iper accelerazione. Quali i limiti del modello di ricerca e sviluppo tutto in house, l’impatto dell’intelligenza artificiale sulle strategie aziendali e gli errori più comuni nei programmi di innovazione della grandi corporation. Sono i due temi cardine.
Chiedilo al Sole
Abbiamo chiesto a Green di approfondire le due suggestioni.
«L’intelligenza artificiale, e in particolare l’Ai generativa, sta trasformando radicalmente le strategie aziendali e i modelli operativi tradizionali. Dal punto di vista strategico, l’Ai spinge le aziende ad abbandonare i lenti cicli di pianificazione lineare pluriennale per adottare un approccio dinamico e in tempo reale. Grazie alla capacità di analizzare e sintetizzare continuamente enormi flussi di dati provenienti dai mercati globali, l’Ai riduce drasticamente i punti ciechi strategici. Ciò consente ai dirigenti di individuare in anticipo tecnologie emergenti sviluppate dalle startup e cambiamenti nei comportamenti dei consumatori, trasformando una roadmap aziendale statica in un piano d’azione vivo e altamente adattabile. In passato, uno dei principali ostacoli operativi era rappresentato dagli elevati costi tecnici ed economici necessari per integrare software aziendali legacy con nuove applicazioni sviluppate da startup. L’Ai generativa rivoluziona questo processo automatizzando la traduzione del codice, collegando istantaneamente sistemi software diversi e generando API personalizzate in tempo reale. Questo porta a un’architettura aziendale molto più fluida e modulare, consentendo anche alle unità di business non tecniche di prototipare e implementare rapidamente nuove soluzioni in autonomia. L’errore più comune che i dirigenti commettono nell’innovazione aziendale è cadere nella trappola del cosiddetto “teatro dell’innovazione”, trattando l’innovazione come una campagna di pubbliche relazioni anziché come una disciplina operativa fondamentale».
Come può la mentalità delle startup convivere con una mentalità manageriale più tradizionale?
«Per integrare con successo questi due approcci, le organizzazioni devono adottare una struttura “ambidestra”, che separi gli ambienti operativi pur mantenendo allineati gli obiettivi strategici. La mentalità manageriale tradizionale è orientata all’ottimizzazione del business esistente, alla massimizzazione dell’efficienza e alla riduzione dei rischi, al fine di garantire flussi di ricavi stabili. Al contrario, la mentalità tipica delle startup trova spazio all’interno di team agili e multidisciplinari o incubatori interni, ai quali viene concessa la libertà operativa necessaria per sviluppare rapidamente prototipi, testare idee innovative e modificare la direzione dei progetti senza essere soffocati dalla burocrazia aziendale».

