Per l’Istat deficit 2025 al 3,1%, Pil a + 0,5%
Disavanzo sopra la soglia del 3%, in gioco l’uscita dalla procedura. Giorgetti: «Dato provvisorio, peccato ultimo colpo di coda del Superbonus condomini»
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Gli occhi di tutti sono rivolti al Medio Oriente, o alle curve degli indici di Borsa che misurano le prime ricadute economiche della nuova guerra. Ma anche i numeri diffusi dall’Istat sui risultati di Pil e conti pubblici italiani del 2025 meritano più di uno sguardo. Anche perché prospettano intrecci non banali con gli scenari internazionali.
Nei calcoli dell’Istituto di statistica, la discesa del deficit nel 2025 si è fermata infatti al 3,1% del Pil, senza arrivare al 3% indicato a ottobre nell’ultimo programma di finanza pubblica; e soprattutto senza sfondare al ribasso la soglia di Maastricht, come si attendevano sia il Governo sia i tecnici della Commissione Ue che a metà novembre avevano ipotizzato un disavanzo italiano al 2,98%.
«I dati non sono definitivi - commenta a caldo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti - peccato l’ultimo colpo di coda del Superbonus condomini». «Il conto è suscettibile di modifiche (...), se dovessero essere disponibili informazioni più aggiornate», conferma lo stesso Istat in una nota a piè di pagina, pur precisando in un altro passaggio che l’utilizzo di questa finestra per rivedere i dati avviene «raramente».
«Cercheremo di capire le valutazioni dell’Istat», chiosa Giorgetti. Anche il debito si rivela un po’ più alto del previsto, al 137,1% del Pil anziché al 136,2, ma questa tendenza, su cui pesa anche l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro, era già visibile dagli ultimi dati di Banca d’Italia. L’aumento del Pil in volume è dello 0,5%.
Il confine del 3%
Quando si balla intorno al 3% i decimali pesano, perché decidono la possibilità di uscita del Paese dalla procedura Ue per disavanzi eccessivi. E proprio in questi tempi di conflitti internazionali a ripetizione la questione è ancora più decisiva, perché dall’addio alla procedura dipende la possibilità per l’Italia di avviare già da quest’anno il rilancio degli investimenti nella Difesa con i prestiti comunitari del programma Safe e con l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale che esclude dai calcoli sul rispetto del Patto di stabilità una spesa aggiuntiva fino all’1,5% del Pil.








