Per gli under 35 salute e relazioni contano più di soldi e lavoro
Per quattro su cinque la qualità della vita è soddisfacente. Ma dal sondaggio emerge un gap tra il livello di soddisfazione registrato in un campo e l’importanza che questo riveste nella vita
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Chi li immagina una generazione in preda all’insoddisfazione, alla ricerca di una qualità della vita migliore da trovare magari oltre confine dove il mercato del lavoro è più dinamico e le retribuzioni sono più alte, rischia di sbagliare e di molto. Perché quattro giovani su cinque sono già soddisfatti della loro qualità della vita (il 36% si dice molto soddisfatto) e, in cima alla lista delle priorità, non mettono occupazione e soldi ma salute (mentale, molto importante per l’85% delle persone, e poi fisica) e relazioni, con la famiglia e con il partner.
Salute, mentale e fisica, e relazioni pesano di più sul benessere
Il profilo emerge da un sondaggio condotto per Il Sole 24 Ore tra l’1 e il 4 maggio 2026 da Eumetra, in partnership con la Fondazione Fair, su un campione di mille persone tra 18 e 35 anni. Una generazione che sembra aver cambiato agenda e obiettivi rispetto a quelle precedenti. Forse anche spinta dall’insoddisfazione verso alcuni ambiti più materiali come lavoro (che ha grande importanza solo per una persona su due, meno del tempo libero) e soldi. Oppure forgiata da eventi socialmente traumatici come la pandemia del 2020-21, in particolare i 18-24enni. «Tra i giovani – commenta Matteo Lucchi, ceo di Eumetra – emerge una nuova concezione di qualità della vita, che privilegia il benessere e l’equilibrio personale e ridimensiona l’ambito professionale. La salute mentale e fisica rappresentano le priorità assolute, insieme alla qualità delle relazioni e alla disponibilità di tempo per sé».
Il gap tra soddisfazione e importanza di un aspetto della vita
Questo non significa che va tutto bene, perché dal sondaggio emerge un gap tra il livello di soddisfazione registrato in un campo e l’importanza che questo riveste nella vita: «C’è un forte divario - continua Lucchi - tra ciò che i giovani considerano importante e ciò che riescono realmente a vivere con soddisfazione: dalla salute nel suo complesso al lavoro, fino alle risorse economiche e al tempo libero. È un segnale che racconta la distanza fra le aspettative e la realtà ed evidenzia fragilità diffuse. Un concreto invito per istituzioni, imprese e territori a ripensare il concetto stesso di benessere generazionale».
I gap in questione rappresentano forse i veri “nodi” da sciogliere, laddove l’importanza attribuita a certe dimensioni non si riflette in un’adeguata soddisfazione: la salute mentale è molto importante per l’85% dei giovani, ma soddisfa pienamente solo il 42%. I soldi a disposizione - seppure più bassi nel ranking delle priorità - contano molto per il 70%, ma solo il 26% si dichiara molto soddisfatto. Il lavoro, poi, è importante per il 54%, ma soddisfa solo il 27 per cento.
Lavoro, studio, tempo libero e il ruolo dell’Ai
L’occupazione, sebbene sia scivolata nella scala delle priorità, rimane comunque un tema centrale nella vita dei giovani: uno su tre non è soddisfatto delle possibilità di carriera e il 36% non lo è della propria retribuzione, mentre il 41% dà una sostanziale sufficienza all’equilibrio vita privata-lavoro.







