Petrolio e gas senza freni: gli Usa vogliono colpire l’export russo e il mercato trema
Il Brent ha sfiorato 140 dollari al barile, lanciato verso i record del 2008, e il gas in Europa si è spinto a 345 euro per Megawattora. Record storici anche per grano, nickel (+90% in un giorno), alluminio e palladio
di Sissi Bellomo
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4' di lettura
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L’ipotesi di un embargo contro il petrolio russo ha tolto ogni freno ai prezzi dell’energia, lanciando le quotazioni del barile a un passo da 140 dollari per la prima volta dal 2008, con un’impennata di quasi il 20% in pochi minuti lunedì 7 all’apertura delle contrattazioni. In parallelo il prezzo del gas – dopo essere più che raddoppiato la settimana scorsa e decuplicato in un anno – balzava di oltre il 70% in Europa, per aggiornare il record storico su livelli davvero stratosferici: 345 euro per Megawattora. A fine giornata aveva ripiegato a a 215 euro, mentre il Brent – con la medesima esasperata volatilità – si avviava a chiudere intorno a 123 dollari al barile.
Mentre gli Usa discutono con gli alleati come colpire le esportazioni di greggio russo, i flussi nei gasdotti non sono per ora minacciati e proseguono con regolarità: da Gazprom ci arriva anzi il 30% in più rispetto a febbraio, come fa notare Commerzbank, per un totale di quasi 3mila Gigawattora al giorno.
Il mercato trema
Ma la possibilità di perdere le forniture da Mosca si è fatta improvvisamente più concreta. E il mercato trema, come rispecchiato anche dall’assalto all’oro, bene rifugio che adesso si apprezza anche insieme al dollaro: proprio ieri il lingotto ha superato 2mila dollari l’oncia per la prima volta da un anno e mezzo.
«Se il petrolio viene sanzionato, allora cresce la possibilità che anche il gas sia colpito da sanzioni», osserva Tom Marzec-Manser, responsabile di Icis-Gas Analytics. Ragionamento lineare, che deve aver dominato il pensiero di qualsiasi operatore all’apertura degli scambi, provocando reazioni da panico.
Il rally di grano, rame e palladio
Anche altre materie prime – benché reduci da una settimana di rincari e volatilità da primato – hanno ulteriormente accelerato il rally, con rialzi di prezzo eccezionali soprattutto per quelle di cui la Russia è un fornitore rilevante.


