Economia Digitale

Physical AI, l’Intelligenza artificiale prende corpo nella fabbrica

A Sps Italia 2026 robotica collaborativa, droni, sistemi di visione e agenti AI raccontano il passaggio dagli algoritmi che analizzano i dati a tecnologie capaci di osservare, decidere e intervenire nei processi produttivi

di Claudia La Via

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L’Intelligenza artificiale in fabbrica non è più soltanto un software che analizza dati, genera report o suggerisce decisioni da una dashboard. La traiettoria che emerge da Sps Italia 2026, la fiera dell’automazione e del digitale per l’industria fino al 28 maggio alle Fiere di Parma, è più concreta: l’AI comincia a vedere, misurare, ispezionare, dialogare con le macchine e guidare sistemi robotici nel mondo fisico della produzione.

È il passaggio dalla fabbrica connessa alla fabbrica capace di apprendere e reagire. Una trasformazione che prende forma attorno a una parola chiave sempre più ricorrente nel programma della manifestazione: physical AI, l’intelligenza artificiale applicata a robot, cobot, droni, sistemi di visione, sensori e piattaforme di automazione. Il punto non è più soltanto raccogliere dati dalle linee produttive, ma trasformarli in azioni: individuare un’anomalia, correggere un parametro, avvisare un operatore, guidare un’ispezione, ridurre uno scarto, rendere più sicuro un intervento in un ambiente critico.

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La quattordicesima edizione di Sps Italia si presenta come un osservatorio sulle tecnologie che stanno ridisegnando la manifattura e i temi chiave del programma lo confermano: AI agents, robotica e physical AI, Software-defined manufacturing, Industrial IoT ed Esg. Il dato interessante, però, non è la presenza dell’AI in sé, ormai diventata una formula ricorrente in ogni settore produttivo. La novità è il suo spostamento dal piano dell’analisi a quello dell’azione. Nei casi presentati nell’area Focus AI, l’Intelligenza artificiale industriale entra infatti in videocamere, robot, droni, piattaforme di automazione, sistemi di controllo qualità e strumenti di manutenzione. Non è più solo uno strato software che interpreta ciò che accade in fabbrica: diventa parte del processo fisico.

Un primo filone riguarda l’AI che osserva e interpreta la produzione. Fra gli esempi concreti presentati in fiera, per esempio, 40Factory ha portato a Parma tre sviluppi collegati ma distinti. Il primo è l’evoluzione di Mat, la piattaforma Industrial IoT che raccoglie, connette e rende azionabili i dati delle macchine. Il secondo è Wilson.ai, nella doppia dimensione conversazionale e agentica: da un lato assistenti capaci di rispondere attingendo alla conoscenza tecnica dell’azienda, come manuali, schemi, procedure e documenti; dall’altro agenti AI che monitorano i dati macchina, individuano anomalie, suggeriscono interventi e possono agire su processi definiti. Il terzo è Sentra, nuova soluzione di AI video intelligence, pensata per analizzare in tempo reale i flussi video delle telecamere industriali, rilevare anomalie di processo, identificare oggetti ed effettuare misurazioni.

La telecamera, in questa prospettiva, non è più soltanto uno strumento di sorveglianza, ma un sensore intelligente dentro il flusso operativo. È lo stesso salto che si ritrova nel controllo qualità. IDEA, società di ingegneria specializzata in automazione industriale, robotica e sistemi di visione e che si definisce una “sartoria tecnologica”, ha presentato per esempio una cella robotizzata per l’ispezione qualitativa e metrologica per Il settore manifatturiero. La soluzione integra tre sistemi di visione indipendenti: un’ottica liquida autofocus per l’analisi delle serigrafie, un sistema per il controllo perimetrale a 360 gradi e una stazione telecentrica per misurazioni centesimali. L’obiettivo è portare oggettività e velocità in processi dove estetica, precisione e funzionalità tecnica devono essere controllate insieme.

Sulla stessa frontiera si muove Sinapsi.ai, con un’applicazione nella meccanica di precisione, con una soluzione che combina visione artificiale e modelli di IA addestrati sui difetti reali del cliente, integrandosi con il software CAD/CAM per effettuare correzioni automatiche in tempo reale. Una soluzione che, spiega l’azienda, potrebbe portare fino a una riduzione del 40% degli scarti e del 50% dei tempi di controllo qualità. Stime che mostrano bene il valore industriale del tema: portare il controllo qualità dentro il processo, anziché lasciarlo solo a valle.

Il secondo filone è quello della robotica che esce dalla cella tradizionale. Eagleprojects presenta una visione della Physical AI applicata a robot e droni capaci di percepire, decidere e agire sul campo. Gli ambiti principali sono il patrolling autonomo per la sicurezza di siti industriali e infrastrutture critiche, e le ispezioni in spazi confinati o ambienti a rischio. Qui il valore non sta nel singolo robot, ma nell’integrazione con sensori, droni, sistemi GIS, digital twin e control room. La robotica diventa un’estensione operativa del presidio umano: entra dove l’uomo rischia di più, raccoglie dati e li collega alla decisione.

C’è poi la frontiera dei cobot che imparano dall’uomo. SUPSI, la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, sta lavorando all’interno dell’area RoboGym del proprio laboratorio al progetto europeo Fluently su un ambiente in cui persone e robot possono allenarsi a interagire in modo più fluido e migliorare processi industriali. Il progetto punta a sviluppare interfacce intelligenti che permettano ai robot industriali di comprendere meglio i comportamenti umani e di cooperare in modo più efficace. In altre parole, il robot collaborativo non deve solo essere sicuro accanto all’operatore, ma deve capirne meglio intenzioni, gesti e necessità operative.

Sul piano della ricerca, l’Università di Pisa e l’Istituto Italiano di Tecnologia portano il tema della soft robotics con la Pisa/IIT SoftHand, una mano robotica semplice, robusta ed efficace per presa e manipolazione morbida. Un esempio di intelligenza fisica incorporata nel corpo del robot, perché non tutta la capacità di adattarsi al mondo reale risiede nell’algoritmo, una parte è nella meccanica, nella compliance e nella morfologia del dispositivo.

Accanto alla robotica visibile c’è però anche l’AI meno appariscente ma decisiva: quella che organizza la conoscenza industriale. Il Cefriel, per esempio, lavora sul tema della conoscenza aziendale aumentata dall’Intelligenza artificiale, partendo da un problema molto concreto: competenze disperse tra documenti, email, archivi e persone, difficoltà di onboarding, perdita di know-how e rallentamento dei processi decisionali. E in questa direzione in fiera presenta la piattaforma Arca, che nasce con l’obiettivo di rendere accessibile e aggiornabile il patrimonio informativo dell’impresa, trasformandolo in uno strumento operativo per tecnici, progettisti e nuove figure in ingresso.

Il tema della fiducia resta però centrale. AI4I, l’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale, inserisce il tema dentro il progetto IT4LIA AI Factory, iniziativa nazionale pensata per mettere infrastrutture di calcolo, servizi e competenze a disposizione di imprese, startup, pubbliche amministrazioni e mondo della ricerca. Nel manifatturiero, il punto è anche la validazione di sistemi autonomi complessi: robot, droni e macchine intelligenti devono essere testati non solo nei casi ordinari, ma anche negli scenari rari e critici in cui un errore può bloccare un processo, generare uno scarto o creare un rischio operativo. Se l’AI deve muoversi nel mondo fisico, non basta che funzioni nella maggior parte dei casi. Deve essere verificabile, robusta e integrabile nei processi industriali senza introdurre nuove fragilità.

La fotografia che arriva da Parma è quindi meno futuristica e più industriale: non robot umanoidi generalisti pronti a occupare la fabbrica, ma sistemi specifici che osservano meglio, decidono più rapidamente, assistono l’operatore, riducono errori e portano l’automazione in contesti più variabili. La promessa della Physical AI è questa: dare un corpo agli algoritmi. La sfida, per le imprese, sarà trasformare le demo in soluzioni affidabili, scalabili e convenienti. Perché nella manifattura l’innovazione non si misura sulla suggestione tecnologica, ma sulla capacità di reggere i ritmi, i vincoli e le responsabilità della produzione reale.

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