Ricorsi storici

Piazza Affari oltre 50mila come nel 2000. Perché stavolta la bolla non scoppierà

L’ondata di euforia che pervade le Borse di tutto il mondo mette gli investitori sulla difensiva. Stavolta però il rialzo sembra poggiare su fondamentali ben più solidi (guerra permettendo).

di Maximilian Cellino

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Giovedì 14 maggio, ore 13.58: sui terminali degli operatori di Borsa appare la fatidica cifra 50.008. L’indice Ftse Mib ha dunque abbattuto un altro limite psicologico, raggiunto l’ultima volta dall’indicatore principale della Borsa italiana nell’ormai lontano e quasi leggendario 6 marzo 2000: proprio alla vigilia dello scoppio della bolla Internet. Il livello viene mantenuto per una manciata di minuti, Piazza Affari ripiega prima poco sotto la soglia e poi accelera ancora e termina a quota 50.050, in rialzo dell’1,15% e pronta eventualmente a spiccare il balzo verso il record storico che resta fissato a 50.109 punti.

Il paragone con il 2000

Poco conta, sotto questo aspetto, che la situazione sia radicalmente cambiata rispetto a 26 anni fa, a partire dalla composizione dello stesso indice guida milanese. Sotto l’aspetto numerico - visto che allora si chiamava semplicemente Mib30 ed era appunto costituito da 30 titoli - e soprattutto dal punto di vista settoriale, dominato com’era dal duo Telecom e Tim all’apice dell’era dominata dai cosiddetti «Tmt» e con due outsider del calibro di Seat Pagine Gialle e Tiscali pronte già a subentrare a suon di miliardi di euro di capitalizzazione.

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Ciò che appare ben più rilevante, oggi, è che il mercato azionario sembra nonostante tutto godere di ottima salute in ogni area del globo. Sempre giovedì i prezzi sono saliti in Europa, dove ci si avvicina anche i questo caso ai livelli da primato assoluto raggiunti prima dello scoppio del conflitto in Medio Oriente: Francoforte ha guadagnato l’1,31%, Madrid lo 0,87% e Parigi lo 0,78 per cento. E le quotazioni sono ulteriormente cresciute anche in una Wall Street che nella fase iniziale ha aggiornato subito i record della seduta precedente.

L’euforia dei mercati

Il mercato sembra in questo caso nutrire incrollabile fiducia nello sblocco della situazione nel Golfo Persico e anche nei colloqui fra i leader delle sue superpotenze Cina e Stati Uniti, Xi Jinping e Donald Trump. A testimoniarlo sembra pure l’allentamento delle tensioni sui titoli di Stato, con i rendimenti obbligazionari che sono scesi contemporaneamente sia per i Treasury (4,45% il decennale) sia soprattutto in Europa (3,05% i Bund e 3,78% i BTp, con lo spread Italia-Germania a 75 punti base). La prudenza rimane invece ben visibile quando si guarda ai prezzi del greggio, che restano nonostante tutto ben ancorati sopra i 100 dollari al barile.

«Sembra improbabile che i mercati inizino a preoccuparsi dell’aumento dei rendimenti e dell’impennata dei costi energetici, finché persisterà la mania per l’intelligenza artificiale e gli utili statunitensi rimarranno a livelli impressionanti» sottolinea a questo proposito Chris Beauchamp, responsabile degli analisti di mercato della piattaforma di trading e investimento Ig. L’ultima, sotto questo aspetto, è stata Cisco Systems che ha dato ulteriore spinta ai listini con una trimestrale oltre le attese del mercato.

Commentando un simile livello di ottimismo fra gli investitori, se non addirittura una vera e propria euforia, Goldman Sachs non può tuttavia far a meno di mettere in evidenza un evento alquanto raro. Il fatto che l’indicatore della propensione al rischio calcolato dalla banca d’affari statunitense sia salito questa settimana oltre quota 1,1 e abbia superato i livelli registrati a inizio anno, raggiungendo il valore più alto dal 2021. E che allo stesso tempo anche il momentum, ovvero la forza e la velocità del rally in corso all’interno del mercato azionario, sia a sua volta in forte accelerazione.

I ricorsi storici

Una coincidenza simile, spiega Goldman Sachs, non si verificava dall’inizio del 2000 (l’epoca appunto delle dot.com) e pone quindi una serie di interrogativi. «Esaminando episodi comparabili a partire dagli anni 60 abbiamo riscontrato che i rendimenti successivi hanno mostrato un potenziale di rialzo più limitato per il mercato azionario in generale, con un certo rischio di correzione» avvertono a questo proposito gli analisti, prima però di tranquillizzare sul fatto che questa condizione non si è rivelata comunque sempre sufficiente per individuare un picco del mercato.

«Un contesto macroeconomico ancora favorevole dovrebbe sostenere i rendimenti azionari, dato che il sentiment rialzista persiste» aggiunge Goldman Sachs, contribuendo a tranquillizzare quanti sono spaventati dal rischio legato a un imminente scoppio di una bolla. E a marcare le differenze con il passato prova anche Dirk Schlüter di Dws, quando spiega che una differenza fondamentale rispetto al 2000 «è rappresentata dalla redditività significativamente più elevata delle aziende, con le grandi società statunitensi oggi sono molto più profittevoli rispetto a 25 anni fa»: un evidente segnale di solidità, almeno per il momento.

Riproduzione riservata ©
  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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