Piccola nelle dimensioni, cosmopolita nello sguardo: Anversa
La città un microclima creativo unico. Ha generato gli Antwerp Six e oggi è un laboratorio pulsante dove una nuova generazione sta ripensando moda, design e arte.
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Diversi decenni fa, i migliori ornitologi giunsero a una conclusione sorprendente: è nelle campagne belghe – e in particolare nei dintorni di Bruxelles – che il maggior numero di uccelli migratori fa tappa lungo il viaggio tra il Grande Nord e l’Africa. Un dato poco noto, che diventa, però, simbolo e suggestiva metafora di questo piccolo Paese, stretto tra quattro nazioni più grandi, ma che talvolta riesce a superarle tutte. Nel cuore delle Fiandre, Anversa incarna perfettamente questa accezione. Al tempo stesso raccolta e cosmopolita, è il luogo da cui si parte e al quale si ritorna, quasi fosse attraversato da un microclima creativo tutto suo. Certo, la posizione geografica, il porto immenso aperto sul mondo, la tradizione mercantile e il ruolo storico ricoperto durante il Secolo d’oro hanno creato condizioni particolarmente favorevoli.
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TRA DEADSTOCK E INCLUSIONE
Proprio qui all’inizio degli anni Ottanta sono serviti coraggio e una buona dose di audacia a un piccolo gruppo di giovani diplomati della sezione moda dell’Accademia Reale di Belle Arti per trasformarla in una nuova capitale della moda. Celebrati da una mostra al MoMu, i celebri Sei di Anversa hanno aperto nuove possibilità alle generazioni successive. Oggi alcuni protagonisti di quella prima ondata hanno scelto di tornare alle origini. Walter Van Beirendonck, per esempio, ha appena presentato la sua nuova collezione ad Anversa, abbandonando Parigi per la prima volta dagli anni Novanta e tornando proprio lì dove tutto era iniziato. Questo legame con la città e con il suo ecosistema emerge anche nelle parole di Tim Van Steenbergen, cofondatore insieme a Ruth Goossens del marchio REantwerp.
Nato nel 2023, questo progetto atipico rappresenta una sintesi dell’intelligenza fiamminga arricchita da una forte sensibilità umanistica. «I Sei di Anversa avevano innovato dal punto di vista dei codici dello stile. Oggi, per essere davvero rilevanti, la sfida era mettere in discussione il sistema stesso, che nel frattempo è cambiato», spiega Van Steenbergen. Partendo da deadstock e tessuti di recupero provenienti da eccedenze di produzione, raccolte localmente grazie a una rete costruita e alimentata con cura, REantwerp realizza piccole serie di archetipi – il trench, la camicia, l’abito – valorizzando le competenze di rifugiati provenienti da ogni parte del mondo. «Non si tratta quindi di una proposta stagionale. Le persone che lavorano con noi hanno un nome, un volto e competenze tecniche che appartengono a ciascuno di loro in modo unico. Creano insieme a me. Non è una formula replicabile all’infinito, perché ognuno resta con noi per un periodo limitato», precisa lo stilista. Un equilibrio creativo ed economico calibrato perfettamente sulla scala della città. «Quando si vuole cambiare qualcosa, ci sembra naturale partire da una realtà locale. Anversa ha la dimensione giusta perché un progetto possa essere sostenibile. Inoltre, attira visitatori internazionali che conoscono bene la moda e una clientela locale sempre più interessata alle novità, ma anche più attenta ai valori sociali». Probabilmente è proprio in questa evoluzione continua, in questo andare e tornare, nell’alternarsi di grande e piccolo, di vuoto e pieno, che Anversa ha trovato la propria formula.
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