Moda e sport

Pietro Beccari: «I legami di Louis Vuitton con l’Italia sempre più forti»

Il ceo e presidente della maison del gruppo Lvmh spiega la scelta di essere title sponsor di America’s Cup e Louis Vuitton Cup, che nel 2027 si terranno a Napoli

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È a capo del più grande e famoso marchio di alta gamma al mondo, Louis Vuitton, punta di diamante del più grande gruppo del lusso al mondo, Lvmh. È italiano di Parma, Pietro Beccari, ma felicemente adottato – o almeno co-optato – dalla Francia. Primati e incarichi non finiscono qui: dal 1° gennaio il manager, classe 1967, è anche ceo e presidente di Lvmh Fashion Group, la divisione del colosso fondato da Bernard Arnault, l’uomo più ricco di Francia, a proposito di primati, che raggruppa Celine, Givenchy, Kenzo, Loewe, Marc Jacobs, Patou e Pucci. In Lvmh Beccari ha avuto i migliori maestri, da Yves Carcelle a Michael Burke, da Toni Belloni (altro italiano) a Sidney Toledano: da ognuno ha imparato molto, restando però ancorato alle sue gioiose origini emiliane e, last but not least, al suo amore per lo sport. Riavvicinare Louis Vuitton e Lvmh alla vela è una cosa della quale va molto fiero.

L’America’s Cup è quasi coetanea della maison Louis Vuitton, fondata nel 1854, tre anni dopo il trofeo velico. La Louis Vuitton Cup invece nacque “solo” nel 1983, ma è stata testimone di notevoli evoluzioni tecnologiche della vela. È questo che l’ha portata a riavvicinare la maison all’America’s Cup?

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Siamo tornati title sponsor della Louis Vuitton Cup, che decide chi, tra gli sfidanti, ha l’onere e l’onore di confrontarsi con il team che detiene la coppa, per una felice combinazione dei fattori che ha citato. La lunga storia, certo: 175 anni della Coppa America, il più antico trofeo sportivo al mondo, 172 anni di Louis Vuitton. Ci sono però affinità molto più profonde: la vela si è evoluta dal punto di vista tecnico e tecnologico, certo. Ma quello che continua a fare la differenza sono le persone, anche perché a spingere gli scafi sono “solo” la forza del mare e del vento, elementi della natura che i velisti rispettano enormemente e con i quali devono trovare una sorta di armonia. Andare per mare poi, in senso più ampio, è un modo di viaggiare, esplorare, stupendosi di ciò che si incontra: lo stesso spirito che anima Louis Vuitton.

Da title sponsor della “sola” LV Cup a title sponsor dell’America’s Cup nel suo complesso. Un impegno, anche economico, sempre più importante...

Non abbiamo mai fornito cifre precise e non lo farò ora, anche perché Lvmh è un gruppo quotato e tra qualche settimana comunicheremo i dati dell’esercizio 2025 e a maggior ragione siamo tenuti alla massima discrezione. È ovvio però che si tratta di numeri importanti, ma ci tengo a ribadire: come ogni sponsorizzazione, fa parte della strategia di marketing e comunicazione di un’azienda o di un marchio. Per Louis Vuitton però è molto di più e serve a rafforzare ulteriormente i legami con l’Italia, che per noi è da una parte un mercato importantissimo, sia per i clienti locali sia per i turisti, e dall’altra è il luogo dove abbiamo centri produttivi strategici, dalle calzature agli occhiali, passando per altre categorie di prodotto del made in Italy, che rispondono agli standard di qualità della maison e alla sua attenzione a sostenibilità sociale e ambientale.

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L’edizione di Barcellona, che nel 2024 ha sancito il ritorno di Vuitton a title sponsor delle regate di avvicinamento e di quelle finali, è stata un grande successo in termini di indotto per la città, si parla di oltre un miliardo di euro. Spera sia lo stesso per Napoli?

Spero che sia molto maggiore, che i risultati economici e di immagine per la città e il territorio superino ogni aspettativa e mi auguro anche che le regate di Napoli e quelle che si terranno quest’anno in Sardegna avvicinino alla vela un numero crescente di italiani. Mi riferisco, certo, al sostegno al team Prada-Pirelli-Luna Rossa, ma penso pure a una scoperta dello sport in sé. L’Italia ha potenzialità enormi, con le sue coste e condizioni meteo, per far crescere la pratica e la cultura di questo bellissimo e antico sport.

Nel 2026 celebrate i 130 anni del Monogram, il motivo a lettere e fiori che tutti identificano con Louis Vuitton. Per le due coppe introdurrete collezioni ad hoc?

Certo... Come ogni collezione legata allo sport per noi è un modo, un esercizio, una sfida per unire creatività stilistica e aspetti tecnici. Nelle linee di abbigliamento e accessori legate alle coppe c’è qualcosa per tutti. È una strategia che riflette, anche in questo caso, quella di Louis Vuitton nel suo complesso. Per noi lusso significa qualità, attenzione al dettaglio e alle persone; non esclusività legata unicamente al prezzo.

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