Politiche sociali

Più sostegno alle attività educative e ricreative dei giovani

Approvato il Ddl che mira a contrastare l’esclusione sociale dei minori tramite convenzioni con Comuni, enti del Terzo settore e scuole

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Approvato oggi, 21 luglio, in via definitiva con 105 voti favorevoli, nessuna contrario e 19 astensioni, il Ddl di delega al Governo per il sostegno delle attività educative e ricreative non formali (A.S. 1766), già approvato dalla Camera. L’obiettivo del disegno di legge, che si compone di quattro articoli, è incentivare e sostenere le attività educative e ricreative non formali, che coinvolgono i bambini e gli adolescenti, contrastare la povertà educativa e l’esclusione sociale, favorire il protagonismo delle nuove generazioni anche con il loro coinvolgimento nei processi decisionali che li riguardano e sostenere le famiglie tramite opportunità educative rivolte al benessere psicofisico dei figli, dalla nascita fino al compimento della maggiore età. Un’iniziativa rilevante sia per affrontare i mesi estivi, quando le scuole chiudono e diminuiscono i servizi per i più giovani, sia per riempire con sport, musica, teatro e laboratori artistici i momenti extrascolastici.

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La delega al Governo

Il Governo è, quindi, delegato ad adottare, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento, uno o più decreti legislativi finalizzati a promuovere la diffusione di opportunità educative non formali rivolte al benessere dei minori, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:

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a) aggiornare le disposizioni dei commi da 213 a 215 dell’articolo 1 della legge 207/2024 (legge di Bilancio 2025), prevedendo misure in favore dei Comuni, che sostengono, in via prioritaria, i nuclei familiari al cui interno ci sono figli che hanno bisogni speciali e i nuclei familiari numerosi;

b) prevedere che le iniziative possano essere svolte anche attraverso accordi con i Comuni limitrofi, presso le scuole, i centri estivi, i servizi socio-educativi territoriali, i centri con funzione educativa e ricreativa per i minori;

c) incentivare il coinvolgimento attivo degli enti del Terzo settore e degli enti religiosi che svolgono attività di oratorio o attività similari, attraverso forme di co-programmazione e di co-progettazione previste dagli articoli da 55 a 57 del codice del Terzo settore;

d) ipotizzare che i servizi possano essere erogati anche con modelli gestionali e strutturali flessibili, in grado di tenere conto delle esigenze amministrative, ottimizzare l’impiego delle risorse e coinvolgere attivamente i loro fruitori e la comunità locale.

Le risorse

Il comma 3 del Ddl autorizza, per l’attuazione della delega, la spesa di 3,5 milioni di euro per l’anno 2026, di 4 milioni per l’anno 2027 e di un milione annui a partire dal 2028. I 7 milioni e mezzo previsti per gli anni 2026 e 2027 vengono garantiti tramite riduzione del Fondo per il sostegno alle attività educative formali e non formali, articolo 1, comma 213, legge di Bilancio 2025. Il milione annuo dal 2028 in poi, invece, viene recuperato mediante riduzione del Fondo per le esigenze indifferibili, articolo 1, comma 200, legge 190/2014.

Le convenzioni

Per sostenere meglio i giovani e le famiglie, i Comuni, pur nel rispetto dell’autonomia scolastica, possono stipulare convenzioni - da cui non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica - finalizzate all’utilizzo degli spazi disponibili negli edifici scolastici per le attività educative e ricreative rivolte ai minori. Inoltre, con decreto del Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore da questa proposta di legge, viene istituito il tavolo tecnico per le attività di educazione non formale con lo scopo di:

  • coordinare iniziative volte alla condivisione delle migliori pratiche in materia di sostegno ai servizi e alle attività educative non formali;
  • coadiuvare gli enti locali e gli enti del Terzo settore nella diffusione di processi e modelli organizzativi utili a facilitare il ricorso alla co-programmazione e alla co-progettazione;
  • favorire l’applicazione di altre forme semplificate di affidamento dei servizi da parte degli enti locali.
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