Giustizia

Più i tribunali sono lenti meno le aziende avviano procedure fallimentari

Le imprese di grandi dimensioni, più indebitate e produttive hanno più probabilità di rivolgersi a un tribunale rispetto a quelle a controllo familiare

Judge's hammer gavel. Justice and euro money. Euro currency. Court gavel and rolled Euro banknotes. Representation of corruption and bribery in the judiciary. weyo - stock.adobe.com

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Più l’amministrazione della giustizia è lenta più le imprese in crisi ritardano o evitano il ricorso alle procedure fallimentari. Un fenomeno che interessa soprattutto il Centro e il Sud. È questa la fotografia scattata dal report «Efficienza giudiziaria e decisioni di presentazione della domanda di fallimento», pubblicato dalla Banca d’Italia il 21 luglio 2026. Secondo i dati dello studio, passare da un tribunale in cui la durata media della procedura concorsuale è di 15 anni a uno in cui è di sei anni aumenta la probabilità che l’azienda in difficoltà presenti istanza di fallimento di circa 8,7 punti percentuali.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La tipologia aziendale

Le imprese di dimensioni maggiori, più indebitate e più produttive hanno una maggiore probabilità di rivolgersi a un tribunale: se il costo della procedura è fisso, i vantaggi di coordinare una struttura complessa sono maggiori. Anche le aziende con un organo di controllo o sottoposte a revisione legale esterna, i cui vertici possano essere responsabili in caso di intervento non tempestivo presentano una maggiore probabilità di entrare in procedura fallimentare. Viceversa, quando l’azienda è a controllo familiare è meno probabile l’avvio di una procedura fallimentare. Anche le imprese il cui debito bancario è particolarmente concentrato hanno minore probabilità di ricorrere al fallimento: riducendosi il numero dei creditori si attenuano i problemi di coordinamento. I benefici che derivano dalle procedure concorsuali formali, in relazione ai costi, vengono in questo modo annacquati. Mentre il tasso di società in difficoltà finanziaria è abbastanza omogeneo nel Paese, la percentuale di aziende – rispetto al totale di quelle in affanno – che ricorre alle procedure è sostanzialmente inferiore al Centro e al Sud.

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L’amministrazione della giustizia

Il secondo elemento che emerge dallo studio è che più il tribunale è lento, più le aziende aspettano prima di presentare istanza. Nei distretti in cui i tempi dell’amministrazione della giustizia sono più rapidi il periodo di insolvenza delle imprese si riduce del 46,9 per cento. Considerando una media di 24 mesi, sono circa 11 mesi in meno tra un tribunale con tasso di inefficienza nel 75esimo percentile e uno nel 25esimo percentile. Quando le aziende si aspettano che i tempi della giustizia siano lunghi, argomenta il report, si ha un incentivo a rimandare. È il principio «gambling for resurrection» (letteralmente «scommessa per la resurrezione», ndr): le perdite in caso di esito sfavorevole sarebbero sopportate dai creditori, mentre i potenziali guadagni spetterebbero agli azionisti.

L’efficienza del tribunale, però, non influisce sulla tipologia di procedura scelta tra liquidazione giudiziale e concordato preventivo.

I ritardi, spiega lo studio, hanno effetti concreti sull’ecosistema economico poiché contribuiscono alla permanenza di imprese insolventi e delle «zombie firms», cioè quelle aziende il cui margine operativo è inferiore agli oneri finanziari per tre anni consecutivi. In questo modo, capitale e lavoro vengono bloccati in un’attività a bassa produttività per più tempo. Inoltre, ritardare l’attivazione della procedura porta le aziende a varcare la soglia del tribunale in condizioni peggiori e con meno margini di ristrutturazione efficace.

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