Dati Aifi

Pmi, il credito alternativo decolla: semestre record per i fondi di private debt

Nel primo semestre erogati alle Pmi italiane 3,4 miliardi di crediti da soggetti non bancari. Il boom è nei fondi che comprano minibond

di Morya Longo

(athitat - stock.adobe.com)

3' di lettura

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Il miglior semestre di sempre. Non solo rispetto al 2020, anno del lockdown. Né rispetto al solo 2019. I fondi di private debt (quelli che investono in minibond oppure che finanziano direttamente le Pmi italiane) non avevano mai realizzato tanti investimenti (356 aziende per 769 milioni di euro) e non avevano mai raccolto tanto (642 milioni) come nei primi sei mesi del 2021. Lo dimostrano i dati dell’Aifi, associazione del private capital, presentati in occasione del «Private debt award» organizzato insieme a Deloitte: il primo semestre del 2021 surclassa tutti quelli del passato e in molti casi batte addirittura i numeri realizzati in anni completi.

Il credito alternativo sale a 3,4 miliardi

E se ai dati dei fondi di private debt, raccolti da Aifi, si aggiungono tutte le altre forme di finanziamento alternativo dedicate alle piccole e medie imprese (dal crowdfunding ai crediti concessi dalle fintech) si raggiunge un numero davvero significativo: da gennaio a giugno di quest’anno alle Pmi italiane è arrivato credito alternativo a quello bancario, sotto molteplici forme, pari a 3,4 miliardi di euro. Segno che la foresta pietrificata dell’Italia bancocentrica si sta smuovendo.

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«I dati dimostrano un vero e proprio cambio di passo - commenta Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi -. Questo denota da un lato che le imprese hanno voglia di investire, dall’altro che l’industria del private debt è capace di dare una risposta. L’auspicio è che le Autorità riconoscano questo fenomeno e che lo facilitino, allargando gli spazi per il mondo del private debt».

Le ragioni del boom

Le motivazioni di questo decollo del credito alternativo anche in Italia possono essere tante. Giocano a favore certamente i tassi a zero o sotto zero che ormai da anni si trovano sui mercati obbligazionari tradizionali: se si pensa che - secondo i calcoli di Aifi - il rendimento medio pagato dai minibond o dai finanziamenti alternativi (inclusi i mezzanini) nel 2021 si è attestato al 4,6% (tra l’altro in crescita rispetto al 3% del 2020), si capisce perché questo settore attiri sempre più capitali.

Gioca a favore il fatto che le banche, complice la regolamentazione sempre più stringente, non erogano più credito come una volta. Gioca a favore anche la crescente cultura finanziaria nelle imprese, che trovano sempre più nei minibond (che hanno una durata media di 6 anni, rispetto ai 5 anni e 5 mesi del 2020) strumenti adeguati per finanziare gli investimenti. Sta di fatto che il settore cresce a vista d’occhio.

I dati nel dettaglio: semestre da record

I numeri, come detto, parlano chiaro. Nel primo semestre c’è stato un boom di raccolta: quella indipendente (escludendo dunque i capitali in arrivo dalle banche sponsor di alcuni fondi) ha raggiunto i 642 milioni di euro, battendo in soli sei mesi tutti gli anni del passato presi per intero. Per intenderci: nell’intero 2019, pre-Covid, i fondi di private debt raccolsero 385 milioni, cioè circa la metà di quanto hanno rastrellato quest’anno in soli sei mesi. L’altra novità è che iniziano ad arrivare anche capitali stranieri: dei 642 milioni raccolti dai fondi, il 14% arriva da investitori internazionali. Un passo avanti, inedito.

Forte crescita anche negli investimenti. I fondi di private debt hanno finanziato (o direttamente o attraverso minibond) 356 imprese e Pmi: anche qui in soli sei mesi hanno battuto il 2019, il 2018 e il 2017 presi per intero. Come ammontare investito siamo arrivati a 769 milioni: in questo caso si tratta del miglior semestre di sempre, ma non abbastanza da battere gli anni passati presi per intero. Ma la crescita è inequivocabile.

Il settore sta vivendo un fermento che non si era mai visto. Il mercato sembra diventare davvero maturo, dopo anni di rodaggio: minibond e direct lending (credito erogato direttamente da fondi) sono infatti strumenti abbastanza nuovi, che ora dimostrano di avere davvero cambiato marcia. Non solo: se si guarda il numero di operazioni concluse (356, appunto), si nota che il settore del private debt ha battuto anche le 253 operazioni del settore del private equity, che ha una maggiore anzianità in Italia.

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