Imprese e credito

Pmi fiduciose, ma immobili. Anthilia: «Rischio desertificazione silenziosa»

La ricerca Excellera: l’89% delle imprese italiane guarda al futuro con ottimismo, ma l’83% fatica a calcolare il ritorno degli investimenti. Il presidente Landi: «Con il 50% delle aziende vicine al passaggio generazionale, il rischio è la perdita di centri decisionali a favore di capitali esteri».

Maximilian Cellino

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Fiduciose sul proprio futuro, ma in difficoltà quando si tratta di programmare gli investimenti in modo da pianificare il salto dimensionale necessario per competere globalmente o semplicemente per gestire l’inevitabile passaggio gestionale. Un quadro sotto molti aspetti contraddittorio, se non addirittura paradossale, quello che l’Osservatorio Pmi e Finanza elaborato da Excellera e presentato a Milano da Anthilia Capital Partners traccia per le Pmi italiane. Il vero tessuto produttivo del nostro Paese appare complessivamente robusto e gode di discreta salute, fatica però al tempo stesso ad andare incontro alla necessaria trasformazione e corre il serio pericolo di consegnarsi ai capitali esteri e di impoverire quindi il sistema Paese.

LA FIDUCIA

Loading...

  I dati della ricerca

Loading...

L’89% del campione selezionato per la ricerca (100 aziende con fatturato annuo compreso fra 20 e 250 milioni di euro) si dichiara fiducioso sulle prospettive di crescita per i prossimi dodici mesi e il 55% prevede investimenti significativi nell’arco di due o tre anni, anche se soltanto due su dieci si possono considerare di «entità rilevante». Il problema, in questo caso, attiene non soltanto all’incertezza sul contesto macroeconomico (indicata nel 47% dei casi), comprensibile visto che il sondaggio è stato effettuato nel corso dell’ultimo mese, o agli ostacoli burocratici e normativi (30%), ma anche alla diffusa complessità che si riscontra nel valutare l’effettivo ritorno degli investimenti. L’83% delle aziende ritiene infatti che questo compito sia «difficile» e il 13% addirittura «molto difficile».

GLI INVESTIMENTI

Loading...

Il nodo del passaggio generazionale

La conseguenza principale è che la maggior parte delle spese viene destinata al «mantenimento» dell’azienda, ad esempio l’ammodernamento degli impianti (33%) o la digitalizzazione di base (34%), mentre restano marginali gli investimenti realmente «trasformativi». Soltanto il 14% di essi è finalizzato infatti ad acquisizioni aziendali o partecipazioni, mentre appena il 10% punta al rafforzamento della governance e della struttura proprietaria. Su questo punto l’azione delle Pmi italiane appare particolarmente carente, soprattutto se si tiene conto del fatto che la ricerca di Excellera evidenzia come la gestione dell’azienda rappresenti un tema importante per il 46% degli intervistati, mentre il nodo del passaggio generazionale viene ritenuto la sfida principale nel 47% dei casi.

Il Rischio «desertificazione»

L’inerzia porta a sua volta con sé un rischio sistemico, perché se è vero che «l’Italia è il terzo paese del mondo per surplus commerciale», come ha sottolineato il vicepresidente della Fondazione Edison, Marco Fortis, durante l’evento in cui è stata presentata la ricerca «oggi le imprese che producono questo valore appaiono più aggredibili di quanto sembri» ha ammesso Giovanni Landi, Presidente di Anthilia Capital Partners. La combinazione di una governance spesso costruita su misura del fondatore e la frammentazione del capitale espongono quindi il sistema produttivo al rischio di essere acquisito da capitali internazionali: un fenomeno particolarmente pericoloso che Landi definisce «forma silenziosa di desertificazione industriale».

Il ruolo della finanza alternativa

Il messaggio rivolto agli imprenditori è in fin dei conti altrettanto netto: «Chi non costruisce la spinta trasformativa dall’interno rischia di subirla dall’esterno» avvertono gli esperti di Anthilia, che suggeriscono di superare il modello di finanziamento tradizionale - ancora troppo sbilanciato sull’autofinanziamento (56%) e sul credito bancario (37%) - per aprirsi alla invece finanza alternativa. Gli strumenti complementari, il cui utilizzo è ancora fermo al 7%, rappresentano dopotutto la soluzione più adeguata per sostenere quei progetti che richiedono capitali pazienti e competenze specializzate: la vera forza che permetterebbe alle Pmi italiane di compiere il salto qualitativo e accelerare la trasformazione.

Riproduzione riservata ©
  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti