Pneumatici fuori uso, in Italia verso raccolta del 100%
Il nuovo obiettivo nella revisione del decreto che governa lo smaltimento di circa 420mila tonnellate ogni anno
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Pneumatici fuori uso: in Italia si va verso il 100% della raccolta, attualmente fissata al 95%, e verso un obiettivo minimo di recupero della materia del 45%. Le novità sono contenute nell’aggiornamento del decreto 182 del 19 novembre 2019, che disciplina la responsabilità estesa del produttore (Epr) per la filiera di riferimento. La consultazione pubblica è stata aperta a metà gennaio dal ministero dell’Ambiente e si chiuderà il 12 febbraio, con l’attesa per l’entrata in vigore, al più presto, il 1° gennaio 2027.
L’evoluzione
«Il sistema di responsabilità estesa del produttore, che governa lo smaltimento degli pneumatici, è nato ufficialmente nel 2011, poi aggiornato dal decreto 182 del 2019 e ora oggetto di revisione perché sono emersi spazi di miglioramento», spiega Giuseppina Carnimeo direttrice generale di Ecopneus, consorzio che gestisce la filiera del fine vita.
« La volontà - aggiunge - è quella di andare a rafforzare l’efficienza del sistema e di allinearlo ai principi guida degli schemi Epr di capillarità territoriale e continuità del servizio. Oggi per legge dobbiamo raccogliere il 95% del peso degli pneumatici immesso nel mercato nell’anno precedente dai nostri soci. Positivo l’innalzamento al 100%. Interessante anche l’obiettivo di recupero della materia con una quota minima del 45% di ciò che viene raccolto, mentre il resto va in valorizzazione energetica come combustibile alternativo, per esempio nei cementifici».
I numeri
Ogni anno in Italia arrivano a fine vita circa 420mila tonnellate di pneumatici che vengono sostituiti da auto, moto, camion, mezzi industriali e agricoli. Una quantità costante negli ultimi anni.
A livello nazionale, Ecopneus coordina la raccolta, il trasporto, il trattamento e la valorizzazione di oltre 180mila tonnellate. Nel 2025 ha soddisfatto circa 52mila richieste di prelievo presso gli oltre 20mila punti di generazione serviti. E arriva già a una media del 50% per quanto riguarda il recupero della materia. Il valore economico diretto della sua filiera è stato calcolato in 41 milioni annui, mentre quello indiretto - che comprende i benefici del materiale riciclato al posto di quello vergine - arriva a 75 milioni.







