Crisi degli uffici

Pochi giudici di pace, troppe cause: a rischio la giustizia di prossimità

In servizio solo il 35% dei magistrati previsti dalle piante organiche. L’avvocatura denuncia i tempi lunghi e teme l’estensione delle competenze

di Valentina Maglione

Adobestock

3' di lettura

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Pochi magistrati in servizio, appena il 35% di quelli previsti nelle piante organiche. Un numero di procedimenti in carico elevato e destinato ad aumentare con le nuove competenze in arrivo tra un anno. L’insufficienza del personale amministrativo. E un passaggio al processo telematico problematico. Sono gli ingredienti della crisi degli uffici dei giudici di pace, rilevata da più parti e in questi giorni rilanciata dall’avvocatura, che ha denunciato l’allungamento dei tempi per la fissazione delle udienze e l’emissione delle decisioni, soprattutto nel settore civile.

Una boccata d’ossigeno potrebbe arrivare dal taglio della permanenza presso l’ufficio per il processo dei nuovi giudici: ora è di due anni, ma c’è la proposta di portarla a sei mesi.

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La situazione

I giudici di pace rappresentano la giustizia di prossimità: distribuiti in 390 uffici (i tribunali sono 140), sono giudici onorari competenti su numerose cause civili: un terzo del totale nel 2023, quando oltre un milione di procedimenti sono stati iscritti presso gli uffici del giudice di pace e due milioni in tribunale. Nel 40% dei casi ci si è rivolti ai giudici di pace per recuperare crediti (oltre 400mila i procedimenti monitori ). Più di 150mila cause hanno invece riguardato beni mobili, 140mila opposizioni a sanzioni amministrative, quasi 120mila risarcimenti per sinistri stradali e 18mila l’immigrazione.

IL CONFRONTO

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Tutte richieste che, a oggi, finiscono sulle scrivanie dei 1.230 giudici di pace in servizio, secondo i dati del Csm: il 35% dei 3.481 previsti in organico. Una situazione di affanno evidenziata anche dal monitoraggio svolto dall’Organismo congressuale forense su un campione di 205 uffici. Dall’analisi emerge che le scoperture sono diffuse in tutta Italia, ma colpiscono di più gli uffici maggiori: in quelli con più di 50 giudici in pianta organica, solo il 21% è in servizio. Inoltre – si legge nel report – gli organici del personale amministrativo vanno aggiornati e, sul fronte della digitalizzazione, gli strumenti sono carenti e gli applicativi non sono correttamente parametrati alle attività. «La situazione è drammatica – incalza Accursio Gallo, segretario Ocf –: assistiamo a cause rinviate al 2026 e oltre. Serve un piano di investimenti importante, altrimenti si rischia la paralisi».

Tra gli uffici più penalizzati c’è quello di Torino: «In pianta organica abbiamo 139 giudici di pace, ma solo sette sono presenti», spiega il presidente del Tribunale, Modestino Villani. «A inizio ottobre erano sopravvenuti quasi 24mila fascicoli, di cui 12.387 decreti ingiuntivi, 2.597 opposizioni a sanzioni amministrative e 299 in materia di immigrazione. Quest’ultimo dato è contenuto perché ora il Cpr di Torino è chiuso; se riaprisse, la materia esploderebbe. Da gennaio arriveranno i primi 21 nuovi giudici di pace che terminano il biennio all’ufficio per il processo. Ma non basta: servirebbero nuovi bandi per reclutare magistrati».

LE LITI CIVILI

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Le prospettive

È questo il quadro in cui si innesta l’ampliamento di competenze dei giudici di pace. Una prima estensione è già stata introdotta dalla riforma Cartabia, che ha portato da 5mila a 10mila euro la soglia di valore per le cause relative a beni mobili e da 20mila a 25mila euro quella per i risarcimenti da sinistri stradali e nautici. Ma il salto più importante è previsto per il 31 ottobre 2025, quando queste soglie si alzeranno, rispettivamente, a 30mila e a 50mila euro. Non solo: ai giudici di pace passeranno tra l’altro tutte le controversie in materia di condominio e le espropriazioni forzate di cose mobili.

Tutte materie di cui verrebbero sgravati i tribunali: tanto che il “trasloco”, già previsto per il 2021 e rinviato, potrebbe aiutarli a raggiungere gli obiettivi di efficienza fissati dal Pnrr. Mentre nessun target è stabilito per i giudici di pace.

Per rinforzare gli uffici si sta pensando di accelerare l’ingresso dei nuovi magistrati onorari: «Oggi, nei primi due anni dal conferimento dell’incarico, devono essere assegnati all’ufficio per il processo – chiarisce Mariaflora Di Giovanni, presidente dell’Unione nazionale giudici di pace –; ma si tratta di un vincolo non coerente con l’attuale situazione di difficoltà; inoltre, i nuovi giudici di pace sono quasi tutti avvocati, pronti per entrare negli uffici». Così, un emendamento presentato da FdI al decreto legge fiscale (155/2024), all’esame della commissione Bilancio del Senato, propone di ridurre a sei mesi la permanenza nell’ufficio per il processo. «Ma i nuovi giudici di pace – incalza Di Giovanni – potranno svolgere le loro funzioni solo per due giorni alla settimana. Occorrerebbe anche confermare in servizio fino a 73 anni su base volontaria i magistrati che dovrebbero uscire per età».

Mentre l’associazione dei giovani avvocati, per alleggerire il carico di lavoro dei giudici di pace, propone di consentire ai legali di emettere direttamente le ingiunzioni di pagamento.

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