Podcast Nome in Codice: il castello di Telegram
In onda la quarta puntata di Nome in Codice, il Podcast di 24Ore NextMed e Radio24 che vi racconta storie, tecnologie e intrighi dal lato oscuro della politica internazionale, si occupa della piattaforma creata da Pavel Durov. In attesa dei verdetti giudiziari con cui la Francia, in primis, vorrebbe avere il controllo dei metadati, il fondatore sviluppa blockchain e fortifica la struttura. Ospiti Stefano Zanero, professore al DEIB (Dipartimento di elettronica, informazione e bioingegneria) ed è un esperto di cybersecuriy, Dario Sabella, fondatore di Next G Cloud Technologies e il giornalista francese di Paris Match Francois de Labarre. Ascolta la puntata
di 24Ore NextMed
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2' di lettura
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Il 24 agosto 2024, intorno alle 8 di sera, un uomo e una donna scendono insieme a una guardia del corpo dal loro jet privato, appena atterrato all’aeroporto di Parigi Le Bourget dopo un viaggio in Azerbaijian. I due trovano ad attenderli numerosi agenti della Gendarmerie, che consegnano loro un mandato con dodici capi d’accusa e porta via l’uomo. L’ arrestato è cittadino francese da qualche anno, ma è nato e cresciuto in Russia: si chiama Pavel Durov, ed è il fondatore e amministratore delegato di Telegram, il servizio di messaggeria criptata più utilizzato del mondo. Secondo le accuse della Procura di Parigi, Durov sarebbe colpevole di negligenza, e quindi di complicità, in una serie di reati commessi sulla piattaforma. Ma Telegram, di fatto, non è solo un servizio di messaggeria, è molto di più: è un’infrastruttura geopolitica per la segretezza, e quindi è al centro degli interessi di tutte le agenzie di intelligence del pianeta. I militanti di Hezbollah in Libano, piuttosto che in Iraq, comunicano tramite Telegram. La stessa cosa si può dire di Africa Corps, la ex Wagner russa, che negli ultimi 8 anni ha quadruplicato la propria presenza in quella che un tempo si chiamava Francafrique. I mercenari russi hanno sostenuto colpi di stato e contribuito ad armare fazioni militari prima e dopo i golpe. Dal Mali al Niger, fino al Burkina Faso. Insomma, su Telegram si fanno le guerre. È una questione complessa e sfaccettata con significative implicazioni legali, politiche e sociali. Canali con milioni di utenti che probabilmente qualcuno vorrebbe venissero espugnate. A scriverlo con qualche interlocuzione di è stato addirittura l’Atlantic council. Il famoso think tank Usa guarda caso nel giugno 2024 ha pubblicato un lungo paper dal titolo diretto: Another battlefield: Telegram as a digital front Russia’s war against Ukraine. Non serve nemmeno tradurlo. Il dito è puntato sulla piattaforma come campo di battaglia. Per questo dopo l’arresto Durov ha proseguito nel suo percorso di fortificazione di Telegram. Cloud Chats, frammentazione dei data center sparsi tra Paesi Bassi, Singapore, Svizzera e Islanda. Questo non è un vezzo ingegneristico. È un meccanismo di difesa giuridica. Se un giudice francese, tedesco o americano ordinasse a Telegram di consegnare i messaggi di un utente, Telegram risponderebbe tecnicamente che non possiede la chiave completa in un’unica giurisdizione. Per ricostruire il contenuto, servirebbero mandati simultanei, coordinati, in paesi con legislazioni diverse, che spesso non parlano tra loro. È quello che gli esperti chiamano “moat giurisdizionale”: un fossato legale costruito con la geografia. Gli autori hanno così ricostruito gli ultimi due anni di attività di Durov, il modello di blockchain utile a una ulteriore decentralizzazione del modello societario fino a chiedersi come finirà lo scontro tra il modello libertario e la battaglia giudiziaria degli Stati, a partire da quello francese. Ospiti Stefano Zanero, professore al DEIB (Dipartimento di elettronica, informazione e bioingegneria) ed è un esperto di cybersecuriy, Dario Sabella, fondatore di Next G Cloud Technologies e il giornalista francese di Paris Match Francois de Labarre.

