Traffici marittimi e finanziari

Podcast Nome in Codice: Operazione Garantex

La sesta puntata di Nome in Codice, il Podcast di 24Ore NextMed e Radio24 che vi racconta storie, tecnologie e intrighi dal lato oscuro della politica internazionale, si addentra nel complesso sistema dello scambio illecito di criptovalute e di una società accusata di agevolare le transazioni di organizzazioni criminali e terroristiche e di riciclare miliardi di dollari. Compreso la possibilità di utilizzare la cosiddetta flotta ombra per operazioni di insider trading energetico. Ascolta la puntata

di 24Ore NextMed

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La notte fra il 4 e il 5 marzo 2025, le linee di comunicazione tra le unità cyber delle agenzie di intelligence di Stati Uniti, Germania e Finlandia sono in fermento. Messaggi e telefonate si susseguono a ritmo incessante. C’è subito chi pensa a una minaccia che interessi la sicurezza nella zona del Mar Baltico: forse cavi sottomarini tranciati, o un’incursione di droni, o ancora un attacco cyber su vasta scala. Niente di tutto questo. Ma nel giro di alcune ore le autorità statunitensi, tedesche e finlandesi hanno sequestrato i server e abbattuto l’infrastruttura online di un’enigmatica società di scambio di criptovalute, accusata di agevolare le transazioni di organizzazioni criminali e terroristiche e di riciclare miliardi di dollari frutto di attività illecite. La società si chiama Garantex. Si tratta di un servizio illecito installato nel cuore degli scambi internazionali, per colpire un bene fondamentale: l’energia, e in particolare il gas naturale liquefatto.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

In questa nuova puntata di “Nome in Codice”, Claudio Antonelli e Antonio Talia intervistano esperti del settore per indagare come denaro, criptovalute, traffici marittimi e commercio internazionale dell’energia possano intrecciarsi nell’elusione delle sanzioni e nella finanza opaca. Tra gli ospiti vi sono Antonio Leandro, professore ordinario di diritto internazionale all’Università degli Studi di Bari, membro di società scientifiche internazionali e consulente di organismi umanitari; Gianclaudio Torlizzi, esperto di materie prime, fondatore e amministratore di T-Commodity e consigliere del ministero della Difesa; e Andrea Castellaneta, amministratore delegato di Crypfy, azienda che fornisce servizi di intelligence sulla blockchain per la gestione del rischio, la compliance e la prevenzione delle frodi.

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A partire dallo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, il Gnl, ossia il gas naturale liquefatto, ha assunto un peso crescente nel sistema energetico italiano. Raffreddato intorno a 162 gradi sotto zero, il gas riduce enormemente il proprio volume e può essere trasportato via mare sulle metaniere, per poi tornare allo stato gassoso nei terminali di rigassificazione. Tuttavia il sistema di trasporto non è privo di rischi; rischi che interessano le rotte marittime e la capacità di ricostruire la catena commerciale.

Nel 2025 la domanda italiana di gas è stata di circa 63,4 miliardi di metri cubi, mentre gli arrivi di Gnl hanno raggiunto 20,9 miliardi di metri cubi, circa un terzo dei consumi nazionali. Il sistema italiano può contare oggi su cinque terminali: Panigaglia, Adriatic LNG al largo di Porto Viro, OLT Toscana al largo di Livorno, la FSRU di Piombino e quella di Ravenna. Tuttavia, per preservare la sicurezza nazionale, non è sufficiente sapere esclusivamente da dove arriva il Gnl. Occorre conoscere chi possiede la nave che lo trasporta, chi la assicura, quali intermediari gestiscono la transazione e dove finisce il denaro.

È qui che entra in scena l’Operazione Garantex. L’exchange, nato nel 2019 in Estonia ma con il proprio centro operativo a Mosca, si occupava inizialmente di convertire rubli in criptovalute. La sua parabola è stata poi segnata da varie vicissitudini, tra le quali accuse di riciclaggio, la morte a Dubai di uno dei fondatori, Stanislav Drugalev. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, Garantex è stata colpita dalle sanzioni occidentali, fino all’operazione del marzo 2025. Secondo le autorità americane, però, l’attività non si sarebbe fermata: parte dell’infrastruttura sarebbe confluita in Grinex, mentre un nuovo asset digitale ancorato al rublo sarebbe stato utilizzato all’interno di circuiti finanziari transfrontalieri. Alcuni analisti hanno addirittura tracciato una coincidenza particolare: l’uso della cosiddetta flotta ombra russa per simulare incidenti marittimi e rallentare la consegna di Gnl. Probabilmente con lo scopo di mettere in atto forme di insider trading e trasformare le plusvalenze cripto in valuta, il rublo. Così facendo si aggirano sanzioni e si finanziano soggetti sottoposti a restrizioni.

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