Assemblea Cia

Fini (confermato alla guida di Cia): politica dell’acqua e sgravi fiscali per rilanciare le aree interne

Il presidente Fini: Avviare una strategia per la tutela delle risorse idriche senza arrivare all’emergenza. Fiscalità di vantaggio per stimolare gli investimenti nelle aree rurali

di Giorgio dell’Orefice

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Le tensioni in Medio Oriente stanno creando grandi difficoltà agli agricoltori italiani con l’escalation dei prezzi del gasolio e dei fertilizzanti. Per reagire servono misure straordinarie come durante il Covid. Partendo da un piano europeo sulla liquidità, per garantire continuità produttiva ma senza dimenticare i problemi strutturali del settore, che non dipendono dalle guerre.

A Roma l’assemblea della Cia-Agricoltori italiani

È un ragionamento pratico quello di Cristiano Fini, presidente di Cia-Agricoltori italiani, la Confederazione che il 7 maggio celebra a Roma la propria assemblea elettiva nazionale che lo conferma per il secondo mandato.

Loading...

Affrontare il tema delle risorse idriche al di fuori delle emergenze

«Il tema chiave – spiega Fini - è il cambiamento climatico che sta riducendo in maniera strutturale le rese produttive e, con loro, il reddito degli agricoltori. Per fronteggiarlo dobbiamo migliorare la gestione della risorsa acqua, fondamentale materia prima per le produzioni».

Eppure, i mesi appena trascorsi sono stati contrassegnati dall’abbondanza di precipitazioni. «Ma quell’abbondanza – aggiunge Fini – si tramuta rapidamente in scarsità se non si interviene. Può sembrare paradossale ma il tema delle risorse idriche va affrontato nei frangenti in cui non sono un problema. Mentre invece diventano centrali solo quando ce ne è penuria. Ma cosi si finisce in una logica di emergenza, utile a tamponare i danni, ma molto spesso inefficace nella risoluzione dei problemi. Per questo, come organizzazione, stiamo mappando criticità e buone pratiche, individuando opere già cantierabili su tutto il territorio nazionale».

L’agricoltura «utilizza» acqua e non «consuma» acqua

Quando si parla di acqua e agricoltura spesso si dice che l’agricoltura “consuma” acqua. «Noi non consumiamo acqua - sottolinea Fini- ma utilizziamo acqua. Quelle risorse tornano in circolo in parte attraverso le falde e in seconda battuta perché finiscono nei cibi che produciamo. Utilizzare è molto diverso dal consumare».

Un cambio di passo sullo sviluppo delle aree interne

Altro tema, da sempre, particolarmente caro a Cia è la tutela e lo sviluppo delle aree interne. Capitolo che campeggia anche nello slogan dell’assemblea 2026 “Agricoltori custodi di territorio, custodi di futuro”. «Come con l’acqua – prosegue Fini – anche per le aree interne tutti hanno presente il problema, conoscono le soluzioni, ma non si agisce davvero. Si tratta di due nodi che vanno affrontati a livello Ue. Il Commissario Fitto ha preannunciato che ci saranno risorse dai fondi di coesione per affrontare queste due tematiche. Speriamo sia la volta buona. Il rilancio delle aree interne parte da un principio fondamentale, il diritto a restare, da tradurre in politiche solide contro spopolamento e marginalizzazione».

Puntare su una fiscalità di vantaggio per stimolare investimenti

«A nostro avviso - ha aggiunto Fini - occorre una fiscalità di vantaggio con un modello Zes dedicato. Vanno agevolati gli investimenti di chi vuole impiantare attività produttive (commercio, artigianato o agricoltura) in queste aree. E in questo modo creare germogli di sviluppo e un circolo virtuoso in grado di trattenere le famiglie e soprattutto i giovani sui territori . Se si aggiungono poi incentivi al turismo rurale, all’enoturismo e oleoturismo, in modo che si possano dirottare verso i territori rurali parte dei turisti che ingolfano le città, penso si possa porre un argine all’abbandono».

Resta centrale il tema della tutela del reddito degli agricoltori

E, infine, un tema sempre centrale per il mondo agricolo quello della tutela del reddito. «L’escalation dei costi – ha detto ancora Fini – sta mettendo in crisi le filiere. Il grano sta registrando prezzi ai livelli di 40 anni fa. Lo stesso accade per la filiera del mais e per i listini del latte. Occorrono misure per riequlibrare la distribuzione del reddito lungo la filiera. Serve aggregazione dell’offerta sul fronte agricolo ma anche accordi con l’industria di trasformazione e con il consumatore. Non dimentichiamo la Pac che deve restare forte, autonoma e realmente comune, senza confluire in un indistinto Fondo unico. Occorre riequilibrare la distribuzione dei pagamenti diretti che oggi vede solo il 5% dei produttori incassare il 50% delle risorse. La sicurezza alimentare non è assicurata. È il momento di investire sull’agricoltura e non certo di tagliare risorse».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti