Posticipare le lezioni per il caldo? Più facile a dirsi che a farsi
Si moltiplicano le petizioni di famiglie e sindacati. Ma per modificare il calendario ci sono diversi ostacoli, anche normativi
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Per i calendari scolastici sembra proprio non esserci pace. Se per anni le famiglie hanno chiesto, a gran voce, l’anticipo dell’avvio delle lezioni per evitare un settembre “da bollino nero” tra lavoro e carichi di cura, adesso, a causa del caldo, arriva la richiesta opposta. E si moltiplicano le petizioni, anche delle famiglie, a cui si sono subito associati i sindacati, di posticipare l’inizio dell’anno scolastico. Si ripete un film già visto a giugno, con l’arrivo dei primi rialzi significativi delle temperature e la richiesta di anticipare la fine delle lezioni e gli esami di Maturità.
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La questione “calendari”
Il tema non è affatto semplice e rischia di prestare il fianco alle solite italiche polemiche. I motivi per cui posticipare (o anticipare) le lezioni è una questione complessa in Italia sono almeno tre. Il primo sono i vincoli normativi: i calendari scolastici devono garantire, per legge, 200 giorni di lezione effettivi. Anticipare o, in questo caso, posticipare l’avvio della scuola comporterebbe gioco forza modificare anche la fine delle lezioni, e quindi si rischia di arrivare a giugno inoltrato (quando fa molto caldo).
Il secondo motivo risiede nelle competenze regionali sui calendari scolastici, che, in teoria, li adattano alle singole esigenze locali. Quest’anno si parte il 7 settembre a Bolzano e si chiude il 17 settembre in Puglia. Devono essere loro, dunque, a deliberare scelte diverse.
Il terzo motivo è legato a una ragione di opportunità: in Italia i calendari scolastici garantiscono vacanze estive di 13/14 settimane, le più lunghe del resto d’Europa. Modificarli, quindi, inciderebbe su questo lungo periodo di vacanza che sta a cuore agli insegnanti e ai lavoratori della scuola.
Il tema “lavoro”
Accanto a questi motivi se ne aggiunge, nel dibattito sul tema, un quarto, legato alle esigenze dei genitori di conciliare al meglio lavoro e prole, specie i più piccoli nell’età. L’Emilia Romagna è stata sensibile al tema, e ha fatto partire una sperimentazione di avvio delle elementari il 31 agosto (stanno partecipando oltre 8mila bambini).
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