L’indagine

L’elettricità in Italia costa troppo. Report Ue: 116 euro al MWh contro una media di 85

La fotografia scattata dalla Commissione europea che punta a dire addio alla sua dipendenza sull’energia dai paesi esteri

di Letizia Giostra

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L’elettricità in Italia costa troppo. Il prezzo medio all’ingrosso dell’energia elettrica nel 2025 per gli italiani è stato di 116 euro/MWh. La media nell’Ue, invece, è di 85 euro/MWh. A metterlo nero su bianco è l’ultimo report pubblicato dalla Commissione europea basato sui quattro anni di attuazione del REPowerEu.

Si tratta di un piano che ha come scopo quello di ridurre la dipendenza dell’Europa dalle importazioni energetiche russe. Secondo la Commissione, per farlo bisognerà puntare sul risparmio energetico, l’accelerazione della diffusione delle energie rinnovabili e la diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

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Le motivazioni

Le cause sono da individuare proprio nella dipendenza dell’Italia dal costoso gas naturale per la produzione di energia elettrica e della sua limitata flessibilità in termini di fonti non fossili e capacità di interconnessione. Un dato che dopo l’inizio del conflitto in Medio Oriente è destinato ad aumentare.

I numeri

Come evidenziato nel report, i combustibili fossili hanno rappresentato il 52,3% della produzione di energia elettrica in Italia durante tutto l’arco del 2025. Parliamo della quinta quota più alta di combustibili fossili nel mix energetico di un paese dell’Ue, mantenendo il loro ruolo strutturale come tecnologia dominante nella determinazione dei prezzi marginali e mantenendo i costi elevati.

Secondo l’analisi della Commissione europea, lo scorso anno i prezzi medi dell’elettricità sul mercato del giorno prima in Italia sono aumentati del 12%. La stangata - spiegano dall’Ue - è dovuta proprio all’aumento dei costi di approvvigionamento del gas naturale e della limitata produzione da fonti rinnovabili.

Un paese «vulnerabile»

Il report evidenzia che nonostante i costi diurni siano diminuiti negli ultimi anni a causa della crescente integrazione dell’energia solare, l’Italia rimane comunque vulnerabile a forti impennate dei prezzi durante le ore di punta della domanda.

Il motivo lo spiega la stessa indagine della Commissione europea, ovvero la diminuzione della produzione solare nelle ore serali e mattutine, combinata con la limitata flessibilità delle fonti non fossili, spesso costringe le centrali termoelettriche ad aumentare la produzione per colmare il divario tra domanda e offerta.

Nel 2025, infatti, i differenziali di prezzo in Italia si sono attestati in media a 46 euro/MWh, in calo del 36% rispetto al 2024, un valore significativamente superiore alla media Ue di 121 euro/MWh.

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