Produttività in crescita fino al 30% nelle aziende con piani di welfare
L’aumento più consistente del fatturato medio annuo si registra nelle imprese fra 50 e 249 dipendenti
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I punti chiave
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Il welfare aziendale non è solo un pacchetto di “beni e servizi” che guarda al benessere dei lavoratori, a volte delle loro famiglie. Per un numero sempre più crescente di aziende è una vera e propria misura di “politica industriale” che genera valore, soprattutto, un po’ a sorpresa, per le Pmi. A sostenerlo è il primo rapporto annuale del Corporate Welfare Lab, il nuovo Osservatorio realizzato da Luiss Business School in collaborazione con Edenred Italia, che viene presentato lunedì 16 febbraio a Roma.
I dati
I numeri sono piuttosto chiari. L’introduzione di ogni nuovo servizio di welfare, ad esempio la sanità integrativa, il rimborso delle spese scolastiche, incentivi per mobilità o tempo libero, genera un incremento medio del 2,1% del fatturato pro-capite.
Non solo. Lo studio, condotto su 600 imprese italiane, evidenzia un vero e proprio “spread di produttività”, con un impatto che premia in modo straordinario le realtà aziendali medio-piccole. Nelle piccole imprese, quelle per intenderci tra 10 e 49 dipendenti, chi adotta un piano di welfare strutturato registra un fatturato medio di 6,5 milioni di euro, contro i 5,1 milioni dei competitor che ne sono privi: un differenziale positivo del 26,7% per cento.
Nelle medie imprese (50-249 dipendenti) il gap competitivo cresce ulteriormente: le aziende con welfare strutturato raggiungono infatti ricavi medi per 33,9 milioni di euro, staccando nettamente le aziende senza welfare ferme a 26,1 milioni. Questo surplus di valore vale 7,8 milioni di euro, cioè una crescita del 29,8 per cento. Il trend si conferma anche nelle grandi imprese, dove il welfare strutturato accompagna un differenziale di fatturato del 19,5 per cento.
Insomma, una forte spinta per sostenere imprese e lavoratori, che convive con il più tradizionale premio di produttività, agevolato dall’ultima legge di Bilancio con una tassazione scesa dal 5 all’1%, fino a un massimo di 5mila euro lordi all’anno (ne possono beneficiare i lavoratori privati con reddito fino a 80mila euro).








