XIX Congresso agronomi e forestali

Produttività e benessere passano dalla centralità delle politiche ambientali

Focus anche sulle risorse stanziate dall’Ue per la Pac e sul nodo dell’accesso al credito

di Camilla Curcio

Seconda giornata del XIX Congresso nazionale dottori agronomi e forestali (Crediti: Conaf)

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Mettere boschi, foreste e ambiente al centro delle politiche nazionali e internazionali. Non solo in nome della tutela del patrimonio naturale ma anche degli impatti che la loro valorizzazione avrebbe su economia, filiera produttiva e salute pubblica.

Politiche ambientali da valorizzare

L’imperativo che ha animato la seconda giornata di lavori del XIX Congresso nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali è forte e chiaro. E punta a stringere ancor di più le maglie di una sinergia tra professionisti del settore e istituzioni per la messa in piedi di politiche ambientali interdisciplinari, alimentate dalla ricerca scientifica e sempre più attente alla dimensione delle realtà locali.

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«Salvaguardare gli ambienti e le foreste richiede un impegno corale di tutte le figure del settore», ha sottolineato Paolo Baccolo, consigliere Conaf. «Occorre sussidiarietà, integrazione tra pubblico e privato. E, in questo contesto, gli agronomi e i forestali sono essenziali: sono memoria storica delle azioni passate e protagonisti della costruzione di un rapporto positivo tra uomo e ambiente. Sono loro a portare le competenze sui tavoli dei decisori e si spera possano in futuro assumere un ruolo sempre più strategico».

Le criticità

Al netto delle proposte e delle intenzioni, restano parecchie criticità da risolvere: a metterle sul tavolo è stato Michele Candotti, capo di gabinetto del Programma di sviluppo dell’Onu (Undp). Che, tra le ragioni della crisi attuale dei programmi politici ambientali, ha acceso i riflettori sulla «discrasia tra i tempi dei negoziati e i tempi delle risposte» e «la scarsità di fondi per l’implementazione».

Pac e finanziamenti europei

Di risorse si è parlato anche in ottica europea. Nel quadro finanziario pluriennale, proposto a luglio e valido dal 2028 al 2034, la Commissione Ue ha incluso anche misure relative alla politica agricola comune (Pac). «Per l’Italia è stato proposta una dote di 31 miliardi come minimo garantito da destinare al sostegno al reddito degli agricoltori», ha spiegato Pasquale Di Rubbo, vicecapo dell’Unità prospettive politiche presso la Direzione generale agricoltura e sviluppo rurale a Bruxelles. «Ci saranno poi 47.1 miliardi di fondi non ancora programmati, allocabili ad esempio sulla formazione e sulla consulenza».

Il nodo dell’accesso al credito

Il tema dell’accesso al credito resta un work in progress. Sebbene i numeri siano incoraggianti (tra produzione vegetale e zootecnica si parla di un valore di materia prima di oltre 60 miliardi, cui si aggiungono 42.4 miliardi di valore aggiunto dell’immissione sul mercato), imprenditori e banche non riescono ad allinearsi. «Le due parti devono parlare la stessa lingua», ha chiosato Marco Lazzari, responsabile Agri Banking Bper Banca. «Serve capire i bisogni del mondo agricolo e valorizzarne i progetti. In questo senso la consulenza di agronomi e la sinergia con le banche può fare la differenza e dare slancio all’imprenditoria».

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