Oltre la cantina

Profuma di vino l’ospitalità d’autunno

Dal Piemonte alla Sicilia, un itinerario fra wine resort che offrono cucine di ricerca e soggiorni fra storia e contemporaneità

di Federico De Cesare Viola

Panorama di “La Foresteria Wine Resort” a Menfi, in Sicilia, dove lo chef Angelo Pumilia offre una cucina affettiva, colta e territoriale

4' di lettura

4' di lettura

Un tempo bastava un bicchiere in mano e un paio di scarpe comode per visitare una cantina. Oggi si arriva con un trolley, si dorme con vista sui vigneti e soprattutto si cena con menu degustazione firmati da chef con curricula internazionali. Nel mondo del vino l’ospitalità ha fatto un salto di qualità. E lo ha fatto in cucina. I ristoranti all’interno delle aziende vitivinicole non sono più un dettaglio accessorio o un vezzo da weekend, ma il centro di una narrazione più ambiziosa: quella di un territorio che si racconta non solo nel calice, ma anche nel piatto. E così, dal Piemonte alla Sicilia, si mangia (benissimo) proprio lì dove nasce il vino. Con buona pace di chi pensava che bastasse una cantina scenografica per fare enoturismo.

Spaghetti freddi, erbe amare, storione marinato e le sue uova in menù da “L’Aurum”, ristorante dell’Albereta di Erbusco, in Franciacorta

Ricerca e gusto nel piatto

L’Albereta a Erbusco, nel cuore della Franciacorta, è un luogo simbolo (e pioniere) di questa simbiosi tra vino e alta cucina. Il wine resort della famiglia Moretti è stato per più di vent’anni la casa di Gualtiero Marchesi e oggi è l’ottimo chef piemontese Alberto Quadrio – che del Maestro fu giovane allievo – a raccoglierne l’eredità e a guidare il ristorante L’Aurum (dal nome dell’alloro, la pianta più presente sulla Collina Bellavista). Lo fa attingendo agli orti e al frutteto della tenuta e potendo contare sulle altre materie prime provenienti da produttori locali selezionati. Gli Spaghetti freddi, erbe amare, storione marinato e le sue uova sono una dichiarazione d’intenti: tecnica, equilibrio e territorio.

Loading...

Chef Mykyta Bida - Radici Ristorante in Vigna

Classe 1994, nato in Ucraina, formazione d’eccellenza (Crippa e Cannavacciuolo), Mykyta Bida è il nuovo chef di Radici, il ristorante di Le Marne Relais, nell’azienda agricola Mura Mura, fondata da Guido Martinetti e Federico Grom. Qui, tra le colline vitate di Costigliole d’Asti, in una sala con una volta in mattoni del 1878, Bida rilegge la tradizione piemontese con mano elegante e spirito contemporaneo. Un esempio? I Tajarin 30 tuorli, mantecati al burro affumicato e lievito madre, con pepe nero del Madagascar e polvere di lievito di birra.

Gli chef Chiara Pavan e Francesco Brutto, che a Venissa, nella laguna veneta, propongono una cucina radicalmente sostenibile e un’esperienza di silenzio e quiete circondati dall’acqua

Ci spostiamo nella laguna veneta, sull’isola di Mazzorbo: Venissa ha trasformato un antico vigneto murato e una manciata di case in un wine resort essenziale, silenzioso, circondato dall’acqua. La cucina “ambientale” firmata da Chiara Pavan e Francesco Brutto nasce da un’idea di sostenibilità radicale e concreta, che parte dall’orto e arriva fino al recupero delle specie “aliene” che abitano la laguna, come il granchio blu. Il vino Venissa, da uve Dorona, chiude il cerchio: è dorato, sapido, quasi salmastro. E accompagna piatti che dialogano, interpretano e custodiscono il luogo.

La sala del ristorante “Campo del Drago del Rosewood” Castiglion del Bosco, immerso nel Parco della Val’Orcia, in Toscana: lo chef Matteo Temperini ha conquistato due stelle Michelin

Dalla Val’Orcia al Chianti classico

In Toscana, tra Montalcino e il Chianti Classico, il legame tra vino e cucina trova una delle sue espressioni più compiute. Nel 2025 compie 10 anni Rosewood Castiglion del Bosco, wine resort con 42 suite e 11 ville private immerse in una tenuta di 2mila ettari nel Parco Naturale della Val d’Orcia. Con due stelle Michelin, il ristorante Campo del Drago è diventato una destinazione nella destinazione: merito dell’executive chef Matteo Temperini, autore di una cucina raffinata e viscerale. Nota per gli appassionati di vino: l’antico pozzo adiacente alla sala del ristorante è stato oggi trasformato – su idea di Massimo e Chiara Ferragamo – in un caveau dedicato ai tesori dell’enologia mondiale. Oltre alla verticale completa di Brunello di Montalcino di Castiglion del Bosco, la “Cantinetta di Massimo” ospita molte tra le annate più rare di Supertuscan, Champagne, Borgogna e Bordeaux.

 

Piccione con briacacio, uva e mosto cotto, proposta autunnale dello chef Stelios Sakalis al ristorante “Poggio Rosso” di Borgo San Felice.

Restiamo nella regione, ma ci spostiamo a Castelnuovo Berardenga, per scoprire una bella novità: l’arrivo a Borgo San Felice, wine resort diffuso di Stelios Sakalis, giovane talento greco che rilegge la cucina italiana alla luce di sottili contaminazioni. Sotto la supervisione di Enrico Bartolini, guida il ristorante Poggio Rosso (come il nome del Chianti Classico Gran Selezione prodotto da San Felice), insignito di una stella Michelin. Tra le voci della nuova carta autunnale c’è anche un irresistibile piccione con briacacio, uva e mosto cotto.

Frisella “bianca”, cipolla di Montoro, caciocavallo e senape servita al ristorante “San Gregorio” di Feudi San Gregorio, storica azienda di Sorbo Serpico, nell’avellinese

Dalla Campania alla Sicilia

Anche Feudi San Gregorio, storica azienda irpina, ha scelto di ampliare la propria visione con un concetto di ospitalità a 360 gradi. È nato così Borgo San Gregorio: un polo di ospitalità in cui il vino è il perno intorno al quale girano tante esperienze, dall’arte al design, alla cucina. Il ristorante San Gregorio è stato disegnato dall’architetto Roberto Liorni e si trova nella parte più alta della struttura, con un colpo d’occhio sui vigneti del Pàtrimo da una parte e del Pietracalda dall’altra, due grandi crus dell’azienda. Per godersi ancora di più la proposta gastronomica dello chef Antonio Minichiello, si può prenotare la sommelier’s table, ospitata all’interno del Nido, un guscio altro 4 metri realizzato con rami di castagno che arrivano dai boschi della zona. Terminiamo il nostro tour enogastronomico a Menfi, nella parte occidentale della Sicilia. È qui che Planeta – una delle aziende che hanno fatto la storia del vino isolano – esprime il suo senso per l’ospitalità, anche e soprattutto attraverso il cibo. Al ristorante della Foresteria Wine Resort, infatti, le ricette di famiglia (ma non solo) sono reinterpretate con creatività e sensibilità dallo chef Angelo Pumilia, che dà vita a una cucina affettiva, colta e territoriale. Imperdibile il “pasticciu di sustanza”, una terrina in crosta di carni miste dell’aia con ortaggi acetici e senape. Fino al 9 novembre è possibile soggiornare in una delle 14 camere del resort, immerse in un giardino mediterraneo, e abbandonarsi a un’ospitalità dal passo lento e il sapore profondo.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti