La guerra in Medio Oriente

Pronto a ripartire il negoziato Usa-Iran. Trump: «Accordo entro una settimana»

Gli Stati Uniti hanno presentato un nuovo piano. Secondo il presidente possibile intesa prima del viaggio in Cina, a metà maggio. Teheran: proposta all’esame. La marina spara contro una petroliera iraniana

dal nostro corrispondente a New York Marco Valsania

Bambine sfruttate per la propaganda del regime degli Ayatollah a Teheran APN

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Donald Trump si affida ad una nuova escalation diplomatica per risolvere la guerra con l’Iran, anche se sempre accompagnata da minacce di devastanti riprese delle ostilità in caso il dialogo fallisca. Ha sottoposto a Teheran una proposta che porrebbe subito fine al conflitto riavviando una fase negoziale. Un piano che, tra riserve, il regime iraniano sta esaminando. Le prossime ore e giorni potrebbero rivelarsi decisive per un superamento o meno dell’impasse: le parti, hanno assicurato fonti americane, non sarebbero mai state così vicine a un compromesso.

«Credo ci siano ottime possibilità che finisca» la guerra, ha detto Trump alla rete pubblica Pbs, suggerendo che un compromesso può essere a portata di mano, prima del suo viaggio in Cina per un summit con Xi Jinping la prossima settimana. «Se non finirà, dovremo tornare a bombardamenti a tappeto», ha tuttavia aggiunto. Successivamente ha affermato che Washington è in contatto con esponenti iraniani che vogliono un’intesa. Che i colloqui sono «buoni» e Teheran accetterebbe di non avere armi atomiche.

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Su Truth Social la presa di posizione del presidente è stata simile: l’Iran deve «accettare quello che è concordato. Altrimenti cominciano gli attacchi» e saranno «di intensità molto superiore» al passato. Il contenuto esatto dell’offerta messa in campo dalla Casa Bianca è rimasto ufficialmente top secret, ma i contorni sono filtrati sui media, dal Wall Street Journal ad Axios. Verrebbe sottoscritto uno stringato memorandum d’intesa di una pagina, che dichiari conclusa la guerra e inauguri almeno 30 giorni di trattative, da tenere a Islamabad o a Ginevra, per definire maggiori dettagli. Più precisamente in gioco ci sono 14 punti: tra questi una moratoria iraniana di forse 12 o 15 anni sull’arricchimento dell’uranio (seguita da bassi livelli di arricchimento per uso civile). Mentre gli Usa eliminerebbero gradualmente sanzioni e scongelerebbero fondi di Teheran. Sarebbe assicurata, da entrambi, una riapertura dello Stretto di Hormuz alla navigazione.

Tra i nodi, l’insistenza di Washington su una rimozione e stoccaggio fuori dall’Iran delle scorte di uranio già in suo possesso, finora rifiutata da Teheran. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ieri ha rivendicato stretto coordinamento con Trump, con i due leader d’accordo sull’importanza di rimuovere scorte e smantellare capacità nucleari iraniane.

Da Teheran sono giunti segnali cauti e possibilisti. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghei ha affermato che «quando finalizzeremo le considerazioni, consegneremo le nostre opinioni al Pakistan» che agisce da intermediario. Altri funzionari di Teheran sono stati più duri, affermando che una serie di richieste americane rimangono inaccettabili. La Guardia rivoluzionaria, in un segno di potenziale calo delle tensioni, ha promesso che navi cargo potranno transitare da Hormuz: «Con la fine delle minacce degli aggressori, alla luce di nuove procedure, il transito sicuro e sostenibile nello stretto verrà facilitato». Non è chiaro quali siano le procedure.

L’ultima mossa di Trump è giunta al termine di un susseguirsi di svolte che hanno alimentato negli Stati Uniti tanto speranze di via d’uscita da una guerra impopolare e rischiosa quanto incertezze sulla strategia dell’amministrazione. Trump ha sospeso improvvisamente, all’indomani del varo, l’ambiziosa operazione Project Freedom, la protezione militare di navi commerciali nelle acque di Hormuz che aveva riacceso gli scontri con l’Iran, il quale per tutta risposta ha scagliato missili e droni contro vascelli e paesi del Golfo Persico alleati degli Usa. La flotta americana ha però mantenuto il blocco dei porti iraniani e ancora nelle ultime ore ha aperto il fuoco contro una petroliera di Teheran, la Hasna, neutralizzando il timone e impedendole di violare l’embargo.

La pausa di Project Freedom, con il presidente che ha alluso a «grandi progressi» con Teheran, ha destato particolare scalpore perché annunciata poco dopo che il Pentagono aveva invece dichiarato che proseguiva, nonostante fosse riuscito a far transitare solo tre navi. Il Segretario di Stato Marco Rubio aveva aggiunto che il conflitto era già da considerarsi terminato e che la missione difensiva Project Freedom sostituiva la bellicosa Epic Fury.

Se e quando la guerra finirà, la Francia ha indicato che una coalizione di paesi non belligeranti è pronta a garantire la sicurezza di Hormuz e che la sua portaerei Charles De Gaulle è già nel Mar Rosso. Nel conflitto in Libano, intanto, un comandante delle forze speciali di Hezbollah è stato ucciso da un blitz israeliano alla periferia meridionale di Beirut.

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