Intervista

Protto: «Cellnex pronta a essere di supporto al consolidamento delle reti in Italia»

L’ad in Italia: «Troppe quattro reti nel Paese. Noi disponibili a fare da abilitatore a fianco delle telco in caso di spin off della rete d’accesso»

Telecom antennas of SpainÕs telecoms infrastructures firm Cellnex are seen under main telecom tower, known as "Piruli", in Madrid, Spain, March 10, 2016. REUTERS/Sergio Perez

3' di lettura

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«In Italia quattro reti mobili sono troppe. Anche tre possono non essere sostenibili, rendendo tutto il sistema inefficiente. Se non si riesce a procedere con il consolidamento delle società nel settore delle Tlc, quantomeno si può iniziare a ragionare su un modello di condivisione delle infrastrutture».

Federico Protto è da marzo 2024 amministratore delegato di Cellnex Italia: branch tricolore del colosso spagnolo delle torri, che è fra le principali del gruppo guidato da Marco Patuano a livello global, con 855 milioni di euro di valore della produzione nel 2024 e che pesa per un quarto sulla generazione di cassa del gruppo. Protto mette in chiaro, parlando con Il Sole 24 Ore alla vigilia della sua partecipazione al Forum di Cernobbio di Ambrosetti, che sulla condivisione delle infrastrutture «non ci sono discussioni fra le telco nel nostro Paese, a parte qualche iniziativa molto specifica come Zefiro tra Wind Tre e Iliad».

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Il nodo consolidamento

Federico Protto: «Occorre almeno iniziare a parlare di condivisione delle infrastrutture»

Federico Protto, ceo di Cellnex Italia

L’idea però inizia a circolare. Il ceo Tim, Pietro Labriola, dalle colonne di questo giornale in un’intervista del 7 agosto diceva a proposito del consolidamento: «Può avvenire attraverso operazioni di M&A, ma si potrebbe anche lavorare sul perimetro delle reti mobili per realizzare importanti efficienze industriali attraverso la condivisione delle antenne».

Lei cosa intende con condivisione delle infrastrutture?

Parlo dell’ultima parte della rete: quella d’accesso. Le telco potrebbero avere convenienza a razionalizzare in chiave costi, ma anche investimenti necessari per lo sviluppo. È un modello nel quale immaginiamo anche un ruolo per società come la nostra.

In che modo?

Facendo da enabler: da abilitatore. In caso di spin off della rete d’accesso potremmo giocare un ruolo che in fondo è il nostro: quello di mettere a disposizione degli operatori l’infrastruttura, facendoci anche carico degli investimenti necessari.

E magari acquisendo l’asset dalle telco.

Perché no? È quello che è successo, fatte le dovute proporzioni, al tempo in cui le compagnie telefoniche hanno venduto le infrastrutture passive alle società delle torri. Infrastrutture che sono quindi condivise già ora dagli operatori. Si tratta solo di riproporre, attualizzandolo, quel modello. Peraltro operazioni come quella di Zefiro, la joint venture fra Wind Tre e Iliad, vanno proprio nella direzione della condivisione dello sforzo sulle reti. Io credo che questo tema sarà di attualità da qui a qualche tempo. Quando ci si avvicinerà di più, si capirà meglio se e come si potrà sviluppare un modello simile, con una convenienza che dovrebbe essere delle telco, ma anche nostra.

Nel frattempo quali piani di sviluppo ha Cellnex in Italia?

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Sul mercato italiano nel nostro settore operiamo noi e un altro grande player (Inwit, Ndr). Impossibile pensare a qualsiasi consolidamento societario. Per quanto ci riguarda siamo molto impegnati in questa fase nel piano “immobiliare”, attraverso la società, che opera a livello di gruppo, che si chiama Celland. Parlo dell’acquisto dei terreni che ospitano le nostre antenne.

A che punto siete?

Al momento in Italia la percentuale dei terreni di nostra proprietà sui quali abbiamo i nostri tralicci è del 25 per cento. L’obiettivo è salire sopra il 50% in cinque anni. I numeri non possono andare molto oltre per un motivo molto semplice.

Quale?

La metà dei nostri 22mila siti è costituita da spazi sui tetti, sugli immobili e una parte dei terreni sono soggetti a vincoli demaniali. Di sicuro però l’Italia ha un peso molto importante in questo progetto per il gruppo. Per il 2024 circa la metà degli oltre 200 milioni messi a disposizione dal gruppo per questo progetto è stata investita in Italia e lo stesso è previsto negli anni successivi.

Nel nostro Paese si parla con insistenza del possibile matrimonio fra Rai Way ed EI Towers. Voi non avreste eventualmente interesse a entrare in questo comparto?

Siamo presenti nel broadcasting televisivo in altri Paesi. Ma è un business diverso. In Italia non è in linea con la nostra strategia di sviluppo.

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