Prysmian cade sui timori di carenze di alluminio per la chiusura di Hormuz
Prezzi sui massimi da quattro anni, vicini al record storico toccato dopo l'invasione russa dell'Ucraina. La società: "Non vediamo impatti, siamo ben preparati"
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - I timori sulle carenze di alluminio pesano sul titolo Prysmian a Piazza Affari, dove le quotazioni della società registrano la peggiore prestazione tra le blue chip. Come sintetizzato dal Sole 24 Ore, a causa della chiusura dello stretto di Hormuz, sul mercato dell'alluminio «la situazione sta precipitando» e «molti analisti ormai prevedono non solo crescenti rincari ma carenze di offerta che rischiano di protrarsi per anni». Secondo gli analisti di Citi, in particolare, «il danno è in gran parte già fatto» per quello che si configura come «uno degli shock da offerta più grandi della storia moderna, certamente almeno dagli anni 70».
I prezzi, nota ancora il quotidiano, «questa settimana hanno aggiornato i massimi da quattro anni al London Metal Exchange, a 3.707,5 dollari per tonnellata», avvicinando il record storico di 4.073,5 dollari, toccato dopo l'invasione russa dell'Ucraina.
Gli analisti di Banca Akros confermano così il rating "reduce" su Prysmian, con target price a 110 euro, notando che «i cavi di alluminio sono utilizzati per connettere i data center alle reti ad alto e medio voltaggio». In particolare nell'industria dei data center, cruciale per lo sviluppo dell'intelligenza artificiale, «i cavi di alluminio sono preferiti a quelli di rame a causa del minor costo, della leggerezza strutturale e della miglior dissipazione di calore».
Dalla società, tuttavia gettano acqua sul fuoco, negando preoccupazioni per la carenza di alluminio. «Non vediamo nessun impatto, siamo ben preparati e ben protetti», fa sapere un portavoce. Il movimento di mercato, del resto, è anche legato ad aggiustamenti tecnici di fine mese e da inizio maggio il titolo Prysmian vanta ancora un progresso di oltre il 18%.

