Puglia e Basilicata: riabilitazione al collasso e cure a rischio per fragili e bambini
Tariffe ferme da vent’anni e un piano di riconversione irrealizzabile: gli enti religiosi non profit lanciano l’allarme sulla tenuta dei servizi
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Gli enti religiosi non profit di Puglia e Basilicata lanciano l’allarme sulla tenuta dei servizi alle persone fragili. Sono a rischio - secondo l’Aris, associazione religiosa degli istituti socio-sanitari - le cure per migliaia di disabili, anziani e bambini tra tariffe insostenibili, ferme da vent’anni, e un piano di riconversione fondato su un fabbisogno vecchio di 10 anni. Alle strutture “viene imposto senza copertura tariffaria - denuncia il responsabile di Aris Puglia, Mons. Domenico Laddaga - un contratto che non è quello del settore della riabilitazione ma quello, più oneroso, dell’ospedalità privata. Così la Regione chiede standard più alti, ma rende impossibile sostenerli, e per di più ci impone un contratto che non è nemmeno il nostro”.
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Assicurare la continuità dei servizi
A rischio è la continuità dei servizi e “le vittime non saranno le strutture, ma i pazienti, le famiglie e i lavoratori”. Laddaga individua 4 nodi strutturali da affrontare. A cominciare dalle tariffe insostenibili ferme da vent’anni tranne un solo adeguamento del 7% nel 2022, insufficiente, neppure erogato in maniera uniforme da tutte le Asl, rispetto ad un andamento inflattivo che dal 2007 ha superato il 43%. Il contratto applicato non è quello di settore, ma un altro più oneroso: la regione “impone” - e questa imposizione è all’esame della Corte Costituzionale - il contratto dell’ospedalità privata quale requisito di accreditamento delle strutture ed invece i centri di riabilitazione hanno un loro contratto nazionale, il Ccnl Aris Centri di Riabilitazione e Rsa, sottoscritto nel 2012 e rinnovato con l’Accordo Ponte del gennaio 2024, che le organizzazioni sindacali stanno in queste settimane rinnovando al tavolo nazionale. E lì dove è stato applicato, dice ancora Laddaga, “il costo del personale ha superato l’80%, con punte fino al 90% del fatturato”.
Un piano di riconversione “irrealistico”
E ancora la previsione di un piano di riconversione definito “irrealistico”, con la delibera della giunta regionale pugliese, la n. 1933/2025, che impone un adeguamento in 18 mesi sulla base di un fabbisogno vecchio di 11 anni e richiede maggiori figure professionali difficilissime da reperire – come i medici specialisti in neuropsichiatria infantile, in fisiatria, logopedisti, e tutte le altre figure della riabilitazione. Infine gli impegni sindacali disattesi: a gennaio 2024 l’accordo Ponte nazionale ha previsto un percorso di equilibrio contrattuale sostenible, con adeguamento delle tariffe, ma “ad oggi è ignorato”.
Soluzione concrete attorno a un tavolo istituzionale
Aris non accetta dunque che il disavanzo sanitario della regione Puglia venga scaricato sui più fragili e chiede, nell’ordine, l’apertura immediata di un tavolo istituzionale per trovare soluzioni concrete, la sospensione dei termini dei 18 mesi previsto dalla Dgr 1933/2025, la revisione immediata delle tariffe adeguandole ai costi reali e infine l’applicazione del contratto di settore e che ogni obbligo abbia la sua corrispondente copertura tariffaria. “Siamo pronti al dialogo, ma non assisteremo in silenzio allo smantellamento della sanità riabilitativa pugliese. Non è un interesse di categoria: è una battaglia - conclude mons. Domenico Laddaga - per la dignità delle persone e per il diritto alla cura”.







