Quando l’immagine diventa cura: la nuova frontiera della terapia guidata
Dalla cardiochirurgia alla radioterapia: l’intelligenza artificiale rielabora i processi clinici in tempo reale per guidare procedure mininvasive con precisione millimetrica
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Nel mondo non meno di 37 milioni di persone avrebbero bisogno di sostituire una valvola cardiaca mitralica non più efficiente a causa dell’età o per altri motivi, ma solo una frazione di costoro si sottopone alla procedura. Questa prevede infatti l’apertura del torace e dello sterno, e la maggior parte dei pazienti non può reggere un intervento così invasivo.
Presto però il numero di chi ottiene una valvola nuova potrebbe aumentare, grazie a un dispositivo che integra le informazioni fornite dall’ecocardiogramma con quelle dei raggi X in tempo reale grazie all’intelligenza artificiale (Ai), restituendo immagini in 3D che contengono un sistema di navigazione nel singolo cuore. Ciò permette ai chirurghi di intervenire in modo mininvasivo, e quindi con i cateteri.
Un Gps per il cuore
A progettare il DeviceGuide (questo il nome dello strumento) è stata Philips, che ha presentato questo e altri risultati dell’integrazione dell’Ai in strumentazioni mediche nella sede centrale, il campus di Best, nei pressi di Eindhoven, all’interno della zona dedicata alle scienze della vita chiamata BrainPort. DeviceGuide è un esempio di quella che viene chiamata Image-Guided Therapy, ovvero l’approccio più innovativo a diversi tipi di cure, nel quale le informazioni prodotte dai sistemi di imaging sono elaborate dall’Ai in tempo reale per indirizzare le azioni dei medici (chirurghi ma non solo) verso la decisione più appropriata per il singolo paziente.
Un altro esempio sono gli strumenti che correggono i raggi delle radioterapie in base ai dati della Tac, che riducono significativamente il rischio di irradiare i tessuti sani, per concentrare il massimo della potenza su quelli neoplastici. Allo stesso modo, nuove Tac e nuove risonanze magnetiche con l’Ai elaborano autonomamente le immagini, correggono le inquadrature e permettono così di ridurre anche dell’80% le radiazioni diagnostiche e la durata degli esami, con effetti a volte impressionanti. Una nuova Tac pediatrica con Ai, per esempio, impiega poche decine di minuti contro l’ora abbondante di quelle classiche, e come si è visto in studi effettuati in ospedali oncologici, ciò consente di ridurre la necessità di sedazione dei bambini quasi del 90%. Tra l’altro, dopo ogni azione, è ancora l’Ai a suggerire eventuali miglioramenti e correzioni, affinché ogni intervento rappresenti un piccolo passo in avanti rispetto ai precedenti.
L’intelligenza artificiale entra in corsia
L’Ai sta quindi arrivando a gran velocità nella medicina moderna e aziende come Philips, dagli anni settanta in prima linea nella progettazione di strumentazioni mediche avanzate, lo sanno. E ci credono, per motivi illustrati Shez Partovi, Chief innovation officer del colosso olandese che solo a Best impiega 3.500 persone di 75 paesi e dalle più disparate competenze. Spiega infatti Partovi: «In tutto il mondo si vive un drammatico problema di carenza di personale medico e infermieristico, che non sarà risolto a breve: si stima che entro il 2030 mancheranno non meno di dieci milioni di medici. Calo delle nascite e allungamento della vita media stanno avendo conseguenze devastanti sui sistemi sanitari, e rendono le cure sempre meno accessibili. Una delle risposte è l’introduzione dell'Ai, che può cambiare radicalmente il modo di lavorare degli operatori, con enormi benefici per tutti. Investimenti di questo tipo sono vincenti proprio perché forniscono soluzioni concrete, rivoluzionando il modo di lavorare».






