Giovani e sicurezza stradale

Quando la vita può cambiare in un solo attimo e per sempre

La testimonianza di Luca Valdiserri: mio figlio Francesco ucciso in strada da una ragazza che guidava ubriaca

di Isabella Della valle

3' di lettura

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Basta un attimo, un maledetto attimo e la vita cambia, per sempre. È quello che è successo a un padre, Luca Valdiserri, giornalista del Corriere della Sera, che con grande forza ha raccontato la tragedia che ha travolto la sua famiglia tre anni fa. Lo ha fatto ieri in occasione di un incontro organizzato da Autostrade per l’Italia sulla sicurezza stradale nell’ambito del Fuori Festival.

Luca aveva un figlio, Francesco, un ragazzo bellissimo di soli 19 anni, studiava cinema alla Sapienza e suonava in una band. La sua vita è stata spezzata una sera come tante da una ragazza che lo ha falciato mentre lui camminava tranquillo alle otto di sera sul marciapiede della Cristoforo Colombo a Roma insieme al suo amico Nico, lui è stato risparmiato.

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La strada è a tre corsie e molto trafficata, dove è pericoloso anche solo attraversare. Ma quando chi guida è sotto effetto di alcolici, cannabis o qualunque altra sostanza simile, anche camminare su un marciapiede può diventare fatale. La ragazza che ha ucciso Francesco è stata condannata a cinque anni, prima ai domiciliari ma successivamente è stata affidata a un centro di recupero perché, nonostante quanto accaduto, sembra non avesse smesso di fare uso di sostanze. Non si può e non si deve morire così.

«Da quel giorno è cambiata la vita. Tante cose sono diventate pesanti, anche andare a cena con gli amici che hanno i figli dell’età del tuo e con i quali fino a quel momento hai condiviso i racconti, ora sempre più difficili da ascoltare. Ma è nella quotidianità che si perde la normalità dell’esistenza, quando devi apparecchiare per tre e non più per quattro (Luca ha un’altra figlia, Daria, ndr) o quando la squadra del cuore di tuo figlio (il Totthenam nel caso di Francesco, ndr) segna un gol e tu non puoi più condividere con lui quella gioia. La nostra non è più vita, ma sopravvivenza legata al ricordo nel tentativo di fare qualcosa di buono. Quando succede una tragedia del genere devi decidere se fare qualcosa, o chiuderti nel tuo dolore, che comunque non cambia. Sono stati gli amici di Francesco che ci hanno portato ad aprirci».

Luca ha deciso di condividere questa dolorosa esperienza non per «fare di Francesco un santino» ma per evitare che queste tragedie si verifichino ancora. Lo ha fatto nelle scuole ma l’attenzione dei ragazzi a quell’età è bassa. «Abbiamo quindi pensato a un modo diverso di approcciare il tema - ha spiegato - perché l’educazione stradale da sola funziona poco, va unita a qualcosa di creativo legato per esempio alla musica o al cinema. Abbiamo iniziato con un cineforum al quale abbiamo aggiunto un concorso under 25 di cortometraggi: ne sono arrivati più di 400 e hanno partecipato più di mille ragazzi. Penso che avere una passione aiuti a far meglio le cose, anche a guidare».

Dal punto di vista delle istituzioni ci sono alcune cose che possono contribuire a fermare queste stragi stradali e Luca ne individua alcune. La prima è la certezza della pena «perché se nessuno controlla il problema non si risolve». Si può agire anche a livello mediatico utilizzando le giuste parole per descrivere quello che accade.

«Le macchine non impazziscono, le curve non sono assassine, sono i guidatori che sbagliano. Il termine incidente non è corretto, l’incidente è qualcosa che capita indipendentemente dalla tua volontà, lo scontro ha delle cause precise».

Anche i tipi di auto che si usano in città possono influire sul numero di decessi, così come il limite di velocità: essere colpiti da un Suv è diverso rispetto all’impatto di una macchina piccola così come fare uno scontro a 30 all’ora ha una potenza inferiore di uno che si verifica a 50. Pure il volume del navigatore abbassato può essere molto pericoloso perché distrae dalla guida, creando un potenziale pericolo, per non parlare del mix tra bevande alcoliche ed energetiche.

In passato la patente a punti ha contribuito a far diminuire i morti sulle strade, ma da dieci anni a questa parte il numero annuo non scende sotto 3mila. Troppe. Il problema spesso sono i comportamenti normali possono uccidere perché i tempi di reazione in macchina sono brevissimi e anche un banale parcheggio in doppia fila può fare seri danni. Il rispetto delle regole in macchina deve entrare nel quotidiano di tutti se no è tutto inutile.

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