Collezionare

Quanto rende oggi investire in arte e lusso

Non c’è omogeneità di rendimento nei beni da collezione, anche se nel complesso i numeri risalgono nel 2025. L’analisi del Wealth Report di Knight Frank

di Teresa Scarale

Da sinistra a destra: Portrait of Elisabeth Lederer di Gustav Klimt, nuovo record per un’opera moderna aggiudicato da Sotheby New York a novembre per 236,4 milioni di dollari dalla stima di 150 milioni; The Mellon Blue diamond di proprietà di Bunny Mellon, designer de The White House Rose Garden, venduto per 25,6 milioni di dollari da Christie’s a novembre; Hermès Birkin appartenuta alla Modella attrice Jane Birkin e venduta al prezzo record di di 10,1 milioni di dollari da Sotheby’s Parigi

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Considerandoli investimenti, quanto hanno reso i beni da collezione in asta nei quattro trimestri del 2025? L’indice di sintesi Knight Frank Luxury Investment Index (Kflii) ha chiuso lo scorso anno con un -0,4%. A dispetto del segno meno, non un dato negativo, ma di recupero: nel primo trimestre 2025 segnava infatti -5,3%. Come mostrano le precedenti edizioni del Wealth Report di Knight Frank – questa è la 20ª – fra il 2020 e il 2022 l’indice aveva segnato il suo massimo dal 2013 (19,1%), per poi calare a causa del rialzo dei tassi di interesse, che hanno reso più conveniente allocare altrove la liquidità. Ma guardando al lungo periodo, ovvero agli ultimi 10 anni, il Kflii resta più che positivo: +38,6 per cento.

Performance (molto) irregolari

Il calo dei rendimenti dei beni da collezione è, dunque, in rallentamento; ma andando a sgranarne la media dell’ultimo anno, emerge una distribuzione delle performance a macchia di leopardo, con l’effetto evidente delle tariffe statunitensi su alcune categorie di beni. Per esempio, agli exploit di certe sottocategorie dell’arte hanno fatto da controcanto le magre performance di arte contemporanea, vino da collezione, stampe e whisky.

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Portrait of Elisabeth Lederer di Gustav Klimt nuovo record per un’opera moderna aggiudicato da Sotheby New York a novembre per 236,4 milioni di dollari dalla stima di 150 milioni

Opere d’arte in ripresa, ma…

Il segmento meno omogeneo è forse quello dell’arte (ma anche il comparto delle auto vintage non scherza, come si vedrà). Un fatto: sono aumentate del 19,4% le vendite del segmento delle opere superiori a 10 milioni di dollari, a ulteriore conferma della polarizzazione in atto nell’ambito dell’arte e del lusso. Benissimo i segmenti dell’arte impressionista (vendite +80,4%, a 1,04 miliardi dollari), moderna (+19,4%, a 1,38 miliardi di dollari), degli antichi maestri (+68.7%, a 282,5 miliardi di dollari).
I collezionisti sono disposti a spendere (molto) solo in presenza di: rarità, provenienza illustre, valore relativo elevato. Il fenomeno è trasversale in tutte le asset class, ma particolarmente visibile per l’arte: dalle opere-trofeo ai segmenti più accessibili e correttamente prezzati. Dopo la pesante contrazione successiva al 2022, il segmento dell’arte impressionista e moderna infatti ha trainato tutto il comparto, regalandogli una crescita dell’11%, pari a 4,56 miliardi di dollari per gli scambi in asta. Al vertice del traino, il top lot del 2025: il magnifico «Ritratto di Elisabeth Lederer» (Bildnis Elisabeth Lederer) di Gustav Klimt (1862-1918); opera-trofeo da 236,4 milioni di dollari (Sotheby’s New York, novembre), la più costosa di sempre in asta per quanto riguarda l’arte impressionista e moderna, punta di diamante della collezione di Leonard Lauder. A questa collezione (che includeva altri Klimt), se ne sono aggiunte altre di pari lignaggio. Quelle di Pauline Karpidas (arte surrealista, esitata a fine settembre: Magritte, Dorothea Tanning, Yves Tanguy) e di Jay & Cindy Pritzker (gli stessi del prestigioso premio per l’architettura: Van Gogh, Matisse e Gauguin), esitata a fine novembre. Ma le vendite sono ancora inferiori del 42% rispetto al picco del 2022, che aveva superato i livelli pre-pandemici, e il segmento dell’arte contemporanea continua a contrarsi, per il quarto anno consecutivo (-12,3% a 1,6 miliardi). L’indice specializzato MyArtBroker MAB100 segnala, infine, che i prezzi delle stampe e dei multipli sono calati del 6,6 per cento. Tuttavia, anche nel mini segmento dei multipli si mette in mostra quello che il Wealth Report 2026 di Knight Frank chiama «collezionismo consapevole», ossia direzionato sui grandi nomi: si fa riferimento a Roy Lichtenstein e a David Hockney, capaci di sorprendere per le rivalutazioni in asta (il primo addirittura durante una vendita diurna, di Sotheby’s).

1996 Ferrari F50, aggiudicata da RM Sotheby’s per 9,2 milioni di dollari a Monterey Car Week in agosto

Automobili: quel Diablo di febbre tedesca. Ma la rossa non sta a guardare

Passando alle auto da collezione, il report evidenzia il -3,7% dell’indice HAGI (Historic Automobile Group International), a fronte del +1,2% del 2024. Scavando nella granularità dei sotto-indici si scopre però che nel corso del 2025 si è registrato un aumento della domanda di BMW (in particolare per M3 E30 e 850 CSI; l’HAGI BMW CI Index è salito del 22%) e Lamborghini (soprattutto per Miura Countach Diablo). Sconfinando nel 2026, si scopre che a gennaio è stata venduta, per 38,5 milioni di dollari, una Ferrari F250 GTO del 1962, e poi una Ferrari Enzo del 2003 per 18 milioni di dollari, senza dimenticare la Ferrari F50 del 1995, aggiudicata a 12 milioni di dollari (tutte e tre da Mecum, il 17 gennaio). Nel 2025 si è invece fatta notare una Ferrari F50 gialla del 1996 (9,2 milioni di dollari). Segno evidente che hnwi (high net worth individuals) e uhnwi (ultra high net worth individuals) statunitensi non tengono stretti i cordoni della borsa se si muovono in un territorio non toccato dai dazi. Quello Usa, appunto, dove si tengono le maggiori aste globali di auto vintage.

Patek Philippe’s Aquanaut 5167A venduto a 95,250 dollari da Sotheby’s

Orologi, il “duopolio” maschera le debolezze

Il livello medio dei prezzi dei segnatempo vintage ha segnato nel 2025 un aumento generale del 5,1%. Anche in questo caso però la forza dell’indice generale maschera debolezze di dettaglio: sono solo Rolex e Patek Philippe a dominare il mercato secondario (Rolex Market Index +4,6%; Patek Philippe Market Index + 12,1%). Il primo resta il punto di richiamo più importante quando si accede al mercato del secondo polso: tutti i modelli hanno performato bene, eccezion fatta per i Sea-Dweller e Sky-Dweller. Aquanaut e Nautilus sono, invece, i modelli che hanno fatto brillare la performance di Patek Philippe.

Casa mista di Sassicaia super-tuscania proveniente dalle cantine del londinese Locanda Locatelli venduta per 5.000 dollari da Bonhams a ottobre

Vino, resistono i super toscani

Prosegue sul fronte «spiriti» il calo dell’indice degli investimenti in alti vini, il Liv-ex Fine Wine 100 Index (-2,5%). Dal 2022 la sua perdita di valore ha raggiunto il 24,7%, con le speranze di ripresa “gelate” dai dazi Usa: dall’aprile 2025, la domanda dei consumatori statunitensi si è dimezzata. In questo panorama, resistono i vini toscani, capaci di offrire insieme «familiarità, volume e valore». Competono con Bordeaux e Burgundy per qualità, ma alla metà del prezzo di questi ultimi. A dispetto delle tariffe commerciali, i «super-Tuscan» hanno messo a segno un aumento di valore dello 0,3% negli ultimi 12 mesi. Il rapporto qualità-prezzo sta muovendo la domanda asiatica, oltre che quella europea: sono mercati che, almeno in parte, non vogliono rinunciare alla «drinking experience» (il vino va bevuto!). E qualcosa pare smuoversi in vetta: stanno tornando gli acquirenti di bottiglie «illiquide», difficili da rivendere in tempi rapidi senza perderci (il report cita Burgundy e Champagne, aggiungendo che di recente una cassa di Domaine Leroy Musigny Grand Cru 2009 è stata venduta per 590.000 dollari).

The Mellon Blue diamond di proprietà di Bunny Mellon, designer de The White House Rose Garden, venduto per 25,6 milioni di dollari da Christie’s a novembre

Diamanti, il colore vince sul laboratorio

La bandiera della resistenza, nel comparto dei diamanti naturali (ormai bisogna specificarlo), la portano i diamanti colorati. Preziosissimi e introvabili, rappresentano lo 0,1% dell’offerta di mercato. In realtà, il loro valore medio nell’anno è leggermente calato (-1%), mentre quello dei diamanti blu è salito dello 0,3%. Blu sono stati del resto i top lot dello scorso anno: dal Blue Mellon (Christie’s Ginevra, novembre; 25,6 milioni di dollari) al Mediterranean Blue (Sotheby’s Ginevra, maggio, 21,5 milioni di dollari). È un effetto collaterale della diffusione dei diamanti bianchi prodotti in laboratorio: la clientela high end vuole la vera esclusività, e i diamanti fancy, rari fra i rari e soprattutto naturali, possono offrirgliela.

Hermès Birkin appartenuta alla Modella attrice Jane Birkin e venduta al prezzo record di di 10,1 milioni di dollari da Sotheby’s Parigi

Borsette, nel segno di Jane

Il 2025 è stato l’anno del record mondiale per una borsa: il prototipo Hermès della Birkin, ovvero quello ispirato proprio dall’attrice anglofrancese, è stato aggiudicato a Parigi da Sotheby’s per 10,1 milioni di dollari. Un risultato che ha resettato i parametri del mercato delle borse di lusso vintage, spostando l’asse delle preferenze per quelle con evidenti segni di utilizzo. Il Wealth Report 2026 di Knight Frank rivela che è soprattutto la fascia fra i 6000 e i 9000 dollari ad averne beneficiato, grazie all’interesse dei collezionisti GenZ, che preferiscono borse da usare e non da preservare. Di contro, quelle «immacolate e pari a nuovo», da 50.000 dollari, si vendono con maggior lentezza.

Hologram Interior (Study) di Roy Lichtenstein venduto a 215,900 dollari da Sotheby’s, più che raddoppiando la stima massima

Un cambiamento di prospettiva

In generale, per le fasce più abbienti della popolazione mondiale il lusso appare sempre più slegato dal mero possesso, a tutto vantaggio di viaggi, alta ristorazione, hotel, abitazioni. Dal denaro in cambio di oggetti si sta passando al denaro in cambio di esperienze, per tutti e cinque i sensi. Ma già la sola esperienza, guardando a questa prima metà del 2026, non basta più a hnwi e uhnwi: ci si sta muovendo verso «l’economia della trasformazione», una nuova era in cui i consumatori più abbienti graviteranno intorno a brand capaci di attivare in loro un «miglioramento personale», quale esso sia (salutistico, culturale, spirituale, di conoscenza in generale). Che l’arte e i beni da collezione non possano farne parte?
La ricerca sempre più ossessiva di qualità, storia e unicità parrebbe offrire a questa domanda una risposta positiva.

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