Medioriente

Quasi 1.200 navi bloccate a Hormuz, crescono i premi per le merci

Frisoli (Edge broker) «Cambiano le modalità assicurative e salgono i costi. Da rivedere l’abitudine della vendita franco fabbrica»

di Raoul de Forcade

Navi nello Stretto di Ormuz viste da Khasab. (EPA)

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Resta sempre caldissima la situazione delle navi bloccate presso lo stretto di Hormuz. Secondo quanto risulta dal monitoraggio costante dell’area, tracciato dalla piattaforma Grafana, attualmente sono 1.194 le unità che stazionano nella zona. Di queste, 558 sono petroliere, 269 portarinfuse, 165 cargo container, 69 Lpg (gasiere), 17 Lng (metaniere) e 11 Pcc (Pure car carrier).

Secondo Fabrizio Frisoli, esperto del settore assicurativo e logistico, fondatore di AssiLog e ora transport & cargo manager e specialty coordinator di Edge broker (divisione del gruppo Edge, il quale vanta 325 milioni di euro in premi gestiti ed è controllato dal fondo europeo Anacap), una simile condizione in Medioriente comporta, per gli operatori logistici, una serie di conseguenze, con «un cambiamento delle modalità di assicurazione delle merci e un incremento dei costi». Frisoli si concentra, in particolare, sui beni trasporati con container.

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Nei giorni immediatamente successivi all’attacco di Usa e Israele contro l’Iran, avvenuto il 28 febbraio, in effetti, le condizioni per assicurare navi e merci nell’area interessata dal conflitto sono completamente mutate e sono state annullate le polizze precedentemente stipulate, a favore di altre da concordare con l’assicuratore.

Per quanto riguarda la merce, chiarisce Frisoli, «il pricing standard per la copertura del rischio guerra si attesta generalmente intorno allo 0,05% (del valore della merce, ndr), al netto di eventuali scontistiche legate a volumi, dimensioni e tipologia dei rischi. Tuttavia, a seguito dei recenti eventi in Medioriente, molti operatori hanno attivato la noc (notice of cancellation), escludendo la copertura war & strikes dalle polizze standard. Questa viene oggi riattivata caso per caso, con premi da quotare di volta in volta».

Attualmente, prosegue, «si registrano tassi sensibilmente più elevati, compresi tra lo 0,20% e lo 0,50% per singolo viaggio. Si tratta inoltre di quotazioni temporanee, con validità limitata, generalmente tra le 48 ore e i 7 giorni, e soggette a riconferma in base all’evoluzione degli eventi nelle aree interessate dal conflitto». Insomma, la maggiorazione per la merce è compresa in una forchetta tra le 5 e le 10 volte in più.

Inoltre, «la diffusa abitudine degli esportatori italiani di vendere con resa exw (ex works, cioè franco fabbrica), situazione che riguarda circa il 70% delle spedizioni - dice Frisoli - è oggi oggetto di riflessione. Questa modalità, infatti, comporta, per il venditore, una perdita di controllo sulla merce sin dalle prime fasi del trasporto: non consente di intervenire direttamente in caso di criticità né di avere visibilità sulla copertura assicurativa dell’acquirente, inclusa quella relativa al rischio guerra».

In questo scenario, dunque, afferma Frisoli, «si registra una crescente attenzione al tema: sempre più aziende richiedono coperture anche per merci vendute franco fabbrica, ricorrendo a soluzioni di tipo contingency. Si tratta di uno strumento da tempo disponibile sul mercato, ma spesso trascurato in condizioni normali, quando si tende a fare affidamento sulla polizza dell’acquirente che, nella situazione attuale, potrebbe non includere adeguatamente i rischi war & strikes».

In ogni caso, riflette Frisoli, «l’operatore logistico ha, in seno, la capacità di trovare soluzioni, perché non è la prima volta che capita di dover riorganizzare il routing di spedizioni. Basti pensare alla guerra russo-ucraina che, comunque, ha impattato sulle rotte ferroviarie, ad esempio da e per la Cina; ma anche il caso della Evergreen, che si è messa di traverso nel Canale di Suez: un evento che nulla aveva a che fare con la guerra, ma che ha portato le navi verso le rotte su capo di Buona Speranza. Quindi, a livello logistico, credo che in Italia ci siano tutte le competenze e le esperienze per trovare soluzioni. A livello, invece, di aziende manifatturiere, cioè di chi commercializza, la soluzione è, semplicemente, di affidarsi a operatori professionali ed esperti, sia in termini di logistica e trasporto, sia in termini assicurativi».

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