Orticaria cronica spontanea

Quei bisogni terapeutici insoddisfatti e l'arrivo del primo trattamento orale mirato

Gli antistaminici rappresentano la terapia di prima linea, ma oltre la metà dei pazienti continua a manifestare sintomi. L'ok dell'Europa alla nuova terapia orale

(Adobe Stock)

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Prurito incessante, pomfi che compaiono all'improvviso e un andamento imprevedibile che compromette sonno, lavoro e relazioni sociali. È la scomoda realtà delle migliaia di persone che convivono con l'orticaria cronica spontanea (CSU), una patologia infiammatoria della pelle, che colpisce soprattutto le donne e si manifesta più frequentemente tra i 20 e i 40 anni. A differenza dell'orticaria comune, in genere associata a reazioni allergiche, la forma cronica spontanea compare senza che sia identificabile un fattore scatenante. I sintomi – pomfi pruriginosi, arrossamenti e gonfiori che compaiono su viso, mani, piedi e che a volte interessano anche la gola – persistono per almeno sei settimane e possono protrarsi per mesi o anni.

La natura imprevedibile della malattia rappresenta uno degli aspetti più difficili da gestire. Le manifestazioni compaiono all'improvviso, rendendo complessa la pianificazione delle attività quotidiane. Il risultato è un carico non soltanto fisico, ma anche psicologico. Numerosi pazienti riferiscono disturbi del sonno, ansia, depressione e una riduzione della produttività lavorativa, con conseguenze significative sulla vita personale e professionale.

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“Convivere con l'orticaria cronica spontanea – commenta Elena Radaelli, Presidente di ARCO (Associazione Ricerca Cura dell'Orticaria) – significa affrontare ogni giorno una malattia complessa e spesso sottovalutata, che può incidere profondamente sulla qualità della vita. Molti pazienti si sentono ancora poco compresi e faticano a trovare risposte adeguate”.

Gli unmet need terapeutici dell'orticaria cronica spontanea

Nonostante la disponibilità di trattamenti consolidati, i bisogni terapeutici insoddisfatti rimangono elevati. Gli antistaminici H1 rappresentano infatti la terapia di prima linea, ma oltre la metà dei pazienti continua a manifestare sintomi rilevanti nonostante il trattamento. Per queste persone, raggiungere un controllo adeguato della malattia resta una sfida clinica importante. Proprio per rispondere a questi unmet need, la Commissione europea ha approvato il remibrutinib per il trattamento degli adulti con orticaria cronica spontanea non controllata dagli antistaminici H1. Si tratta della prima terapia orale mirata (si assume due volte al giorno), autorizzata nell'Unione Europea per questa indicazione.

Il farmaco è un inibitore selettivo della tirosin-chinasi di Bruton (BTK), proteina coinvolta nei meccanismi immunologici che portano al rilascio di istamina. Quest'ultima è una delle principali sostanze responsabili della comparsa di prurito, pomfi e gonfiore. Bloccando questa via di segnalazione, remibrutinib interviene dunque direttamente sui processi biologici alla base della malattia.

Gli studi registrativi REMIX-1 e REMIX-2

L'approvazione europea arriva sulla scia dei risultati positivi degli studi registrativi di fase 3 REMIX-1 e REMIX-2, due trial multicentrici globali, randomizzati, in doppio cieco e controllati con placebo che hanno coinvolto complessivamente 925 pazienti, che presentavano persistenza dei sintomi nonostante fossero in terapia con antistaminici H1 di seconda generazione.

I risultati degli studi hanno mostrato una superiorità del trattamento rispetto al placebo nella riduzione del prurito, del numero di pomfi e dell'attività complessiva della malattia dopo 12 settimane di terapia. Molto rilevante è il dato sulla rapidità della risposta: i benefici clinici sono stati osservati già dalla prima settimana di trattamento.

“L'orticaria cronica spontanea, una malattia infiammatoria di origine autoimmune con sintomi altamente debilitanti ha un decorso spesso imprevedibile che incide negativamente sulla qualità di vita - sottolinea la dottoressa Silvia Mariel Ferrucci, responsabile del servizio di dermatologia allergologica e professionale della Fondazione IRCCS Ca' Granda dell'Ospedale Maggiore Policlinico Milano -. L'approvazione europea di questa nuova opzione terapeutica, che agisce su una via immunitaria chiave, amplia le opzioni di gestione della malattia per i pazienti che non traggono beneficio dalla terapia antistaminica convenzionale”.

Favorevole anche il profilo di safety e tollerabilità del nuovo farmaco. Gli eventi avversi più frequentemente riportati sono stati congestione nasale, mal di gola, rinorrea, cefalea, nausea, dolore addominale ed episodi di sanguinamento generalmente di lieve entità.

La terapia entra nelle linee guida internazionali 2026

L'importanza di questa nuova opzione terapeutica è stata riconosciuta anche dalle più recenti Linee guida internazionali per la definizione, classificazione, diagnosi e gestione dell'orticaria, pubblicate nel 2026, che raccomandano l'impiego di remibrutinib nei pazienti che rimangano sintomatici dopo il trattamento con antistaminici H1.

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L'approvazione europea rappresenta quindi un passo avanti significativo in un'area caratterizzata da un elevato bisogno clinico ancora insoddisfatto. Per migliaia di persone che convivono con una malattia spesso invisibile ma altamente invalidante, la disponibilità di una terapia orale mirata può contribuire a migliorare il controllo dei sintomi e a recuperare una migliore qualità della vita. Il farmaco è già approvato negli Stati Uniti, in Cina e in diversi altri Paesi.

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