Quel che può andar storto nel secolo cinese
di Rana Mitter
ai preferiti su Google
12' di lettura
12' di lettura
Il summit tra Donald Trump e Xi Jinping a Mar-a-Lago, nella dorata residenza del presidente americano in Florida, è l’ultimo capitolo di una lunga, spesso turbolenta, ma sempre più vitale storia della relazione sino-americana.
All’epoca della Seconda Guerra Mondiale, i veterani del governo nazionalista cinese, come il finanziere T.V. Soong e la moglie del leader nazionalista, Chiang Kai-shek, si erano più volte fatti vedere nei corridoi del potere di Washington. Quando il presidente Richard Nixon e il presidente Mao Tse-tung si sono incontrati a Pechino nel 1972, era evidente che stessero dando un nuovo orientamento al mondo. Nel 1979 Deng Xiaoping fu il primo leader della Cina comunista a recarsi in visita ufficiale negli Stati Uniti, e la foto in cui indossò un cappello da cowboy durante un viaggio a Houston fece il giro del mondo.
Da allora per quarant’anni, gli Usa e la Cina hanno sviluppato il rapporto bilaterale più importante del mondo, grazie soprattutto alle corde spesse del commercio e degli investimenti che ora legano i due paesi in una rete di interdipendenza. Ma è evidente che il summit in Florida rappresenti un altro punto di svolta. Le inclinazioni protezionistiche di Trump sono fonte di crescente tensione, così come lo è il suo implicito ultimatum sulla Corea del Nord: se la Cina non aiuterà a “risolvere” il problema con il programma di armi nucleari in crescita della Corea del Nord, gli Usa potrebbero agire di propria iniziativa. Tutto ciò spiega l’ondata di libri di recente uscita che tentano di spiegare la Cina al mondo esterno e di analizzare il suo rapporto con gli Usa.
La lunga marcia della Cina verso il declino?
Molti di questi libri assumono un nuovo tono. Per gran parte degli anni 2000, c’è stata la tendenza a vedere la Cina come un Paese egemone in crescita la cui forza economica e militare la metterebbe inevitabilmente al primo posto in Asia, con un possibile ruolo di spicco nella leadership mondiale. Il forte contrasto tra la crescita economica a doppia cifra della Cina e il malessere dell’Occidente dopo la crisi finanziaria del 2008 sembravano dar peso a tale interpretazione.
Ma più o meno dallo scorso anno, diversi studi sostengono che l’attuale modello socioeconomico della Cina stia finendo fuori strada. Gli scienziati politici David Shambaugh della George Washington University e Minxin Pei del Claremont McKenna College hanno scritto due libri su questa linea. Pei è da alcuni anni uno dei più esperti e dei più pessimisti analisti – dieci anni fa pubblicò un libro intitolato “China’s Trapped Transition” (La transizione bloccata della Cina).







