In televisione

Questa sera per la finale del mondiale è attesa un’audience tv di due miliardi di spettatori

In media le gare trasmesse da Rai 1 hanno raccolto 4,6 milioni di spettatori. Superati i 50 milioni di raccolta. Gli hydration break fanno numeri da Sanremo

Lionel Messi AFP

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Questa sera per la finale del mondiale - alle 21 ora italiana - è attesa una audience di circa due miliardi di spettatori. In linea con i numeri da primato registrati in tantissimi paesi dai match della World Cup 2026. Anche in Italia il Mondiale, pur senza gli azzurri in campo, è stato molto seguito. Alla vigilia della finale, i numeri raccontano un torneo capace di riaccendere la tv generalista, portare i giovani davanti allo schermo e trasformare Rai 1 in una grande arena nazionale.

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Una scommessa vinta dalla tv pubblica, che per la prima volta ha concentrato le partite disponibili sulla rete ammiraglia, una al giorno, lasciando a Dazn l’intera competizione.

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Secondo le elaborazioni dello Studio Frasi su dati Auditel, le 33 gare trasmesse da Rai 1 hanno raccolto in media 4,6 milioni di spettatori, con il 33,2% di share.

È lo stesso livello medio della prima serata stagionale della rete, ma con undici punti di share in più. Il confronto diventa ancora più netto considerando l’intera fascia tra le 20.30 e mezzanotte: negli stessi giorni dell’anno scorso Rai 1 aveva 2,4 milioni di spettatori; quest’anno è salita a 3,7 milioni, con un balzo del 55,9%.

Il calcio ha avuto la capacità di cambiare anche la composizione del pubblico. Gli uomini davanti a Rai 1 sono stati in media 2,1 milioni, contro i 903mila dello scorso anno. In questo quadro sono significativi i dato che indicano come sia cresciuta pure la platea femminile: da 1,5 a 1,7 milioni.

Il risultato più interessante arriva però dalla fascia dei più giovani: i ragazzi tra 15 e 24 anni. Considerando questo gruppo, sulle partite è stata raggiunta una quota media del 47%, con il picco del 71,5% per la semifinale Inghilterra-Argentina.

È qui che il Mondiale finisce per mostrare la sua forza di evento, capace di strappare pubblico alle piattaforme, ai social e alla visione frammentata. «La caratteristica degli eventi è attirare spettatori non abituali», osserva Francesco Siliato, media analyst dello Studio Frasi. E aggiunge: «Lo sport si guarda soprattutto in diretta». La conferma – di questa considerazione che potrebbe apparire anche controintuitiva visto che il campionato mondiale si è svolto dall’altra parte dell’Atlantico – arriva proprio dai dati: la semifinale Inghilterra-Argentina ha sfiorato i dieci milioni di spettatori lineari, mentre su RaiPlay ha totalizzato 547mila visioni live. Le repliche restano marginali.

Prima della finale di stasera, Inghilterra-Argentina è la partita più vista con 9,992 milioni, seguita da Francia-Spagna con 9 milioni. Le semifinali hanno viaggiato a una media di 9,5 milioni e al 51,5% di share. Persino Argentina-Svizzera, trasmessa alle tre di notte, non ha impedito ai quarti di raggiungere una media di 4,5 milioni e il 44%.

C’è infine il capitolo pubblicitario con oltre 50 milioni di ricavi derivanti dagli spot raccolti dalla Rai, «migliorando i risultati di Qatar 2022», ha sottolineato Rai Pubblicità. Gli hydration break introdotti dalla Fifa a metà dei due tempi sono diventati finestre pregiate per i broadcaster. Durante Inghilterra-Argentina, la pausa del secondo tempo ha toccato una copertura ponderata di 10,45 milioni, quella del primo 9,8 milioni. Numeri da Festival di Sanremo.

E il segnale, per Rai e mercato, è semplice: nell’epoca dello streaming, il grande evento in chiaro conserva ancora il potere di fermare il Paese. Un potere che il calcio, pur senza l’Italia in campo, continua a esercitare meglio di tutti.

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