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Rai, piano immobiliare in Cda e utile di 9,3 milioni

L’ad Rossi: «Ultimo utile nel 2017 e quello di oggi è tra i migliori degli ultimi 18 anni». Oggi, 22 maggio, la scadenza per le manifestazioni di interesse. I precedenti nelle altre tv europee

di Andrea Biondi

Giampaolo Rossi, amministratore delegato della Rai 7146

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La Rai torna all’utile. E lo fa dopo otto anni e proprio nel momento in cui sta provando a trasformare i suoi palazzi in cassa ed efficienza.

Il Cda della Tv pubblica ha approvato il progetto di bilancio 2025 con un risultato netto consolidato positivo per 9,3 milioni: cifra che interrompe una lunga stagione di pareggi e che porterà a corrispondere ai dipendenti, per la prima volta da quando è in vigore l’attuale sistema premiante, un premio di risultato del 100%. È il segnale di una Rai «che ha ritrovato disciplina, direzione e capacità di esecuzione», secondo l’amministratore delegato Rai, Giampaolo Rossi. Nel suo comunicato Viale Mazzini parla di disciplina economico-finanziaria, ringiovanimento degli organici, competenze digitali e strumenti di intelligenza artificiale. La posizione finanziaria netta si attesta a 585 milioni.

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Per Rossi l’ultima riga in nero «è un risultato che segna una discontinuità evidente: l’ultimo utile risaliva al 2017 e quello conseguito oggi si colloca tra i migliori degli ultimi diciotto anni, senza il ricorso a operazioni straordinarie, come avvenne in passato». Parole che vogliono collocare il bilancio dentro una narrazione più ampia: non solo risanamento, ma tentativo di ridisegnare la Rai come digital media company, in grado di saper esprimere efficienza anche su conti e asset.

In questo quadro, il comunicato Rai segnala che un passaggio («aggiornamento da parte dell’amministratore delegato») ieri in Cda è stato fatto anche sul Piano immobiliare. Che rappresenta un dossier rilevante: 15 immobili di pregio da cedere, pari al 23% dell’intero patrimonio, con l’obiettivo di realizzare quasi 250 milioni. Oggi alle 12 scade il termine per manifestare interesse. Poi, entro luglio, sono attese le manifestazioni di interesse non vincolanti, con l’approdo alle offerte vincolanti intorno a ottobre. Sul dossier lavorano, come advisor, Kpmg Advisory, Kroll Advisory e BonelliErede.

A quanto risulta al Sole 24 Ore sarebbero state un’ottantina le richieste di maggiori informazioni che fanno pensare a una varietà di soggetti che alla fine potrebbero voler vedere le carte più in profondità. L’obiettivo Rai è individuare un soggetto unico cui vendere tutti gli asset. Nel frattempo il Mic ha espresso interesse per Teatro delle Vittorie a Roma e Palazzo Labia a Venezia. A questo punto, avrà 60 giorni, dopo la notifica del contratto di compravendita con l’aggiudicatario della procedura, per esercitare la prelazione. Ma allo stesso prezzo. Sul Piano in Cda, secondo quanto ricostruito dal Sole 24 Ore, non sarebbero mancate distanze tra i consiglieri e il dibattito sarebbe stato anche serrato in alcuni momenti. Il nodo sollevato sarebbe contabile: se il processo non dovesse chiudersi entro l’anno, verrebbero meno entrate da computare per il 2026.

Alla fine, però, non ci sono state determinazioni formali. Nessuno stop, nessuna retromarcia su un piano, iniziato con l’allora ad Roberto Sergio, che, come hanno ben considerato a Viale Mazzini nella fase preparatoria, nei fatti è una strada che altri broadcaster pubblici europei hanno imboccato prima.

In Spagna Rtve lavora dal 2012 a una razionalizzazione di lungo periodo, con riduzione delle sedi e concentrazione in poli integrati come Prado del Rey. In Germania il percorso è più graduale: accorpamenti, hub produttivi, investimenti verso il digitale. Il caso più avanzato resta la Bbc, che dal 2010 ha ridotto gli spazi di circa il 21%, evitando costi per circa 34 milioni di sterline e generando oltre 129 milioni di sterline da dismissioni reinvestite nella trasformazione.

La tesi del vertice è che l’operazione non sia un saldo di famiglia, ma una leva industriale. L’ad Rossi lo ha detto in modo esplicito: «Il piano industriale e il piano immobiliare che stiamo portando avanti non sono un intervento ordinario, ma un passaggio atteso da decenni e oggi finalmente reso concreto». E ancora: «Non è solo un riordino patrimoniale, ma un investimento strategico sul futuro della Rai come grande azienda culturale della Nazione».

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