Il virus

Rd Congo, confermato focolaio di Ebola: 65 vittime

L’Africa Centers for Disease and Control, l’agenzia sanitaria dell’Unione africana, ha rivelato un nuovo focolaio del virus e chiede coordinamento urgente nell’area

dal nostro corrispondente Alberto Magnani

 (Epa)

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NAIROBI - L’African Centres for Disease Control and Prevention ha dichiarato il 15 maggio la rilevazione di un focolaio di Ebola nella provincia di Ituri, sui confini orientali della Repubblica democratica del Congo. L’agenzia sanitaria ha annunciato la convocazione di un meeting «urgente» con Rd Congo, Uganda, Sud Sudan per rafforzare controlli transfrontalieri e capacità di risposta alla proliferazione del virus.

I dati diffusi finora parla di 246 casi casi sospetti e 65 vittime nelle zone sanitarie di Mongwalu e Rwampara. L’Africa Cdc si è detto «preoccupata» dai rischi di una «ulteriore espansione» innescata da contesti urbani, movimenti di popolazione e attività minerarie a Mongwalu, ricordando le modalità di trasmissione del virus: contatto diretto con i fluidi di persone infette, materiali contaminati o vittime precedenti del virus. «Sono stati segnalati quattro decessi tra i casi confermati in laboratorio», ha dichiarato l’agenzia in una nota. L’ultimo epidemia di Ebola nell’Ituri, comunica Medici senza frontiere in una nota, si era registrata nel 2018 ed è rientrata nella decima epidemia più grave registrata nella Repubblica democratica del Congo con un bilancio di 539 casi e 315 decessi.

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Il focolaio nell’Est già in crisi

Il virus dell’Ebola, identificato per la prima volta nell’attuale Repubblica democratica del Congo nel 1976, si trasmette con tempi di incubazione dai due ai 21 giorni e provoca una febbre emorragica che può risultare letale se non viene curata tempestivamente. Il tasso medio di mortalità indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità si aggira sul 50%, anche se nei focolai precedenti la percentuale è oscillata dal 25% al 90%.


Il focolaio è stato registrato in una provincia già piagata da quasi un anno e mezzo della nuova offensiva dei ribelli filo-ruandesi degli M23 contro l’esercito regolare congolese, in una delle regioni più ricche di materie prime su scala africana e globale. Il 14 maggio l’organizzazione non governativa Human Rights Watch ha denunciato nuovi abusi contro la popolazione civile a opera dei ribelli nel vicino Kivu meridionale, in una crisi di sicurezza che ha innescato una delle emergenze umanitarie più drastiche del Continente.

Ora l’attenzione sta (ri)crescendo sul versante sanitario e la capacità di una risposta tempestiva a un virus che si presenta con connotati nuovi. A sequenziamento in corso, l’Africa Cdc ha dichiarato che i risultati preliminari indicano un ceppo di Ebola diverso da quello dello Zaire. I vaccini e i farmaci disponibili, a quanto comunica l’Organizzazione mondiale della sanità, sono destinati all’intervento contro quella variante.

L’Ong Medici senza frontiere conferma in una nota pubblica che un suo team è operativo a Mongwalu e «sta valutando la situazione in collaborazione con il Ministero della Salute e si sta preparando a inviare team medici e logistici nelle zone sanitarie di Mongwalu e Rwampara».

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  • Alberto Magnani

    Alberto MagnaniCorrispondente

    Luogo: Nairobi

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, Unione europea, Africa

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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