La ricerca

Reflusso: stress, chili in più e sedentarietà accendono il “fuoco” nell'esofago

Chi convive con il reflusso da molti anni e, in più, soffre anche di ansia, ha molte più probabilità di sviluppare una forma cronica e difficile da controllare.

di Mari Rita Montebelli

Woman touching stomach painful suffering from stomachache causes of menstruation period, gastric ulcer, appendicitis or gastrointestinal system desease. Healthcare and health insurance concept ipopba - stock.adobe.com

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Un bruciore di stomaco che non passa mai? Il colpevole potrebbe essere la malattia da reflusso gastro-esofageo. O, in termini più colloquiali, il “reflusso”.

È uno dei disturbi digestivi più comuni al mondo, che si manifesta come un “fuoco” insistente e doloroso che brucia dietro lo sterno ed è causato dalla risalita dei succhi gastrici acidi. Ma le cause non si limitano al “troppo acido”; anche il cattivo funzionamento dei muscoli dell'esofago, uno squilibrio del microbioma intestinale e un cattivo stato di salute della mucosa digestiva giocano un ruolo. Di solito i farmaci antiacido e gli inibitori di pompa protonica (PPI) riescono a controllarlo in modo efficace, ma non sempre. E in questi casi si parla di reflusso “refrattario”, cioè resistente ai trattamenti.

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Ansia e stress: i veri alleati del reflusso

Per capire quali siano le cause delle forme refrattarie e le loro caratteristiche distintive, un gruppo di ricercatori cinesi del First Medical Center of Chinese PLA General Hospital di Pechino, ha studiato i pazienti seguiti presso 18 ospedali di Shanghai. E al termine di questa puntigliosa ricognizione sono giunti ad una conclusione: chi convive con il reflusso da molti anni e, in più, soffre anche di ansia, ha molte più probabilità di sviluppare una forma cronica e difficile da controllare. Ansia, stress e vita sedentaria possono avere dunque un ruolo decisivo nel trasformare il reflusso gastro-esofageo (GERD o MRGE) in una forma più ostinata e difficile da curare.

La buona notizia è che c'è anche un'insospettabile arma, efficace e peraltro low cost, per combattere questo fastidioso compagno di viaggio: il movimento. Fare attività fisica moderata per almeno un'ora e mezza a settimana, in questo studio è risultato associato ad un minor rischio di reflusso ‘resistente'.

Nuovi farmaci e probiotici: le cure 3.0

Sul fronte delle cure ‘tradizionali', i medici oggi possono utilizzare i farmaci tradizionali a diversi dosaggi (antiacidi o PPI), cambiare molecola o usare trattamenti più innovativi. Tra questi, il P-CAB (Potassium-Competitive Acid Blocker), come il tegoprazan, che sembrano più efficaci dei tradizionali PPI nei casi di esofagite erosiva grave. Nel recentissimo studio di fase 3 TRIUMpH-EE, presentato a inizio maggio alla Digestive Disease Week (DDW) 2026, il tegoprazan ha mostrato tassi di guarigione superiori rispetto al lansoprazolo, dopo otto settimane di trattamento, anche nei pazienti con forme gravi di malattia. Il farmaco è attualmente al vaglio dell'FDA per tre diverse indicazioni (trattamento della pirosi nella GERD non erosiva, trattamento dell'esofagite erosiva e terapia di mantenimento).

Un altro filone molto promettente riguarda il microbioma intestinale. Alcuni studi suggeriscono che i probiotici possano aiutare a ridurre i sintomi del reflusso e proteggere l'esofago dai danni. Uno studio cinese del 2026 ha rilevato che aggiungere probiotici (Lihuo, probiotico contenente diversi ceppi batterici) alla terapia standard migliora i sintomi di oltre il 36%, rispetto ai soli farmaci.

Mini-interventi endoscopici e chirurgia: per riparare la valvola anti-reflusso

Nei casi più impegnativi è però necessario ricorrere alle procedure endoscopiche o alla chirurgia.

Nel mirino del chirurgo e dell'endoscopista c'è lo sfintere esofageo inferiore, la ‘valvola' che separa, da un punto di vista anatomico e funzionale, lo stomaco dall'esofago. Quando questa ‘porta' si rilassa troppo (spesso a causa di un cattivo gioco di pressioni, causato dall'ernia iatale) e dunque non si chiude più bene, i succhi gastrici acidi possono risalire dallo stomaco, provocando bruciore e infiammazione a livello dell'esofago.

Per rinforzare questa barriera, si può ricorrere a nuove tecniche endoscopiche mini-invasive, senza bisturi. Tra queste, la TIF 2.0 (Fundoplicatio Transorale Incisionless), che ricostruisce la barriera anti-reflusso dall'interno, realizzando, senza incisioni chirurgiche, una valvola anti-reflusso alla giunzione gastro-esofagea. In alternativa, le procedure ARMS/ARMA (mucosectomia e ablazione mucosale anti-reflusso), che creano piccole cicatrici controllate, al fine di restringere la valvola anti-reflusso, nel punto di passaggio tra stomaco ed esofago. O infine, la tecnica ‘Stretta', che eroga energia a radiofrequenze sul muscolo dello sfintere esofageo inferiore e alla giunzione gastro-esofagea, provocando così un ispessimento e un rimodellamento del muscolo dello sfintere.

Se tutto ciò non dovesse funzionare, non resta che ricorrere al classico intervento chirurgico laparoscopico, la “fundoplicatio”.

La cura più semplice? Muoversi di più

Infine, per tornare allo studio cinese, che ha individuato nell'attività fisica regolare un'importante risorsa terapeutica, il messaggio più interessante di questa ricerca è che il reflusso non si combatte solo a suon di pillole (o bisturi). Dormire meglio, tenere sotto controllo il peso, ridurre l'ansia e fare esercizio fisico funzionano e dovrebbero dunque essere “prescritti” come parte integrante della terapia.

Secondo i ricercatori cinesi, per trattare al meglio il reflusso, non basta più limitarsi ai farmaci antiacido (o a soluzioni chirurgiche); serve un approccio più ampio e “multidimensionale”, che includa, ove necessario, anche un supporto psicologico contro ansia e stress, programmi di esercizio fisico e la collaborazione tra diversi specialisti.

Gli autori invitano però alla prudenza: lo studio in questione è stato condotto in una sola area geografica ed è di tipo osservazionale. Per confermarne i risultati e capire meglio i rapporti di causa-effetto tra attività fisica e miglioramento del reflusso gastro-esofageo, saranno necessari studi caso-controllo più ampi e di lunga durata.

Intanto però una cosa appare evidente: stomaco e cervello dialogano molto più di quanto immaginiamo. E a volte queste conversazioni lasciano il segno.

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