Reflusso: stress, chili in più e sedentarietà accendono il “fuoco” nell'esofago
Chi convive con il reflusso da molti anni e, in più, soffre anche di ansia, ha molte più probabilità di sviluppare una forma cronica e difficile da controllare.
di Mari Rita Montebelli
4' di lettura
I punti chiave
4' di lettura
Un bruciore di stomaco che non passa mai? Il colpevole potrebbe essere la malattia da reflusso gastro-esofageo. O, in termini più colloquiali, il “reflusso”.
È uno dei disturbi digestivi più comuni al mondo, che si manifesta come un “fuoco” insistente e doloroso che brucia dietro lo sterno ed è causato dalla risalita dei succhi gastrici acidi. Ma le cause non si limitano al “troppo acido”; anche il cattivo funzionamento dei muscoli dell'esofago, uno squilibrio del microbioma intestinale e un cattivo stato di salute della mucosa digestiva giocano un ruolo. Di solito i farmaci antiacido e gli inibitori di pompa protonica (PPI) riescono a controllarlo in modo efficace, ma non sempre. E in questi casi si parla di reflusso “refrattario”, cioè resistente ai trattamenti.
Ansia e stress: i veri alleati del reflusso
Per capire quali siano le cause delle forme refrattarie e le loro caratteristiche distintive, un gruppo di ricercatori cinesi del First Medical Center of Chinese PLA General Hospital di Pechino, ha studiato i pazienti seguiti presso 18 ospedali di Shanghai. E al termine di questa puntigliosa ricognizione sono giunti ad una conclusione: chi convive con il reflusso da molti anni e, in più, soffre anche di ansia, ha molte più probabilità di sviluppare una forma cronica e difficile da controllare. Ansia, stress e vita sedentaria possono avere dunque un ruolo decisivo nel trasformare il reflusso gastro-esofageo (GERD o MRGE) in una forma più ostinata e difficile da curare.
La buona notizia è che c'è anche un'insospettabile arma, efficace e peraltro low cost, per combattere questo fastidioso compagno di viaggio: il movimento. Fare attività fisica moderata per almeno un'ora e mezza a settimana, in questo studio è risultato associato ad un minor rischio di reflusso ‘resistente'.
Nuovi farmaci e probiotici: le cure 3.0
Sul fronte delle cure ‘tradizionali', i medici oggi possono utilizzare i farmaci tradizionali a diversi dosaggi (antiacidi o PPI), cambiare molecola o usare trattamenti più innovativi. Tra questi, il P-CAB (Potassium-Competitive Acid Blocker), come il tegoprazan, che sembrano più efficaci dei tradizionali PPI nei casi di esofagite erosiva grave. Nel recentissimo studio di fase 3 TRIUMpH-EE, presentato a inizio maggio alla Digestive Disease Week (DDW) 2026, il tegoprazan ha mostrato tassi di guarigione superiori rispetto al lansoprazolo, dopo otto settimane di trattamento, anche nei pazienti con forme gravi di malattia. Il farmaco è attualmente al vaglio dell'FDA per tre diverse indicazioni (trattamento della pirosi nella GERD non erosiva, trattamento dell'esofagite erosiva e terapia di mantenimento).

