Tutela ambientale

Api, vespe e farfalle: l’Italia si allinea all’Ue con il Dlgs 80/26

Tra le misure previste maggiore tutela per api e impollinatori e ripristino di ecosistemi agricoli e marini

di Anna Mulassano

Credits: Vladimir Srajber (Pexels)

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Più tutela per le api e gli altri impollinatori, come vespe e farfalle, e messa a dimora di nuovi alberi. Sono due delle novità previste dal decreto legislativo 80/2026, in vigore dal 31 maggio 2026, per la tutela della natura che adegua la normativa nazionale alle disposizioni del regolamento dell’Unione europea 2024/1991. Pubblicato in Gazzetta ufficiale il 16 maggio, il decreto mira inoltre a tutelare la biodiversità e a recuperare le condizioni ambientali degli ecosistemi marini. Da ultimo, la legge intende regolare i rapporti tra agricoltura e ambiente.

Il cronoprogramma

Il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica sarà competente per il ripristino degli ecosistemi terrestri, costieri e di acqua dolce secondo quanto stabilito dall’articolo 4 del Regolamento europeo. Entro il 2030 gli interventi dovranno essere svolti su almeno il 30 per cento della superficie totale degli habitat non in buono stato. Entro il 2040 almeno il 60 per cento dei territori dovrà aver ricevuto bonifica ed entro il 2050 il 90 per cento. Lo stesso ministero sarà poi titolare dell’azione in materia di pianificazione, costruzione ed esercizio degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, oltre alla loro connessione con la rete. Il dicastero guidato da Gilberto Pichetto Fratin dovrà, infine, occuparsi del ripristino della connettività naturale dei fiumi e delle funzioni naturali delle relative pianure alluvionali.

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Ripristino degli ecosistemi agricoli

Il ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste dovrà, invece, sovrintendere al ripristino degli ecosistemi agricoli, per rafforzarne la biodiversità. Nel periodo compreso tra il 18 agosto 2024 e il 31 dicembre 2030 dovrà registrarsi una tendenza all’aumento, a livello nazionale, di almeno due indicatori tra l’indice delle farfalle comuni, lo stock di carbonio organico nei terreni minerali coltivati e la percentuale di superficie agricola con elementi caratteristici del paesaggio con elevata diversità. Particolare attenzione dovrà poi essere prestata all’avifauna comune in habitat agricolo e al ripristino dei suoli organici a uso agricolo che costituiscono torbiere drenate. Il ministero guidato da Francesco Lollobrigida avrà, infine, il compito di ripristinare gli ecosistemi forestali per aumentarne la biodiversità. Nel periodo compreso tra il 18 agosto 2024 e il 31 dicembre 2030 dovrà registrarsi una tendenza all’aumento, a livello nazionale, di almeno sei indicatori su sette tra i seguenti:

- legno morto in piedi;

- legno morto a terra;

- percentuale di foreste disetanee;

- connettività forestale;

- stock di carbonio organico;

- percentuale di foreste dominate da specie arboree autoctone;

- diversità delle specie arboree.

Ecosistemi marini e nuovi alberi

I due ministeri opereranno congiuntamente per l’implementazione di quanto disposto dagli articoli 5, 10 e 13 del Regolamento europeo. L’articolo 5 regola il ripristino degli ecosistemi marini, da attuare progressivamente entro il 2050 su porzioni sempre maggiori dei tipi di habitat. L’articolo 10 intende migliorare la diversità degli impollinatori e invertire la diminuzione delle popolazioni al più tardi entro il 2030 per poi passare a una fase di aumento degli esemplari. Da ultimo, l’articolo 13 prevede la messa a dimora di tre miliardi di nuovi alberi a livello comunitario entro il 2030.

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